GIOVANI E LAVORO/ Il contratto per combattere la disoccupazione

La Commissione europea ha avanzato una proposta di quadro europeo a sostegno dell’apprendistato. Per l’Italia è un’occasione importante, dice MASSIMO FERLINI

16.10.2017 - Massimo Ferlini
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La Commissione europea ha avanzato una proposta di quadro europeo a sostegno dell’apprendistato. Con questa iniziativa (il documento dovrà essere discusso dagli Stati e adottata poi dal Consiglio europeo) si intende sviluppare un sistema di regole comuni entro cui sostenere e sviluppare il sistema di apprendistato come percorso privilegiato per l’accesso dei giovani al lavoro. Dopo l’esperienza di Garanzia Giovani, primo programma comune di sostegno all’occupazione giovanile, l’Europa torna a fare sentire la sua voce a sostegno delle politiche positive per combattere la disoccupazione giovanile.

Con l’intervento sull’apprendistato si intende promuovere in tutti gli stati un percorso di formazione-lavoro che vede impegnate le imprese e gli apprendisti in un quadro di regole comuni. Come sottolineato nel documento preparato dalla Commissione per il dialogo sociale, l’apprendistato come sviluppo della formazione professionale si è rivelato lo strumento più efficace per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro.

Venendo al merito del documento, il testo quadro fissa sette criteri riferiti alle condizioni di apprendimento e di lavoro: contratto scritto, verifica risultati di apprendimento, supporto pedagogico, elementi e caratteristiche del posto di lavoro, retribuzione e/o compenso, protezione sociale, condizioni di lavoro e condizioni di salute e sicurezza. Il documento elenca poi sette criteri relativi alle condizioni quadro: quadro di regolamentazione, partecipazione delle parti sociali, sostegno alle imprese, percorsi flessibili e mobilità, orientamento professionale e sensibilizzazione, trasparenza, assicurazione qualità e monitoraggio dei percorsi di carriera.

Come si vede si fissano paletti generali tali da assicurare che di lavoro si tratta, quindi con tutte le tutele degli altri lavoratori, ma anche la valorizzazione e semplificazione della parte formativa prevista. Le differenze di legislazione e di tradizione che caratterizzano i diversi stati membri fanno sì che non si possa andare oltre la descrizione in termini generali dei punti fondamentali che devono caratterizzare i contratti di apprendistato.

È però da sottolineare l’importanza che la scelta europea di proporre un quadro comune per l’apprendistato riveste nell’ambito delle politiche del lavoro per i giovani. Già nella riflessione fatta in occasione dell’avvio di Garanzia Giovani, l’Europa sottolineava, a proposito dei neet, come questo fenomeno denunciasse una diffusa difficoltà nei percorsi di transizione scuola-lavoro. Solo i paesi dove era diffuso il sistema duale di formazione professionale registravano dati migliori nella disoccupazione giovanile e un numero di neet più contenuto.

Al di là delle analisi sociologiche che cercano di spiegare le differenze esistenti fra i giovani dei diversi paesi, si raccomandava di avviare percorsi di formazione professionale e di sperimentare il sistema duale per avvicinare i giovani al lavoro e creare percorsi formativi per professioni che non trovavano nei cicli scolastici tradizionali nessuna offerta formativa. In questi anni diversi paesi hanno seguito il consiglio lanciato dall’Europa. Anche in Italia si è proceduto con interventi finalizzati a sviluppare percorsi di formazione e inserimento lavorativo professionalizzante. La riforma dell’apprendistato ha permesso di semplificare l’utilizzo di questo contratto per l’inserimento lavorativo. In particolare ha reso utilizzabile l’apprendistato di primo livello che ha permesso percorsi qualificanti a partire dai più giovani.

I percorsi di apprendistato professionalizzanti successivi al primo livello sono diventati così una reale alternativa ai percorsi scolastici tradizionali per chi vuole comunque arricchire le proprie competenze con un percorso di alternanza scuola-lavoro. A ciò è stata affiancata la sperimentazione del sistema duale di percorsi di formazione professionale che vedono però una collaborazione costante scuola-imprese. I giovani hanno così percorsi formativi in aula alternati con periodi di inserimento lavorativo. Formazione on the job e formazione teorica permettono di portare alla crescita di professionisti in professioni ove mancava una formazione adeguata alla richieste del mercato del lavoro.

I risultati di questi ultimi anni confermano che la strada tracciata da sistema formativo duale e facilitazioni all’eccesso del contratto di apprendistato hanno trovato sia presso i formatori che presso le imprese un buon successo. La proposta quadro avanzata in sede europea può quindi essere per l’Italia l’occasione per portare all’attenzione degli altri paesi partner i buoni risultati delle scelte operate negli ultimi anni. Può essere altresì occasione per una prima riflessione su quanto serve ancora per rafforzare il nostro modello all’interno del Paese.

In primo luogo, le best practices di alcune regioni dovrebbero diventare base per fissare dei livelli minimi di servizio da stabilire a livello nazionale. Senza invadere la sfera delle competenze delle Regioni dovremmo avere il coraggio di far prevalere il diritto al lavoro dei giovani. Inoltre, la sperimentazione operata sul sistema duale dovrebbe finire per divenire uno strumento permanente delle politiche di formazione e lavoro del Paese sotto la regia del ministero del Lavoro. Infine, potrebbe essere occasione per le parti sociali per aprire un dibattito complessivo mettendo al centro l’obiettivo di fare diventare il quadro dell’apprendistato il contratto per l’inserimento lavorativo dei giovani. Superare così gli abusi connessi ai contratti di stage e tirocinio che si sono dimostrati deboli nelle tutele e nei diritti dei giovani lavoratori e aprendo una nuova stagione di contratti di lavoro che favoriscano l’inserimento dei giovani al lavoro senza penalizzazioni.

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