RIFORMA PENSIONI 2016/ Simonetti (LN): no allo “scandalo” dell’Ape, sì a Quota 100

Per ROBERTO SIMONETTI, la riforma delle pensioni proposta dal governo costringe chi ha lavorato per 41 anni ad accendere un mutuo ventennale. Meglio dunque Quota 100

16.09.2016 - int. Roberto Simonetti
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Il 21 settembre governo e sindacati si incontrano per discutere le nuove misure in tema di pensioni che saranno introdotte nella legge di bilancio. La misura principale sul tavolo delle pensioni è l’anticipo pensionistico (Ape), che consente di andare in pensione a 63 anni anziché agli attuali 66 anni e sette mesi, a condizione di stipulare un’assicurazione pensionistica con le banche. Al centro del dibattito anche la ricongiunzione dei contributi e la quattordicesima per i pensionati. Cisl e Uil sono tendenzialmente favorevoli, mentre la Cgil ha espresso la sua contrarietà in quanto mancano misure a favore dei lavoratori precoci. Intanto il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, ha annunciato un referendum contro l’Ape, spiegando: “Faremo tutto quello che è possibile, anche a livello di iniziative popolari e referendarie, per fermare questa truffa”. Ne abbiamo parlato di pensioni e Ape con Roberto Simonetti, deputato della Lega Nord, segretario della commissione Lavoro alla Camera ed ex presidente della Provincia di Biella.

Che cosa ne pensa delle proposte sul tavolo del confronto governo-sindacati sulle pensioni?

Quello che vediamo per noi è decisamente insufficiente. L’anticipo pensionistico (Ape) non è una riforma della legge sulle pensioni, bensì una nuova tipologia di ammortizzatore sociale. Le uniche categorie che non saranno penalizzate, e che quindi utilizzeranno l’Ape, sono infatti i disoccupati di lungo periodo. Al posto di utilizzare il diritto di indennità alla disoccupazione noto come Naspi, chi è senza lavoro sarà mandato in pensione prima. Lo stesso varrà anche per i lavoratori con un familiare disabile, rispetto a cui c’è una casistica delicata sulla quale è giusto intervenire.

Che cosa accadrà ai lavoratori precoci?

Sarà complicato spiegare ai lavoratori precoci che oltre ai 41 anni di contribuzione devono pagare un mutuo per accedere al sistema pensionistico tre anni prima. Il nodo gordiano dell’Ape è questo. Tutti gli altri lavoratori hanno penalizzazioni che arrivano fino al 25%: è un’indecenza che grida vendetta.

Lei come ritiene che vada sciolto questo nodo gordiano?

La Quota 100 proposta da Cesare Damiano avrebbe dei costi che si aggirano intorno ai 5 miliardi, e sarebbe risolutiva. Con le misure proposte dal governo Renzi si spendono di fatto 600 milioni per la flessibilità e 2,5 miliardi per tutto il pacchetto legato al mondo pensionistico, ma non si risolve il problema. Un conto è se il governo intende fare una mera propaganda politico-elettorale in funzione del referendum costituzionale, con un maquillage pensionistico la cui unica finalità è quella di risalire la china dei consensi e annebbiare il giudizio dell’opinione pubblica. Ma se volesse davvero risolvere il problema, basterebbe mettere sul piatto 5 miliardi di euro e approvare Quota 100. Quest’ultima misura prevede penalizzazioni che sono tra un terzo e un quarto di quanto sta proponendo il governo.

Matteo Salvini ha detto di essere pronto a un referendum contro l’Ape. Su quali basi?

L’Ape non piacerà ai lavoratori che a 63 anni dovranno accendere un mutuo ventennale sul quale pende la spada di Damocle di un’assicurazione che deve garantirne la solvibilità e che deve poi essere inserita nell’eventuale reversibilità. Noi della Lega Nord abbiamo sempre detto che andremo al governo e il primo atto che compiremo sarà rimuovere la legge sulle pensioni che porta il nome di Elsa Fornero. Al suo posto vareremo la pensione a 63 anni, in modo da poter dare maggiori diritti ai lavoratori.

 

Quindi lei è a favore o contro il fatto di indire un referendum sulle pensioni?

Facciamo prima ad andare al governo piuttosto che indire un referendum. Immagino quindi che quella di Salvini sia una grande proposta per rafforzare la nostra posizione di netta contrarietà a quanto il Pd sta sostenendo da almeno quattro anni. Quando nel 2011 la legge sulle pensioni fu calata nel parlamento italiano su volontà dell’Ue, uno dei pochi gruppi che non la votarono fu proprio la Lega Nord. Ricordo che tra quanti votarono sì dopo appena una settimana di lavori parlamentari ci furono anche Forza Italia e Pd.

 

Al tavolo del 21 settembre è possibile che si trovi una soluzione per i lavoratori precoci?

Io lo spero. Esattamente un anno fa, il 15 settembre 2015, la Lega Nord occupava i banchi del governo in coincidenza con l’incontro al ministero dell’Economia per chiedere che si modificasse la legge sulle pensioni. È passato un anno e ne stiamo ancora discutendo. Se porteremo a casa un risultato sui lavoratori precoci il merito non sarà della Cgil, ma di tutto un sistema che si è contrapposto alla legge sulle pensioni fino a portare alla maturazione di un clima politico e sociale che spinge chi ha delle responsabilità a dover decidere.

 

(Pietro Vernizzi)

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