Riforma pensioni 2015/ Flessibilità, le penalizzazioni “aggiuntive” già in vigore

- int. Carlo Alberto Nicolini

Per CARLO ALBERTO NICOLINI, non è facile capire come finirà la diatriba su una riforma delle pensioni. Tuttavia la flessibilità nel pubblico non ha funzionato molto

Inps_ParcheggioR439
Infophoto

«Lo Stato ha dato mandato alla Pubblica amministrazione di prepensionare i lavoratori in sovrannumero con i vecchi requisiti, eppure la Pa è ancora inadempiente ma i sindacati non protestano. Significa che i lavoratori che desiderano andare in pensione prima sono poco numerosi. È qualcosa su cui dovremmo riflettere nel momento in cui si inizia a discutere di flessibilità pensionistica nel settore privato». Lo evidenzia Carlo Alberto Nicolini, avvocato e professore di Diritto all’Università di Macerata. 

Il governo sembra non avere ancora preso una decisione sulle pensioni. Come andrà a finire? Bisognerebbe avere la sfera di cristallo. Il problema è politico, e quindi se trovano la quadra dal punto di vista politico e finanziario riusciranno ad approvare la flessibilità pensionistica. Le ipotesi sono molte, tra le altre la riproposizione dell’Opzione Donna e la previsione di un abbattimento percentuale rispetto a quelli che sarebbero i normali calcoli della pensione. Tra l’altro non si tiene mai presente il fatto che se si va in pensione prima non c’è solo quell’abbattimento percentuale aggiuntivo ma anche quello che discende dalle regole già esistenti.

Come funzionano le attuali regole? Più si riduce l’età in cui si va in pensione, e più è basso il coefficiente di trasformazione. Quindi chi va in pensione prima, anche secondo le nuove regole, cumulerebbe sia il nuovo abbattimento, sia quello che gli deriva dall’andare in pensione con un coefficiente di trasformazione più basso. Se io secondo le regole esistenti vado in pensione a 64, 65 o 67 anni, già di default ho un diverso coefficiente di trasformazione.

L’ipotesi è di introdurre una penalizzazione fino a un massimo del 15%. Quali sarebbero le conseguenze? Sommando questo 15% al diverso coefficiente di trasformazione di cui parlavo prima, francamente non so se le persone che desidereranno andare in pensione anticipata saranno così numerose. Si tenga presente che oggi si va già in pensione con un pezzo di contributivo e un pezzo di retributivo. Quando si andrà soltanto con il contributivo le pensioni saranno ancora più basse. Si va verso un abbassamento del valore medio delle pensioni, computate con criteri normali, e a ciò si aggiungerà l’abbattimento del 15%.

In fondo non crede che nella platea dei lavoratori ci possano essere esigenze molto differenziate? Può darsi, però le fornisco un dato. Nel settore pubblico dalla spending review in poi hanno riaperto i termini per fare pensionare i lavoratori con i vecchi requisiti. Bisognava infatti individuare le posizioni in sovrannumero, perché si volevano tagliare i ruoli delle amministrazioni, e per raggiungere questo obiettivo si è scelto prepensionare tutti i lavoratori pubblici che erano in sovrannumero.

Com’è andata a finire?

Se i lavoratori pubblici avessero avuto un effettivo interesse a ritirarsi dal lavoro, c’era da aspettarsi una corsa al prepensionamento. In realtà le pubbliche amministrazioni sono inadempienti rispetto a questa indicazione della legge, i prepensionamenti non sono attuati eppure i sindacati non stanno facendo particolare rumore. Significa che non c’è un gran numero di lavoratori che vuole andare in pensione prima.

 

Nel momento in cui il governo vuole tagliare Tasi e Imu, è possibile trovare anche i soldi per le pensioni anticipate?

Questo è un altro grosso problema. Il criterio è molto complesso, perché occorre capire quanto costi la riforma nel momento in cui entra in vigore e quando andrà a regime. In altre parole è necessaria una proiezione di medio-lungo periodo. Anche questo è un aspetto da tener presente.

 

(Pietro Vernizzi)





© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori