RIFORMA PENSIONI 2015/ Fedriga: flessibilità senza tagli grazie a “Quota 100”

- int. Massimiliano Fedriga

Per MASSIMILIANO FEDRIGA, una riforma delle pensioni che superi la Legge Fornero è possibile, introducendo il sistema Quota 100. Così si avrebbe flessibilità, ma senza tagli agli assegni

Inps_PaveR439
Infophoto

«Se il presidente Inps, Tito Boeri, vuole colpire quanti hanno pagato regolarmente i contributi noi siamo assolutamente contrari. Vanno toccate solo le vere pensioni d’oro, cioè quelle dei grandi burocrati dello Stato che si sono visti riconoscere un aumento negli ultimi mesi di attività lavorativa per consentire loro di accedere a una pensione più elevata». Lo evidenzia Massimiliano Fedriga, deputato della Lega nord e membro della commissione Lavoro. Domani Boeri dovrebbe formalizzare la sua proposta per migliorare la flessibilità pensionistica, con il principale obiettivo di trovare soluzioni per le persone tra i 55 e i 65 anni che rimangono disoccupate.

Il ricalcolo con il contributivo per le pensioni più alte di cui aveva parlato Boeri può essere la soluzione?

Se Boeri come sembra vuole colpire quanti hanno pagato regolarmente i contributi, siamo assolutamente contrari. La Lega nord ha depositato un ddl per ricalcolare con il contributivo le pensioni al di sopra dei 5mila euro, e non dei 3mila come vuole Boeri. Ma soprattutto noi siamo contrari a colpire gli assegni delle persone che se li sono meritati pagando i contributi.  

Allora dove ritiene che si debba intervenire?

Noi siamo favorevoli solo a condizione che si vadano a toccare determinati privilegi previdenziali. Mi riferisco in particolar modo ai grandi burocrati dello Stato e agli alti gradi dell’Esercito, che si vedevano riconosciuto l’aumento di grado negli ultimi mesi dell’attività lavorativa.

Con quale obiettivo?

Dal momento che nel settore pubblico si calcolava la pensione rispetto all’ultimo stipendio percepito, in questo modo c’era un beneficio previdenziale che non corrispondeva a quanto era stato versato ed era soltanto una “furbata” per aumentare la pensione ad alcuni privilegiati. Lo stesso vale per i giudici della Corte costituzionale, che diventano tutti presidenti negli ultimi mesi di mandato. Sono queste le vere pensioni d’oro che vanno colpite, e non quelle di chi ha sempre pagato regolarmente i contributi.

Al di là delle proposte di Boeri, lei nel complesso come ritiene che vada affrontato il tema della flessibilità?

La soluzione ottimale per noi sarebbe l’abolizione totale della riforma delle pensioni Fornero. Ciò vorrebbe dire ritornare in un regime normale nel quale le persone possono andare in pensione a un’età congrua rispetto alla media europea. Prima della riforma Fornero l’Italia era infatti assolutamente nella media europea.

Oltre a voler abolire la legge Fornero, la Lega nord ha formulato anche delle idee propositive?

Per cercare di arrivare a una soluzione, abbiamo proposto come mediazione la cosiddetta “Quota 100”. Quando la somma dell’età anagrafica e di quella contributiva raggiunge cioè quota 100, una persona può andare in pensione senza penalizzazioni. La flessibilità però non può essere quella che intende il governo, e che consiste nell’andare a tagliare l’assegno a chi si ritira dal lavoro un po’ prima rispetto a quanto previsto dalla riforma Fornero. Quest’ultima soluzione vorrebbe dire ricattare i lavoratori e fare pagare loro la soluzione del problema.

 

Posto che la riforma Fornero è a costo zero, abolendola si creerebbe un ulteriore buco di bilancio?

L’aumento dell’età pensionabile ha rappresentato dei costi non indifferenti. La questione esodati sta costando decine di miliardi di euro. Ma soprattutto la riforma Fornero ha contribuito in modo determinante all’aumento della disoccupazione giovanile. Mi piacerebbe sapere tutto ciò quanto costa allo Stato dal punto di vista del welfare e dei mancanti introiti perché meno gente lavora. Se si facesse un ragionamento mirato alla crescita, e non semplicemente delle tabelle che vanno bene in astratto, si comprenderebbe che cambiare la legge Fornero non comporterà dei costi particolarmente elevati.

 

Al di là dell’entità, un costo comunque ci sarebbe. Voi dove andreste a reperire le risorse?

La Lega ha messo in campo diverse proposte per recuperare risorse, tra cui l’intervento sui costi standard che era stato approvato durante la scorsa legislatura e che è stato poi bloccato dai governi Monti, Letta e Renzi. Solo in questo modo sarebbero stati possibili recuperi per 20 miliardi. Stiamo inoltre raccogliendo le firme per una tassazione delle costruzioni che vale dai 2 ai 3 miliardi di euro. Con queste misure si riesce tranquillamente ad assorbire la revisione del sistema previdenziale in Italia.

 

(Pietro Vernizzi)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori