Riforma Pensioni 2015 / Flessibilità, ecco la soluzione per averla “a costo zero”

Per NINO GALLONI, una riforma delle pensioni che introduca la flessibilità si può avere compensando la riduzione dell’assegno con buoni acquisto o titoli di Stato a tasso zero

06.06.2015 - int. Antonino Galloni
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“Stiamo studiando un tema di staffetta generazionale per connettere l’entrata di giovani nel processo produttivo all’uscita di chi è vicino alla pensione”. Lo ha ribadito il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, intervenendo a un convegno promosso dalla Uil. Le modifiche alla norma sulle pensioni troveranno spazio all’interno della legge di stabilità 2016, prevedendo anche forme di flessibilità, anche se per il ministro “sarebbe stato meglio introdurla nel momento in cui è stata approvata la legge Fornero”. Ne abbiamo parlato con il professor Nino Galloni, membro effettivo del collegio dei sindaci dell’Inps.

Ritiene che introdurre forme di flessibilità pensionistica sia un fatto positivo?

Una volta abbracciato il sistema contributivo, va riconosciuto a ciascun iscritto qualunque versamento abbia fatto, a prescindere dal fatto che si tratti di un’anzianità di un mese, cinque anni o di una pensione piena. Dobbiamo riconoscere ai versamenti una valorizzazione e quindi superare completamente l’ostacolo che finora abbiamo avuto con un sistema che aveva confuso la previdenza e l’assistenza.

Il ministro Poletti ha anche proposto forme di staffetta generazionale. Lei è favorevole?

Per quanto riguarda la staffetta generazionale va sottolineato che a volte l’età e l’esperienza sono importanti, soprattutto nella Pubblica amministrazione. Mentre le aziende private, soprattutto nel settore industriale, talvolta vedono l’anziano come un peso. D’altra parte resta il problema di che cosa fare di un lavoratore over 55 se non ha maturato la pensione, per non parlare del fatto che questo può essere un freno all’assunzione dei giovani.

Com’è possibile rispondere a questi problemi?

Sicuramente è possibile studiare delle soluzioni che vadano verso il riconoscimento di un trattamento pensionistico anticipato, sia pure con delle penalizzazioni, ma tenendo conto del versato contributivo. In questo modo si consente al lavoratore anziano di scegliere liberamente, e nello stesso tempo si aprono delle prospettive per i giovani.

Quali sarebbero i costi della staffetta generazionale?

Si può portare il discorso del “senza oneri per lo Stato” sul terreno della contrattazione aziendale. Nelle banche per decenni si è usato prepensionare l’anziano e assumere il figlio. Ciò può essere fatto anche a prescindere dall’ambiente familiare e in termini di patto generazionale. Più è alta la pensione e prima va in pensione l’anziano, più il giovane ha la possibilità di avere un rapporto di lavoro stabile. Alla luce di queste problematiche, ci stiamo muovendo nella direzione giusta.

Quali oneri per lo Stato comporterebbe invece la flessibilità?

Si può fare sicuramente senza oneri per lo Stato, per esempio riconoscendo all’anziano che si prepensiona la differenza rispetto all’ammontare contributivo in buoni acquisto o in titoli di Stato a tasso zero. Un lavoratore anziano va in pensione prima, perde 200-300 euro rispetto a quella che sarebbe la pensione piena, ma riceve quella stessa somma in buoni acquisto che poi può utilizzare in determinati circuiti. Va quindi preparata questa sorta di moneta complementare pubblica.

 

Gli esodati chiedono la settima salvaguardia. Come va affrontata questa questione?

Qui c’è un vizio originario perché c’è stata una confusione nei dati fin dai tempi della Fornero. Il fatto che si ricorra di più a consulenti politici piuttosto che a funzionari di carriera può avere prodotto delle incomprensioni tra organi politici e tecnici rispetto alle conseguenze di determinate misure. Non ci si può quindi girare dall’altra parte, ma l’attuale governo sta cercando di venire incontro alle varie fasce di esodati. Se pian piano si riesce a farli rientrare tutti è un fatto positivo.

 

Ritiene che anche i sindacati abbiano le loro responsabilità?

Certo, l’errore fu fatto a suo tempo anche dai sindacati, perché quando si scriveva la clausola di accompagnamento per gli esodati bisognava precisare che questa valeva a condizioni di legislazione vigente. Nel momento in cui con la legge Fornero è cambiata la normativa, queste persone si sono trovate senza un lavoro né una pensione.

 

(Pietro Vernizzi)

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