Riforma pensioni/ La Legge Fornero avvicina Berlusconi e Salvini (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni ultimissime. La Legge Fornero avvicina Berlusconi e Salvini. Tutte le novità e le news sui principali temi previdenziali di oggi, 13 novembre

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LA LEGGE FORNERO AVVICINA BERLUSCONI E SALVINI

Anche Silvio Berlusconi critica la Legge Fornero. Intervistato dal Quotidiano Nazionale, il leader di Forza Italia ha infatti detto che “riscrivere la Fornero è assolutamente necessario: è una legge nata in modo frettoloso, illogica e viziata da gravi iniquità, che ha creato situazioni insostenibili”. Parole che aiutano l’alleanza con la Lega. Matteo Salvini aveva infatti più volte avuto modo di dire che considerava la riforma delle pensioni il primo punto del suo programma di Governo e che un’alleanza con l’ex Premier sarebbe stata condizionata dalla scrittura di un programma comune. Con questa mossa Berlusconi sembra quindi voler condividere la posizione della Lega Nord sulla Legge Fornero, rendendo quindi più vicina l’alleanza con il Carroccio. Il quale dal canto suo non dovrebbe avere problemi a condividere l’idea di portare le pensioni minime a 1.000 euro come ha promesso più volte di voler fare Berlusconi.

I DUBBI DELLA CGIL

Siamo arrivati al round finale del tavolo tecnico tra Governo e sindacati sull’età pensionabile. La Cgil ritiene però che le stime dell’esecutivo sulla platea dei lavoratori che verrebbero “esentati” dall’incremento a 67 anni dell’età di pensionamento siano sovrastimate. Come riporta Ansa, infatti, Roberto Ghiselli ha spiegato che se nel 2016 sono state meno di 60.000 le pensioni di vecchiaia liquidate, è difficile immaginare che le platee rappresentino circa un terzo di questa cifra come detto dal Governo. Per questo la richiesta dei sindacati è di ampliare la platea di “esentati”. Inoltre, il Segretario confederale della Cgil chiede “anche un stop all’aumento degli anni di contributi necessari per la pensione anticipata. Nel 2019 arriverebbero per gli uomini a 43 anni e tre mesi, davvero troppi”. Una richiesta che troverà senza dubbio d’accordo i lavoratori precoci.

MINISTRO MARTINA, “RINVIAMO L’AUMENTO DELL’ETÀ PENSIONABILE”

Dopo i sindacati è un membro importante del Pd a chiedere lo stop, o almeno il rinvio, all’aumento dell’età pensionabile dal 2019: è il ministro Maurizio Martina a muovere la sua personale critica al provvedimento in esame tra due anni. «Non tutti i lavori sono uguali. E non tutti i lavoratori hanno la stessa aspettativa di vita per le mansioni che fanno. Le norme volute dal governo Berlusconi e poi modificate dal governo Monti sull’aumento automatico dell’età pensionabile vanno riviste e per questo serve un rinvio dell’entrata in vigore del meccanismo», spiega il vicesegretario del Pd. E poi aggiunge, «I tempi per una discussione parlamentare a partire dalle commissioni preposte ci sono tutti ed io credo sia giusto prendersi tutto lo spazio utile per aggiornare questa decisione anche alla luce di nuove valutazioni», confermando come le teorie e le opinioni sono ben diverse all’interno dello stesso Governo di maggioranza. (agg. di Niccolò Magnani)

LE MOSSE DEL GOVERNO DOMANI NEL TAVOLO-SINDACATI

Come confermato nei giorni scorsi, il Governo dovrebbe presentare domani nel vertice con i sindacati una proposta significativa sul fronte dei lavori gravosi esentati dal blocco di aumento dell’età pensionabile: una estensione non enorme ma comunque importante della platea delle 15 categorie di lavori gravosi e usuranti da esentare dall’adeguamento a 67 anni nel 2019 dell’età pensionabile. Come scrive il Sole 24 Ore, «nel pacchetto di ritocchi farà parte anche la detassazione della previdenza integrativa per gli statali, che era stata già annunciata al tavolo sulla “fase 2” della previdenza ma che non era poi entrata nel testo finale della manovra». Finora i sindacati si sono detti contrari, tanto che la Camusso ha più volte ripetuto come le proposte fin qui presentate dal Governo siano del tutto insufficienti a delineare «la scelta necessaria di ridare una prospettiva al sistema previdenziale». Ora però bisognerà capire se con le novità che arriveranno domani ci potranno essere effettivi scostamenti con quanto stabilito da entrambe le parti in queste settimane. (agg. di Niccolò Magnani)

STUDIO UIL SULLE PENSIONI IN EUROPA

Secondo uno studio prodotto dalla Uil e diffuso in queste ore dal Corriere della Sera, gli italiani hanno un punto a favore e un punto gravoso sul fronte pensione: l’aspettativa di vita infatti è molto alta qui nel Bel Paese, nonostante tutto, il problema è che con il ritardo di 3 anni del momento di andare in pensione, di fatto ci restano due anni in meno rispetto alla media europea. Alla vigilia dell’incontro forse decisivo tra Governo e sindacati, la Uil spiega nel dettaglio quale sia lo studio appena svolto: «gli uomini italiani percepiscono l’assegno pensionistico per una media di 16 anni e 4 mesi, 2 anni e 5 mesi in meno rispetto alla media europea, le donne per 21 anni e 7 mesi, 1 anni e 7 mesi in meno rispetto alla media europea. Siamo praticamente all’ultimo posto tra le economie più avanzate della Ue e parecchio indietro il generale nella classifica della Ue a 28», si legge nello studio appena pubblicato. Secondo il segretario confederale Domenico Proietti, «Non c’è nessun motivo di aumentare l’età pensionabile in modo generalizzato, continuando a fare parti uguali tra diseguali. Bisogna congelare l’adeguamento automatico e avviare un tavolo di studio che consideri le peculiarità dei singoli lavori, come previsto nel verbale siglato tra Governo e sindacati lo scorso 28 settembre 2016». (agg. di Niccolò Magnani)

GLI EMENDAMENTI SULL’APE SOCIAL

In questi giorni Governo e sindacati hanno portato avanti il tavolo tecnico riguardante l’aumento dell’età pensionabile e domani ci sarà un importante confronto alla presenza dei Segretari generali di Cgil, Cisl e Uil. Nel frattempo la Legge di bilancio è arrivata alle Camere e il Partito democratico ha presentato tre emendamenti, a prima firma di Annamaria Parente, relativi all’Ape social. La stessa senatrice dem in una nota spiega il loro contenuto. “Più nel dettaglio proponiamo di prorogare anche al 2019 l’Ape social e di estendere la platea a chi, avendo maturato almeno 30 anni di contribuzione, si trova in stato di disoccupazione senza indennità da almeno 3 mesi, a seguito di licenziamento, a prescindere dal tipo di rapporto di lavoro”. Parente spiega che questa modifica è necessaria “per rendere meno rigido l’attuale criterio della disoccupazione, che vedeva bocciare l’80 per cento delle domande tra i senza lavoro”. E poi aggiunge che “il terzo emendamento serve a migliorare l’accesso dei lavoratori precoci all’Ape sociale. Il rafforzamento dell’Ape sociale consente di superare l’automatismo dell’aspettativa di vita per alcune categorie di lavoratori più deboli”.

Dunque con questi emendamenti ci potrebbe essere non solo la proroga di un anno dell’Anticipo pensionistico agevolato, ma un allargamento della platea dei beneficiari, nel senso che non verrebbero aggiunte delle categorie, ma eliminati alcuni paletti che hanno finora di fatto impedito a chi ne avrebbe avuto diritto di accedere all’Ape social. Non resta che vedere se i tre emendamenti in questione saranno approvati.

RIFONDAZIONE COMUNISTA CONTRO LA LEGGE FORNERO

Rifondazione Comunista ha deciso di avviare una campagna nazionale contro l’aumento dell’età pensionabile previsto dal 2019 e per cancellare la Legge Fornero. Il Segretario provinciale Fabrizio Ferraro ha quindi fatto sapere che a Savona partirà una raccolta firme per il raggiungimento di questo obiettivo. Ivg.it riporta le sue parole in cui evidenza come il Governo Gentiloni sia determinato, nonostante le richieste giunte dai sindacati e da diverse forze politiche, a varare l’aumento dell’età pensionabile a 67 anni “incurante del disagio prodotto nei prossimi anni ai lavoratori e alle lavoratrici, i quali continuano e continueranno a vedersi allontanare l’orizzonte della pensione”. “Gli effetti della legge Fornero, in concomitanza con i risultati del Jobs Act, produrranno nei prossimi anni un circolo vizioso pesantissimo a livello sociale: le persone rimarranno precarie sempre di più e andranno a riposo sempre più avanti con l’età. Disoccupati e precari a 40 anni, in pensione a 70 e oltre in futuro”, aggiunge Ferraro.

NUOVE RICHIESTE SULL’ETÀ PENSIONABILE

La Legge di bilancio e la possibilità che l’età pensionabile aumenti a 67 anni dal 2019 sono temi che sono al centro di assemblee e dibattiti nei luoghi di lavoro. Alla Margaritelli di Torgiano, provincia di Perugia, dove si produce il famoso Listone Giordano, i lavoratori hanno incontrato la Segretaria nazionale della Cgil Tania Scacchetti. Il sito di Rassegna Sindacale riporta le parole del Segretario generale Fillea-Cgil dell’Umbria, Augusto Paolucci, che riferisce di lavoratori molto arrabbiati contro innalzamento dell’età pensionabile, dato che “in questa fabbrica ci sono lavoratori con un età media attorno ai 50 anni, che per andare in pensione dovrebbero lavorarne altri 20”. “Il lavoro pesante e usurante che si svolge alla Margaritelli richiede rispetto e l’abbassamento dell’età pensionabile, anche per consentire il necessario ricambio generazionale”, ha aggiunto il sindacalista.

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