SINDACATI E POLITICA/ Sapelli: così i “corpi intermedi” possono ancora salvarsi

Al Meeting quest’anno si è affrontato spesso il tema dei corpi intermedi. Si è discusso anche della loro prospettiva e di sindacato. Ne abbiamo parlato con GIULIO SAPELLI

24.08.2015 - int. Giulio Sapelli
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Giulio Sapelli (Infophoto)

Al Meeting quest’anno si è affrontato spesso il tema dei corpi intermedi. Si è discusso anche della loro prospettiva e di sindacato. Ne abbiamo parlato con Giulio Sapelli, Docente di Storia economica all’Università degli Studi di Milano.

Qual è rispetto al momento storico che stiamo vivendo il ruolo dei corpi intermedi?

Il tema dei corpi intermedi oggi è in effetti centrale come il Meeting ha colto molto bene e non solo e non tanto per la questione della gestione del conflitto, ma soprattutto per il problema dell’ordine sociale. Molti in Europa, basta pensare alla Thatcher, hanno ritenuto che non c’è società civile che si articola nei corpi intermedi. Da un lato c’è lo Stato e dall’altro ci sono gli individui, come se l’ordine sociale potesse essere mantenuto da un leader dello Stato nel rapporto diretto con gli individui, come peraltro descritto bene già da Hobbes nel Leviatano. Ma questa fantomatica situazione non esiste in nessuna parte della terra! L’ordine sociale nella democrazia presuppone l’esistenza dei corpi intermedi, altrimenti è la giungla o la dittatura.

Quindi sono soggetti indispensabili per il nostro sistema di convivenza?

In Europa ci siamo cullati nell’idea di Henry Sumner Maine del passaggio da rapporti di status, basati su dipendenze da uomo a uomo “statiche”, prestabilite dall’ordine sociale, a rapporti stabiliti per contratto, limitati nel tempo: una concezione di società semplicemente come sommatoria di individui. L’evoluzione della società e degli ordinamenti condurrebbero dunque “dallo status al contratto”. Ma come ci ricorda Toennies, la comunità emerge sempre nella società nell’esigenza di rapporti personali, solidaristici, che mettono insieme le persone per loro libera e responsabile iniziativa. Il problema dello Stato è che ha bisogno dei corpi intermedi, perché sono le espressioni solidaristiche, mutualistiche a partire dalla famiglia che fondano la società e l’ordine sociale. E allora si capisce perché come ci ha ricordato papa Ratzinger questa crisi prima che economica è morale: perché rischia di non esserci più la comunità!

Qual è il problema principale dei corpi intermedi in Italia?

Un aspetto importante riguarda la crisi di rappresentanza nei corpi intermedi spesso in difficoltà su tre fronti: ricambio in generale, avere rappresentanti all’altezza delle sfide odierne; rappresentare al meglio le istanze dei propri soci e assumere nel contempo interessi generali. 

E qual è il ruolo dei Sindacati, vista anche l’endemica difficoltà dei partiti?

Oggettivamente i partiti sono in disfacimento e questo è un grave problema per la democrazia. Le prospettive del Sindacato sono centrali perché rimangono quali realtà intermedie che sono chiamate a difendere i deboli e in particolare i più deboli: anche qui la questione della qualità dei rappresentanti è centrale. Ma oggi i deboli vanno oltre le categorie sempre difese dai sindacati che sono oggi chiamati a cambiare. Per esempio, io proporrei di trasformare i sindacati dei pensionati in sindacati dei disoccupati, di chi ha perso il lavoro, dei nostri anziani. 

 

E guardando oltre i Sindacati?

Grazie al cielo in un mondo che predica il primato del profitto economico su tutto abbiamo in Italia molti esempi da guardare a partire proprio dal Meeting che è un riferimento esemplare, virtuoso di corpi intermedi che vivono sul volontariato o comunque non sul profitto, sullo spirito di servizio, per la comunità. 

 

(Walter Viola)

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