IL CASO/ Lavoro e inclusione, la sfida nel nuovo piano Ue per i giovani

- Giancamillo Palmerini

Nei giorni scorsi è stato lanciato il progetto European Solidarity Corps: Occupational Strand, molto interessante per l’occupazione giovanile. GIANCAMILLO PALMERINI

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(LaPresse)

La solidarietà come vero e proprio settore “produttivo”, in grado di generare occupazione (ben?) retribuita, e come opportunità per i giovani di vivere un’esperienza all’estero e sentirsi pienamente cittadini europei. In questa prospettiva opera il progetto European Solidarity Corps: Occupational Strand lanciato a Roma nei giorni scorsi presso lo Spazio Europa della sede della Rappresentanza in Italia della Commissione europea. L’obiettivo è offrire a 2.000 ragazzi e/o ragazze tra i 18 e i 30 anni la possibilità di lavorare nel settore della solidarietà (Ong, associazioni e organismi del terzo settore, amministrazioni locali, imprese pubbliche e private), in uno dei 28, per la solidarietà non vale la Brexit, Paesi dell’Unione europea.

Questo progetto rientra nell’iniziativa European Solidarity Corps lanciato dalla Commissione europea. Il corpo rappresenta, difatti, la nuova azione con cui l’Unione europea offre ai giovani opportunità di lavoro o di volontariato, nel proprio Paese o all’estero, nell’ambito di progetti destinati ad aiutare le diverse comunità e popolazioni europee. In particolare, tutti i giovani che entreranno a far parte del Corpo europeo di solidarietà ne dovranno, ovviamente, accettare e condividere la missione e i principi. Si potrà, quindi, aderire al programma a partire dai 17 anni e i progetti saranno aperti a persone fino ai 30.

Dopo aver completato una semplice procedura di registrazione, i partecipanti potranno essere selezionati dai vari soggetti e invitati a unirsi a un’ampia gamma di progetti, connessi, ad esempio, alla prevenzione delle catastrofi naturali o alla ricostruzione a seguito di una calamità, all’assistenza nei centri per richiedenti asilo o a problematiche sociali di vario tipo nelle comunità. I progetti potranno durare fino a dodici mesi e si svolgeranno, di norma, sul territorio di uno (o più) degli Stati membri dell’Unione europea.

Il Corpo europeo di solidarietà attiva, insomma, i giovani con l’obiettivo di costruire, anche grazie al loro lavoro, una società più inclusiva in grado di aiutare le persone più vulnerabili e rispondere ai nuovi problemi sociali. Allo stesso tempo l’Europa offre un’ulteriore possibilità di vivere un’esperienza ispiratrice e arricchente, anche sotto il piano professionale, per i ragazzi intenzionati ad aiutare, imparare e crescere.

La sfida è, certamente, affascinante e la costruzione dell’Europa del futuro passa anche dal successo di iniziative di questo tipo. È da auspicare, quindi, che il nostro terzo settore, tanto apprezzato a tutti i livelli, faccia come sempre la propria parte e accetti, ancora una volta, la sfida dell’Europa.

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