SCUOLA-LAVORO/ Come evitare che l’alternanza diventi sfruttamento

Venerdì si è celebrata la manifestazione contro l’Alternanza scuola-lavoro. Rispetto alla quale si evidenziano poco gli errori di alcuni studenti e docenti, dice FRANCESCO GIUBILEO

15.10.2017 - Francesco Giubileo
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Maturità, anche educazione civica all'orale (Foto: LaPresse)

Venerdì si è celebrata la manifestazione contro lo strumento dell’Alternanza scuola-lavoro, introdotta in Italia dalla Riforma Moratti e rafforzata con la “Buona Scuola”. Lo strumento è un modello “educativo” di transizione scuola-lavoro, che dovrebbe in pratica trasmettere alcune competenze, modelli organizzativi, capacità relazionali del mondo del lavoro all’interno della scuola.

L’iter per realizzare un progetto formativo/educativo di alternanza è relativamente complesso, necessita da parte delle istituzioni scolastiche di un responsabile organizzativo e la scuola ne è direttamente responsabile, soprattutto nei casi in cui l’attività consiste in un tirocinio curriculare presso un’azienda.

Non entro nei dettagli tecnici dello strumento, piuttosto va sottolineato che con l’obbligatorietà di realizzare questa attività di “alternanza” nei confronti di tutti gli studenti delle istituzioni scolastiche superiori, queste spesso ricorrono a qualsiasi “opportunità” offerta loro pur di raggiungere il “monte-ore” necessario (200 ore per i licei, 400 per gli istituti tecnici/professionali). Tale situazione finisce per favorire percorsi di “alternanza” che con l’educazione c’entrano pochissimo. 

Come al solito si accusa il “Governo” di non aver investito abbastanza, ma sul piatto il precedente esecutivo di Renzi aveva messo oltre 100 milioni di euro, inoltre ogni anno il Miur pubblica diversi bandi (piuttosto generosi in termini economici) per realizzare progetti di alternanza innovativi. A ciò si aggiungono le centinaia di convenzioni tra il Miur, associazioni di categoria e multinazionali che spesso mettono ulteriori progetti sul tema.

L’esperienza di alternanza, spesso “enfatizzata” negativamente nelle cronache, non va generalizzata. Sono presenti tanti progetti “pazzeschi”, vale la pena citare quelli di Bosch o Ducati; certo ancora oggi in Italia non è decollata a pieno quella responsabilità sociale in capo alle imprese, soprattutto se Pmi, nel comprendere il valore di questo strumento e su questo le istituzioni pubbliche e sociali sono chiamate a esercitare il loro ruolo. Tuttavia, se l’esperienza dell’alternanza è negativa, la responsabilità è da attribuire a due soggetti. Il primo sono gli organi deputati a gestire l’attività all’interno della scuola (dirigente, responsabile organizzativo e tutor interno), perché spetta a loro comprendere se quell’esperienza è ascrivibile ai concetti educativi richiamati nella “Buona Scuola”: se il tirocinio si presenta come una forma di “sfruttamento” è loro compito interrompere l’attività e sviluppare modelli alternativi, anche ad esempio attraverso il ricorso all’impresa simulata, visite in azienda o attività di orientamento al mercato del lavoro.

Il secondo soggetto responsabile dell’esito dell’alternanza è lo studente stesso. Non è compreso nel termine “sfruttamento” il concetto che l’Alternanza scuola-lavoro intende trasmettere, ovvero un primo fondamentale principio che in futuro tutti gli studenti dovranno affrontare: il mercato del lavoro non è un pacchetto formativo dell’istituzione scolastica o uno strumento “chiavi in mano” in cui il ragazzo si trova a seguire cose preconfezionate. L’Alternanza scuola-lavoro è prima di tutto un timido tentativo di introdurre un modello meritocratico (simile ai crediti formativi presenti nei paesi anglosassoni), dove l’esito di un bel progetto di alternanza parte dall’impegno dello stesso studente nel trovare l’azienda o la professione adatta e coerente con il suo indirizzo scolastico, seguire l’iter con i docenti per l’avvio del tirocinio curriculare e sfruttarne al massimo le conoscenze trasmesse. In altri termini: non vuoi essere sfruttato a fare “fotocopie” o “portare caffè”? Caro il mio studente, inizia a correre e cerca un progetto di alternanza migliore, perché domani il mercato del lavoro nel 99% dei casi ti chiederà proprio questo.

La ricerca e la possibilità di realizzare un buon progetto di alternanza sono gli elementi educativi (forse tra i più importanti) di questo strumento ed è triste che molti studenti non abbiamo compreso tale concetto, ma la cosa più terribile che in alcuni casi non sia stato compreso neppure dai docenti (soprattutto dei licei). 

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