SPILLO/ I “furbetti del precariato” aiutati dallo Stato

Un’inchiesta dell’Espresso fa emergere il precariato contrattuale e salariale in Italia. GERARDO LARGHI ci aiuta a inquadrare meglio questo fenomeno non marginale

06.08.2016 - Gerardo Larghi
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Giuliano Poletti (Lapresse)

Una volta c’era il tormentone dell’estate, ed erano canzonette assai orecchiabili, ma che magari non avevano, diciamo, contenuti particolarmente memorabili. In questa bella estate 2016, invece, un valente giornalista dell’Espresso ha scoperto, in un’indagine di cui ha dato resoconto in questi giorni sul suo settimanale, che in Italia esiste il “precariato acrobatico”, cioè il precariato contrattuale e salariale.

Secondo questa ricerca, numerosissimi sarebbero i dipendenti che verrebbero ricattati dai loro datori di lavoro e che, a fronte di contratti più o meno regolari, sarebbero costretti ad accettare nella realtà salari inferiori, ovvero pagati con ticket e buoni pasto, o ancora con scontrini, o con scambi-merce, e via discorrendo. Per non citare chi, a fronte di contratti di 40 ore settimanali, è obbligato a fare 50/60 ore di lavoro. Insomma, un sottobosco pieno di amare sorprese, denso di imprenditori furbi e pronti a tutto per risparmiare sul costo lavoro, decisi a sfruttare i loro collaboratori, che tacerebbero, anche quando se ne andassero da quell’impiego, per paura di non trovare un’altra occupazione o di qualche rivalsa e rivincita.

Si tratta di un quadro credibile? Sì. In effetti, il mondo del lavoro è pieno di cause legali, di richieste di regolarizzazione di posizioni assicurative, di procedure legali per recupero crediti (cioè salari non pagati, tredicesime rinviate, ferie non godute, Tfr rinviati sine die). Questo sarebbe dunque il “precariato acrobatico”? Boh, il tema è troppo serio per circoscriverlo con un bel nome, per delimitarlo con qualche caso pescato qua e là in Uffici Vertenze sindacali e per farne un pezzo, come si dice nelle redazioni, “di costume”. O meglio di malcostume.

L’esperienza quotidiana di chi fa sindacato, ma anche di uno qualunque tra i numerosissimi avvocati giuslavoristi che navigano nel mercato delle cause, conferma che tantissime sono le infrazioni. Molte delle quali legate al tentativo di imprenditori senza scrupoli, di sfruttare le persone. Molte legate, però, anche a un sistema che sembra costruito apposta per non funzionare. Perché in uno Stato moderno esistono dei fondamentali che reggono l’intera impalcatura e senza i quali la convivenza pacifica è semplicemente impossibile.

Uno di questi fondamentali sono delle leggi chiare, brevi, concise, scritte in modo tale che chiunque le possa anzitutto intendere per poi applicarle. La legge non ammette ignoranza, ed è giusto, ma provate a leggere una legge (scusate la figura retorica) e a capirla! Chi sgarra, però, deve sapere che corre il rischio, serio, concreto, quotidiano, di essere scoperto e, una volta scoperto e nei casi di specie evocati prima, di pagare multe salatissime, di farsi chiudere l’esercizio, di non poter più operare, di dover reintegrare i malcapitati dipendenti e via discorrendo.

Domanda retorica per i nostri 24 manzoniani lettori estivi accaldati: è così da noi? Cioè in Italia, in un sistema che ha una produzione legislativa degna di un’impresa cinese di manufatti, vigono la chiarezza del diritto, la certezza del controllo, la sicurezza della pena, la ferra applicazione delle sanzioni? Oppure siamo in una comunità nella quale le leggi per essere intese dalla gente sono tali da dover prima passare al vaglio di esperti di comunicazione in scrittura cuneiforme, per poi essere sottoposte a valanghe di sentenze creative, e infine per essere ridotte a qualche approssimativo titolo di giornale?

Diciamo questo non per discolpare i delinquenti, ma perché, ad esempio, i voucher, nati come forma di semplificazione dei compensi, sono ben presto divenuti moneta corrente. Italiani furbi o una legislazione farraginosa, complicata, anche in materia di assunzioni, che convince spesso persone già di loro predisposte alla “furbata”, a trovare una qualunque scorciatoia? O ancora. Certificato che c’è chi paga (quando paga), con i voucher anche quando non dovrebbe. Bene: ma dove sono gli ispettori dell’Inps e del ministero del Lavoro? Meglio: quanti sono gli ispettori, quali controlli fanno, dove li fanno, come li fanno? Sono messi davvero nella condizione di assicurare la comunità circa il rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori dipendenti e autonomi?

O avanti. Una volta beccati, a questo punto più per fortuna che per altro, i delinquenti (letteralmente: coloro che delinquono), costoro quali probabilità hanno di cavarsela con poco, o con sanzioni adeguate ma assunte con tempi di applicazione biblici, o infine (quando del caso), con pene pesanti e applicate in fretta ma con risultati evidenti? Tradotto: quante sono le società intestate a persone di comodo, nullatenenti, parenti lontani ultracentenari, quando non a senza fissa dimora o a stranieri emigrati compiacenti? Da queste società, da questi esercizi, da questi datori di lavoro, si ricaverà poco, i dipendenti potranno recuperare al limite qualche briciola di quanto loro dovuto, ma essi continueranno impuniti. Ricordiamo solo il caso del proprietario di un importante giornale che qualche anno fa fu condannato a pagare una pesantissima sanzione (per altre cause che non quelle di lavoro, ma poco importa, qui e ora), e al quale nulla risultò intestato…

Infine un’ultima considerazione. Siamo o non siamo nello Stato che paga i Tfr dei propri dipendenti dopo due anni dalla fine del rapporto di lavoro (e il Tfr è salario: differito, ma sempre salario…), che rinvia il rinnovo dei contratti di lavoro senza nemmeno discuterli, che fa scadere i rinnovi economici biennali dei propri “collaboratori” senza neppure avvisarli, che paga i propri fornitori, quando va bene e li paga in fretta, a non meno di 180 giorni, che perde le pratiche nei meandri della burocrazia, che richiede a ogni suo cittadino valanghe di certificati sui quali impone quelle piccole tasse che sono i valori bollati, che a chi ha meno (gli “incapienti”, coloro che hanno un reddito sul quale non si pagano imposte), impedisce anche di scaricare dalle tasse quel poco che questi possono spendere, che considera la pensione di reversibilità degli orfani come un reddito e quindi non versa gli assegni familiari per quei bambini, che blocca le pensioni più basse ma su quelle alte non riesce a far pagare un po’ più di tasse?

Beh, se siamo in uno Stato così, la domanda da farsi è: ma sono gli italiani che sono dei furbetti e approfittatori o è colpa di un sistema fallace e fallito? Risposta non c’è o forse, chi lo sa, nel mezzo starà. Per intanto però una cosa è certa: se anche i giudici sono lenti e la giustizia un po’ barocca, esistono in Italia valanghe di uffici vertenze sindacali ai quali potersi rivolgere per provare a far valere il proprio diritto a un compenso equo e a un lavoro giusto e umano! E questo è già un bene. Ricominciamo quindi dal positivo.

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