Riforma pensioni 2015/ Sale il numero degli iscritti ai fondi pensione. Ma in tanti non versano contributi

Riforma pensioni 2015: il presidente dell’Inps Tito Boeri ha stimato un costo potenziale di 8,5 miliardi derivante dall’applicazione della proposta Damiano-Baretta. 

11.06.2015 - La Redazione
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Tito Boeri (Infophoto)

Nella discussione sulla riforma delle pensioni che sembra verrà varata tra pochi mesi può essere utile dare un occhio ai fondi integrativi. La Covip ha infatti diffuso i dati relativi al 2014, in cui si evidenzia una crescita degli iscritti alle forme pensionistiche complementari, che sono ora 6,5 milioni, il 5,4% in più in un anno. Tuttavia è in aumento il numero di coloro che pur iscritti non hanno effettuato versamenti nell’anno, complice la crisi economica: si tratta di 1,6 milioni di persone. Stando alla Covip, escludendo coloro che non hanno effettuato versamenti, gli iscritti rappresentano il 22,3% di tutti gli occupati. Dunque solo meno di un quarto degli italiani sta pensando a integrare la propria pensione.

Carmelo Barbagallo, Segretario generale della Uil, torna a chiedere un confronto con le parti sociali sulla riforma delle pensioni. Il suo appello è rivolto a Giuliano Poletti e Tito Boeri. Ultimamente, infatti, sia il ministro del Lavoro che il Presidente dell’Inps stanno rilasciando diverse dichiarazioni sulle ipotesi che ritengono più opportune, quasi che fosse – evidenzia Barbagallo – in atto una trattativa tra loro due. Per questo il leader della Uil chiede a entrambi di incontrare i rappresentanti dei pensionati.

Tito Boeri torna a esprimere la sua contrarietà alla staffetta generazionale, gradita invece al ministro Poletti. Durante la sua audizione alla commissione Lavoro della Camera, il Presidente dell’Inps ha spiegato che si rischia di introdurre meccanismi “altamente distorsivi” (come per esempio l’ipotesi che il padre lasci il posto a un figlio) e di mettere un atto uno scambio difficilmente gestibile a livello di impresa. Pochi giorni fa Boeri si era limitato a dire di condividere il principio della staffetta generazionale, ma che sarebbe stato meglio lasciarla alla regolazione tra le parti a livello di contrattazione aziendale. Ora sembra invece arrivare una “stroncatura” più netta

Il Movimento 5 Stelle denuncia una “fregatura” contenuta nel decreto sui rimborsi ai pensionati varato dal Governo. Qualcosa di cui avete potuto già leggere su queste pagine, grazie all’articolo di Daniele Cirioli. In buona sostanza, chi andrà in pensione l’anno prossimo si ritroverà con una penalizzazione sul montante contributivo. Per questo i deputati pentastellati annunciano che faranno di tutto per cancellare dal decreto il passaggio che determina un danno per diversi lavoratori, in molti casi magari ignari di quello a cui rischiano di andare incontro. Tenendo conto che proprio dalle aperture sulla flessibilità che potrebbero arrivare in autunno nel 2016 potrebbero essere in tanti ad andare in pensione.

Tito Boeri, in audizione alla Camera dei Deputati, davanti alla commissione Lavoro, ha parlato di flessibilità in uscita, argomento chiave nell’ambito della riforma delle pensioni, dopo le parole di Renzi che ha annunciato modifiche alle norme della riforma Fornero, eccessivamente rigide, nella prossima Legge di Stabilità. Il presidente dell’Inps ha stimato in 8,5 miliardi di euro il costo potenziale derivante dall’applicazione della proposta Damiano-Baretta, che offrirebbe ai contribuenti di andare in pensione anticipata con una decurtazione dell’assegno pari al 2% per ogni di anticipo (con un anticipo massimo di 4 anni rispetto al raggiungimento dell’età pensionabile). Boeri ha precisato che la stima è stata effettuata considerando l’ipotesi estrema in cui tutti i lavoratori con i requisiti necessari decidessero di andare in pensione anticipatamente. Boeri, che entro la fine del mese dovrebbe rendere pubblico il progetto dell’Inps sul tema (in cui potrebbe essere contenuto l’introduzione del reddito minimo per gli over 55 usciti dal mercato del lavoro e lontani dal raggiungimento dell’età pensionabile), ha nuovamente criticato l’ipotesi di introduzione, per legge, della staffetta generazionale, ritenendola eccessivamente onerosa e distorsiva e sottolineando come la difficile situazione dei conti pubblici italiani derivi proprio dall’adozione di politiche di stampo simile. 

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