RIFORMA PENSIONI/ Così il Governo è caduto nella trappola della Cgil

- Giuliano Cazzola

La Cgil si mobilita contro le proposte del Governo sulle pensioni. Consapevole che le porterà a casa insieme ad altre misure che verranno varate dal Parlamento, dice GIULIANO CAZZOLA

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Susanna Camusso (Lapresse)

A conclusione degli incontri con le confederazioni sindacali il governo ha reso pubblica una nota di ben tre pagine che compie – come se fosse una memoria difensiva – una sintesi degli esiti del negoziato sulle pensioni. Nel documento l’esecutivo non si è limitato a puntualizzare il pacchetto delle misure proposte, da inserire nella Legge di bilancio 2018, ma ha voluto ricordare quanto è stato fatto in materia previdenziale (e non solo) negli ultimi anni (sottolineando in particolare lo stanziamento di 7 miliardi in un triennio nella manovra dell’anno scorso). Sappiamo che la Cisl e la Uil si sono ritenute abbastanza soddisfatte, mentre la Cgil ha annunciato delle iniziative di mobilitazione a partire dal prossimo 2 dicembre.

La confederazione di corso d’Italia punta ancora al colpo grosso: rinviare alla prossima legislatura – per poterlo fare è necessaria una norma di legge – il provvedimento di carattere amministrativo che dovrebbe allineare in modo automatico l’età pensionabile con l’incremento dell’aspettativa di vita, secondo le rilevazioni dell’Istat. Susanna Camusso è consapevole che i gruppi parlamentari sono tentati dall’assecondare il rinvio e che quindi è il governo a essere con le spalle al muro. Inoltre, la Cgil è altrettanto convinta che, nella prossima legislatura, difficilmente un qualunque esecutivo sostenuto da qualsivoglia maggioranza prenderà in mano il cerino acceso passatogli dalla precedente. Ecco perché è più conveniente il “blocco”. Sarebbe, infatti, più impegnativo revocare una norma vigente piuttosto che non dare applicazione a una messa in freezer.

Chi scrive ritiene che il governo abbia sbagliato a credere di poter disinnescare la miccia accesa dai due presidenti (Cesare Damiano e Maurizio Sacconi) delle commissioni Lavoro delle Camere. Si è ridotto a fare tante concessioni inopportune – che comunque logoreranno il sistema pensionistico – senza riuscire ad assicurarsi la neutralità (se non proprio il consenso della Cgil) su di un tema delicato come quello delle pensioni dove è oltremodo facile fare della demagogia, con il sostegno corale dei talk show. Proprio perché esprimiamo un giudizio severo sugli inutili cedimenti dell’esecutivo viene naturale citare una frase di Winston Churchill che si adatta alla situazione di stallo che si sta verificando. È chiaro chi sia il soggetto (il patrio governo) a cui ci rivolgiamo: “Potevano scegliere tra il disonore e la guerra, hanno scelto il disonore ed avranno la guerra”.

Ma quali sono le concessioni che la Cgil ritiene inadeguate, anche se si appresta a incassarle con gli interessi? Per stare lontani – come dicono i giocatori di biliardo – “dalla parte dei bottoni” facciamo riferimento alla descrizione contenuta in un documento della stessa Cgil. “Le misure prese a riferimento per l’analisi, sono quelle proposte dal Presidente del Consiglio dei Ministri alle organizzazioni sindacali nell’incontro del 13 di novembre scorso:

1. esenzione dall’aumento dell’età per la pensione di vecchiaia legata all’attesa di vita (5 mesi nel 2019) per 15 categorie (11 della platea dei lavori gravosi previsti per Ape social e precoci, con l’aggiunta di 4 ulteriori categorie (marittimi, operai agricoli, lavoratori della pesca e addetti allo stampaggio a caldo nella siderurgia);

2. revisione del meccanismo di calcolo dell’adeguamento del requisito pensionistico legato all’attesa di vita (biennio su biennio);

3. istituzione di un Commissione, composta da Inps, Inail, Istat, Ministero del Tesoro, del Lavoro, della Salute ed Economia, che entro giugno/settembre 2018 possa elaborare dati scientifici che mettono in relazione le diverse situazioni occupazionali, in collegamento all’aspettativa di vita;

4. previdenza complementare: equiparazione fiscale per i dipendenti pubblici e silenzio/assenso per le nuove e future assunzioni nel pubblico impiego;

5. istituzione di una Commissione che studi la classificazione delle prestazioni per permettere la separazione della spesa assistenziale da quella previdenziale;

6. possibilità di definire a fine novembre 2017 le risorse non utilizzate per Ape social, che potranno essere trasferite nel 2018 per le stesse finalità;

7. possibilità di definire a fine novembre 2017 le risorse non utilizzate per i precoci, che potranno essere trasferite nel 2018 per le stesse finalità”.

In questo elenco non sono incluse le ultime proposte avanzate dall’esecutivo in zona Cesarini: la prima riguarda la conferma che, nel caso delle 15 categorie riconosciute come attività gravose, è escluso anche l’incremento del requisito contributivo per la pensione anticipata (a prescindere dall’età anagrafica); la seconda si riferisce all’allargamento, fino a un massimo di un anno per ogni figlio entro il limite massimo di due anni, dei requisiti di accesso alle prestazioni per le lavoratrici con figli (in precedenza si era ipotizzato un bonus limitato a 6 mesi per ogni figlio fino a un massimo di due anni).

Vedremo come andrà a finire. Ma quando si pensa alla riforma Fornero torna in mente la storiella di quel maiale che circola per l’aia con una gamba di legno perché i contadini hanno deciso di mangiarne un pezzo per volta.

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