Riforma pensioni/ Anche Selp, Isa e Confsalpe bocciano il Governo (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, ultimissime. Anche Selp, Isa e Confsalpe bocciano il Governo. Tutte le novità e le news sui principali temi previdenziali di oggi, 28 novembre

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Giuliano Poletti (Lapresse)

SELP, ISA E CONFSALPE CONTRO IL GOVERNO

Giovanni Centrella, Segretario Generale del Selp, Carmelo Cassia, Segretario generale dell’Isa e Giuseppe Varesi, Segretario generale sindacato della Confsalpe si sono incontrati per discutere delle proposte presentate dal Governo in tema di pensioni, decidendo di proclamare lo stato di agitazione su vasta scala. “Saranno programmate iniziative di informazione provincia per provincia e spiegheremo a lavoratori e pensionati perché a nostro parere la riforma proposta dal governo ai sindacati che include il rialzo dei requisiti per la pensione a 67 anni di età e 43 anni e 3 mesi di contributi per l’anzianità per gli uomini, e un anno in meno per le donne dal 2019 è da respingere al mittente e, soprattutto, perché è necessario reintrodurre fra le priorità delle forze politiche e dell’esecutivo la cancellazione della Legge Fornero all’origine di ogni stortura che riguarda la materia”, fanno sapere i tre in una nota.

POLETTI FRENA AD ALTRE MODIFICHE

Giuliano Poletti ha fatto capire che il Governo non intende fare altre “concessioni” sulle pensioni. “La Cgil ha già detto qual è la sua valutazione. Noi abbiamo fatto un confronto importante con i sindacati a cui diamo un valore positivo, poi ognuno fa le sue considerazioni. Noi consideriamo che questo sia nella normale dialettica e quindi prendiamo atto di queste posizioni”, “Sulle pensioni quello che dovevamo fare lo abbiamo fatto”, ha infatti detto il ministro del Lavoro. Anche Marco Leonardi ha mandato un messaggio simile attraverso la sua pagina Facebook, sulla quale ha scritto che “è stato approvato in commissione bilancio del Senato l’emendamento che traduce in legge il risultato del confronto Governo-sindacati sulle pensioni. Grande soddisfazione per aver tenuto la barra dritta sui conti pubblici e contemporaneamente aver fatto una cosa socialmente equa: esentare dall’innalzamento dell’età pensionabile le occupazioni più gravose”.

FURLAN PROMUOVE L’EMENDAMENTO DEL GOVERNO

Annamaria Furlan promuove l’emendamento che il Governo ha presentato alla Legge di bilancio in Senato. “Si tratta delle norme che modificano l’aspettativa di vita e le deroghe per i lavori più gravosi che abbiamo individuato insieme nel corso del confronto con il governo. Ora ci attendiamo l’approvazione di tutto il ‘pacchetto pensioni’ da parte del parlamento nei prossimi giorni in modo da garantire più equità e flessibilità al sistema pensionistico, venendo incontro alle esigenze dei più deboli”, ha detto la Segretaria generale della Cisl. Da domani il sindacato terrà assemblee dei delegati in tutte le regioni a sostegno dell’intesa. Furlan sarà a Parma, mentre mercoledì si recherà a Palermo, per poi parlare a Roma giovedì. Altre manifestazioni si terranno nelle altre regioni con la presenza dei componenti della segreteria confederale della Cisl.

BOERI CONTRO SINDACATI E PARTITI

Nuova bacchettata di Tito Boeri ai sindacati e ai partiti sulle pensioni. Il Presidente dell’Inps, infatti, durante la conferenza stampa di presentazione del Reddito di inclusione ha infatti evidenziato come questa misura rappresenti una “svolta epocale”, anche se bisognerà impegnarsi di più in futuro  per “aumentare la dotazione delle misure di contrasto alla povertà”. Boeri ha quindi detto di ritenere che “questo debba essere anche un monito ad alcuni partiti politici e forze sindacali che chiedono ancora più risorse per le pensioni quando già nella legislazione vigente siamo destinati a superare il 18% di spesa pensionistica sul Pil. E invece non sembrano preoccuparsi di potenziare le misure di contrasto alla povertà”. Parole destinate certamente a far sorgere repliche e critiche, come spesso accade quando a parlare è il Presidente dell’Inps.

NUOVI INCONTRI TRA CGIL E GRUPPI PARLAMENTARI

La Cgil si prepara a scendere in piazza sabato contro le proposte presentate dal Governo in tema di pensioni. In questa settimana il sindacato avrà però una serie di incontri con i gruppi parlamentari, dopo quelli già tenuti al Senato con il gruppo Misto, Federazione della libertà e Mdp. Come ricorda il sito di Rassegna sindacale, oggi ci sarà l’incontro con i gruppi parlamentare del Pd e del Movimento 5 Stelle sia di Camera che di Senato. Mercoledì sarà il turno del gruppo di Mdp della Camera e di Democrazia solidale di Camera e Senato. Infine, giovedì i sindacalisti hanno appuntamento con il gruppo parlamentare di Fratelli d’Italia della Camera. L’obiettivo è quello di far conoscere ai partiti le proprie osservazioni, visto che la Legge di bilancio ha iniziato il suo iter parlamentare.

I NUMERI SULLA SPESA PENSIONISTICA

Il rapporto sull’invecchiamento della Commissione europea evidenzia come in Italia la spesa per le pensioni pubbliche supera i contributi versati di 88 miliardi di euro, il secondo scarto più grande nell’Ue dopo quello dell’Austria. Lo ricorda Il Corriere della Sera, evidenziando anche che, sempre secondo il rapporto, l’Italia è il Paese dove le pensioni costano di più in Europa, cioè il 15,7% del reddito nazionale, e tra quelli dove si va in pensione prima, con un’età di 62,4 anni. Tuttavia la situazione contabile sta migliorando, visto che entro il 2060 è previsto un calo dell’1,9% della spesa pensionistica, tra i più alti dell’Ue. Le stime dell’Ue, ricorda Federico Fubini, vedono il tasso di fertilità in aumento in Italia e dunque se la situazione demografica non dovesse migliorare, quella pensionistica peggiorerebbe nel medio-lungo termine.

IN SARDEGNA PRONTI A SCONTI PER PENSIONATI STRANIERI

Non sono pochi gli italiani che una volta andati in pensione si sono trasferiti all’estero, grazie anche ad agevolazioni fiscali garantite in alcuni paesi come il Portogallo. Giuseppe Ciccolini, sindaco di Bitti, comune della provincia di Nuoro, vorrebbe che anche la Sardegna diventasse attrattiva per tanti pensionati stranieri e così ha deciso di elaborare un disegno di legge da portare in Consiglio regionale. “In Sardegna potrebbero arrivare pensionati da altri paesi europei che hanno una imposizione fiscale simile a quella italiana: Austria, Germania, Francia Svezia, Svizzera, solo per citarne alcuni. Noi potremo abbattere con precise forme di incentivazione proprio l’imposizione fiscale per rendere conveniente la scelta della Sardegna come regione in cui vivere”, sono le parole di Ciccolini riportate da La Nuova Sardegna. 

LE PAROLE DI ROBERTA FANTOZZI

“Le misure proposte dal governo Gentiloni sulle pensioni sono inaccettabili”. Lo afferma Roberta Fantozzi, evidenziando come anziché procedere al blocco dell’età pensionabile per tutti i lavoratori, “si continua a procedere con eccezioni che interessano un numero limitatissimo di persone”. La responsabile Politiche economiche di Rifondazione comunista-Sinistra europea, in una nota segnala che l’obiettivo del suo partito resta “la cancellazione della controriforma Fornero, che ha portato l’Italia ad avere l’età di pensionamento più alta d’Europa, e che sta producendo danni devastanti a tutta la società. Danni alla vita di chi è in produzione a cui si chiede di continuare a lavorare in età avanzata, danni alle donne penalizzate dal lavoro di cura che ancora ingiustamente grava su di loro, danni ai giovani: non solo nelle pensioni future ma nella loro possibilità di accedere ad un lavoro dignitoso oggi”, anche per via di lavoratori anziani costretti a rimanere al loro posto.

Fantozzi evidenzia anche che nelle scelte che vengono fatte non c’è in gioco la sostenibilità del sistema previdenziale, visto che “il rapporto tra contributi versati e pensioni erogate al netto delle tasse e dell’assistenza è in attivo dal 1996 e nel 2015 questo attivo è stato di oltre 25 miliardi di euro”. Dal suo punto di vista è chiara invece “la scelta di continuare a fare cassa sulle pensioni”. Rifondazione comunista-Sinistra europea sarà quindi in piazza il 2 dicembre con la Cgil e sostiene lo sciopero degli straordinari, della flessibilità e dei turni indetto dalla Fiom.

DIRETTORI SANITARI, PRONTI I PENSIONAMENTI ANTICIPATI

In Manova il Governo porta nuovi emendamenti sulla situazione delle pensioni per i direttori delle aziende sanitarie: l’accordo nasce tra Ala e Pd, con il rinnovato patto che i verdiniani ottengono per una uscita anticipata dei direttori sanitari, come riporta oggi il Sole 24 ore con le ultime anticipazioni sulla Legge di Bilancio 2018. È stata autorizzata entro il 2018 il pensionamento anticipato dei dirigenti medici che hanno raggiunto i 64 anni e 6 mesi di età che di fatto hanno maturato un’anzianità contributiva di almeno 40 anni e 8 mesi. Ci sono però due paletti voluti dal’Esecutivo e anche questi riportati dal quotidiano economico: «l’uscita anticipata sarà possibile solo se il dirigente medico risulti a tutto il 31 dicembre 2017 in organico all’azienda sanitaria da cui dipende il prepensionamento e se risulterà collocato da almeno due anni fuori dal reparto o dal servizio medico». (agg. di Niccolò Magnani)

FRIULI VENEZIA GIULIA, LA RIVOLTA SULL’ETÀ PENSIONABILE

Protestano sulle pensioni e non poco i sindacati del Friuli Venezia Giulia, in particolare, la Cgil con il segretario regionale Villain Pezzetta: «Il risultato del lungo confronto con il Governo sulla previdenza è fortemente inferiore alle aspettative e alle richieste avanzate insieme a Cisl e Uil. Dati alla mano. In Fvg saranno appena 100 i lavoratori appartenenti alle categorie degli impieghi gravosi che 2019 saranno esentati dall’aumento a 67 anni dell’età pensionabile». Un problema che come abbiamo visto in queste settimana non è ovviamente solo del Friuli ma che rischia di avere ripercussioni su tantissimi pensionati in tutta Italia. Le misure del Governo sulla riforma pensioni non convincono e non soddisfano, con i numeri e le cifre che preoccupano: «La platea dei lavoratori che nel 2019 sarà infatti esentata dall’aumento dell’età pensionabile a 67 anni, per Cgil è di molto inferiore alle 14 mila unità promesse dal Governo. A livello nazionale il sindacato stima saranno poco più di 4 mila i lavoratori a rientrare nei requisiti per la deroga, di cui appena 100 in Friuli Venezia Giulia», spiega il Messaggero Veneto questa mattina. Deludono poi anche Ape social e precoci sempre nella regione in Nord est: accolte solo 453 domande sulle 1346 effettuate, ancora un record in negativo che spaventa le varie categorie. (agg. di Niccolò Magnani)

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