IL CASO/ La scuola “alla tedesca” che aiuta a trovare lavoro

- Massimo Ferlini

In Italia esistono casi virtuosi di formazione professionale. Per MASSIMO FERLINI da questi esempi si può partire per favorire e aumentare l’occupazione giovanile

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Concorsi pubblici, Immagine di repertorio (Foto: LaPresse)

La Fondazione Et Labora, che ha sedi a Bergamo, Milano, Roma e Firenze, si occupa di intermediazione fra domanda e offerta di lavoro. Nata per operare in Lombardia con il sistema dote come agenzia per il lavoro accreditata, ha sviluppato e sperimentato qui molti percorsi di politiche attive poi adattate ai vincoli legislativi delle altre regioni. La fondazione fa parte di un gruppo la cui attività principale è la formazione, partendo dalla formazione professionale in diritto-dovere fino a organizzare Ifts per diplomi professionali.

Incontrando molte aziende per cercare sbocchi occupazionali per le persone di cui si è fatta carico, si è più volte scontrata con la richiesta di profili professionali che non corrispondevano a nessuno dei percorsi formativi canonici. Come si sa l’impresa cerca in tempi rapidi profili corrispondenti alle sue esigenze, senza accorgersi di essere una potenziale sede formativa. Così il tema di vacancy non coperte da un’offerta di lavoro corrispondente non trovava soluzione.

Intestardendosi a voler mettere assieme le parti e sviluppare così nuova occupazione per coloro che la cercano e non solo per favorire la mobilità di chi un lavoro lo ha già, i nostri amici hanno provato a proporre alle imprese di accettare la sfida formativa. Non potevano dare subito candidati con il profilo professionale richiesto, ma, venendo da esperienze formative e avendo a disposizione opportunità nel settore, hanno ribaltato la questione e proposto di formare le figure professionali richieste non introvabili. Sono nati così percorsi di pre-attivazione concordati fra impresa e formatori finalizzati a definire come portare a qualifiche di base o di livello più alto quei disoccupati che erano disponibili a seguire un percorso che permetteva di acquisire nuove competenze e qualifiche tali da inserirsi in un nuovo percorso lavorativo.

Nello sviluppare il loro metodo sono entrati in rapporto con un grosso gruppo tedesco del commercio. La nazionalità ha la sua rilevanza. La Germania è la patria del sistema duale, ossia di quei percorsi di formazione professionale che assicurano i migliori percorsi scuola-lavoro e che fanno sì che sia il Paese con meno dispersione scolastica e meno Neet, ossia quei giovani che sono fuori sia da percorsi formativi che dal lavoro.

La miscela di opportunità ha fatto crescere prima un’ipotesi di lavoro, poi con la nuova riforma dell’apprendistato di primo livello un vero e proprio sistema che replica il modello di percorsi scuola-lavoro mutuato dal modello tedesco e che è in corso di sperimentazione anche in Italia dopo il Jobs Act. Si è così programmato per i giovani che finiscono percorsi formativi al terzo, oppure al quarto o quinto anno dei percorsi professionali, di svolgere tirocini lavorativi in azienda, definire la scelta della professione e quindi iniziare, ancora in carico alla formazione, un percorso di apprendistato con l’ottenimento della corrispondente qualifica professionale.

La scuola non è più solo un insieme di classi definite, ma opera per aree formative. Alle materie di base generali seguono percorsi concordati di formazione in aula con il coinvolgimento diretto dell’impresa e l’avvio, crescente, di formazione direttamente nell’impresa. L’esperienza è stata talmente positiva che le qualifiche professionali acquisite sono state validate sia per l’Italia che per la Germania. A fine mese, con una cerimonia presso l’Ambasciata della Repubblica Tedesca, sarà sancito l’accordo e il ministro del lavoro, Poletti, promuoverà così un’eccellenza dei percorsi scuola-lavoro italiana con validità sovranazionale.

L’esperienza di Et Labora, indica una possibile strada di crescita per un settore che in Italia è in ritardo. Abbiamo un grave problema di disoccupazione giovanile e un rapporto scuola-impresa che non si è mai sviluppato avendo al centro le esigenze di chi cerca opportunità di lavoro ed è disposto a qualificarsi per le posizioni lavorative che restano scoperte nei vari settori produttivi.

Ciò che però emerge è che non tutta la formazione è uguale. Eccellenze come quella citata sono nate solo in quelle regioni che hanno scommesso sulla possibilità di una formazione sussidiaria e sulla autonomia degli Iefp che pongono al centro del loro operare la valorizzazione dei talenti presenti in tutti i giovani.

Le regioni che hanno permesso e sostenuto la crescita di una offerta di formatori di questo tipo sono poche. La prevalenza è stata quella di modelli dirigistici dove è l’assessorato regionale a decidere i percorsi che vengono ritenuti utili. Così, anche quando escono alcuni corsi funzionanti, spesso organizzati direttamente dalle imprese e concessi dalla politica (come il caso Ducati in Emilia Romagna), non si sviluppa comunque un sistema di relazioni fra formatori e sistema delle imprese. Solo il crescere di tali reti permette di far aumentare sul nostro territorio, caratterizzato da poche grandi imprese e da molte imprese di piccole dimensioni, un collegamento fra esigenze del sistema produttivo e percorsi formativi adeguati, ossia un sistema duale capace di attecchire e riprodursi anche con le particolarità del sistema industriale italiano.

Dobbiamo partire dalle eccellenze che sono cresciute nel corso di questi primi anni di avvio del rapporto fra formazione professionale e rappresentanze aziendali. Il passo avanti è però assicurare le condizioni politiche e di sostenibilità perché il modello sia replicabile su tutto il territorio nazionale e diventi un pilastro essenziale del nuovo modello di servizi al lavoro introdotto con il Jobs Act per rispondere strutturalmente alla disoccupazione giovanile.

A ciò si aggiunga che a sviluppare le eccellenze formative rivolte ai giovani sono strutture che pongono al centro del loro agire la valorizzazione della persona e che ritengono il lavoro la relazione fondamentale del percorso educativo. Chi abbandona la scuola esprime spesso un rifiuto per un luogo incapace di fare emergere i talenti di ciascuno. Solo partendo da una scommessa sulle capacità di questi giovani è possibile riportarli ad avere una coscienza di sé che è la base dell’occupabilità nella vita.

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