GIOVANI E LAVORO/ La formazione per vincere la sfida di Industria 4.0

I cambiamenti in arrivo nel mondo della produzione richiedono un modo diverso di formare e preparare i giovani per l’ingresso nel mercato del lavoro. MASSIMO FERLINI

27.11.2017 - Massimo Ferlini
Operai_Lavoro_Magazzino_Lapresse
Lapresse

Il programma europeo Garanzia giovani è stato la prima prova generale di una politica del lavoro comune per tutti i paesi Ue. Ha come obiettivo principale rivolgersi ai giovani neet, che non sono più impegnati in percorsi di studio e che non risultano attivi nemmeno nella ricerca di un lavoro. Il programma ha caratteristiche comuni e declinazioni nazionali che hanno prodotto forti differenze nei risultati. Come noto, il nostro Paese si differenzia per aver badato meno a inserimenti stabili e aver favorito, per scelte scellerate compiute da molti governi regionali, percorsi brevi di tirocinio o ripetizione di percorsi formativi. Misure previste dal programma e che se non finalizzate allo sbocco lavorativo restano solo palliativo contro la disoccupazione giovanile.

Emerge nei dati nazionali una realtà regionale, la Lombardia, che presenta una situazione diversa. Facendo un consuntivo triennale (maggio 2014-aprile 2017), la Regione ha presentato dati che sono comparabili con quelli delle zone più avanzate d’Europa. Nell’arco dei tre anni la Lombardia ha inserito nel programma Garanzia Giovani 101.902 ragazzi di età compresa fra i 15 e i 29 anni e di questi il 93% (93.065) è stato inserito con successo nel mercato del lavoro. Di questi il 54% è stato avviato con contratto di assunzione e il 46% ha svolto un tirocinio in azienda con durata di almeno quattro mesi.

Guardando le caratteristiche delle assunzioni per tipologia contrattuale, la metà ha riguardato rapporti di lavoro a tempo determinato, il 26% con contratti di apprendistato e il 24% con contratti a tempo indeterminato. Anche per gli inserimenti con tirocinio si è potuto valutare che nel 45% dei casi il rapporto con l’azienda è proseguito con la trasformazione in assunzione. Avendo favorito inserimenti di tirocinio “di qualità”, dove la durata minima era guidata dalle scelte regionali, anche questo strumento si è dimostrato più efficace come percorso di transizione scuola-lavoro.

Confrontando i risultati lombardi con i dati nazionali diffusi da Anpal emergono due realtà molto diverse. A livello nazionale l’80% dei giovani registrati al programma è stato preso in carico dal sistema. Di questi, il 50% ha avuto una proposta di misura per l’inserimento lavorativo e il 15% risulta ancora occupato alla conclusione del programma. Fa impressione la capacità di prendere in carico i giovani che avanzano domanda di partecipare al programma Garanzia Giovani. In media a livello nazionale un giovane riceve una risposta in due mesi. La media lombarda è scesa attualmente a 11 giorni.

I risultati lombardi indicano la capacità di inserire il programma in un insieme di politiche rivolte all’inserimento di giovani al lavoro che partono dalla valorizzazione dei percorsi di istruzione e formazione professionale, all’aver sostenuto il sistema duale e i contratti di apprendistato, ai percorsi scuola-lavoro e all’impegno a favorire il dialogo fra operatori della formazione e lavoro e sistema delle imprese.

In particolare, va però sottolineato che questa capacità di operare su più livelli delle politiche attive è dovuto all’aver fatto crescere, nel corso degli anni, un sistema di operatori pubblici e privati (oggi sono in totale 900) nei servizi al lavoro e alla formazione capaci di cooperare e collaborare per assicurare standard di servizio alle persone che non temono valutazioni di efficienza ed efficacia. Questa realtà di servizi assicura tempi rapidi per la presa in carico delle persone e ha elaborato una rete di rapporti territoriali con il sistema delle imprese per rispondere ai continui cambiamenti del sistema produttivo e alle domande di nuove figure professionali.

I cambiamenti del lavoro indotti dalle trasformazioni produttive in corso ci dicono che sempre di più solo lavoratori formati avranno capacità di essere autonomi sul mercato del lavoro. Senza una continua formazione saranno destinati a lavori poveri sia di contenuto che di riconoscimento economico. La sfida per i giovani si concentra su questo punto: un nuovo sistema di formazione che consenta di sviluppare appieno il proprio desiderio sapendolo coniugare con la professionalità richiesta dalle imprese 4.0. Ciò in un percorso formativo, capace di valorizzare le doti di ogni persona, che ricordi come il lavoro è in sé portatore di dignità e che va tutelato.

L’esperienza dell’alternanza scuola-lavoro dovrebbe rispondere a questo bisogno formativo di crescita della personalità in tutti i suoi aspetti. “Mi hanno fatto friggere patatine, un lavoro che io non farò mai”, detto da un giovane nel corso delle proteste studentesche contro l’attuale sistema di alternanza, oltre che essere offensivo per migliaia di persone che mantengono la propria famiglia “friggendo patatine”, indica che è mancato un percorso educativo sul significato del lavoro e di come, in qualsiasi professione, si apprendono regole, principi e valori utili per la futura occupazione.

Parlando di giovani e lavoro, una nota va fatta sulle pensioni. È in corso un mistificante dibattito che chiede di ridurre l’età pensionabile. Addirittura qualche falso profeta prevede che da qui nascerà una nuova sinistra. È l’ennesimo partito del debito pubblico che vuole mangiarsi il futuro di tutti e dei giovani in particolare, per difendere rendite non più tollerabili. Quale padre comprerebbe una casa facendo un mutuo di cui lui si impegna a coprire solo il 25% del valore e lasciando il resto ai figli e nipoti? Chi oggi richiede di rivedere il sistema pensionistico sta dando un esempio di pessimo padre. Mi auguro che vi sia una politica capace di reagire a tanta demagogia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori