Contratti statali/ Poste Italiane, qui il rinnovo c’è: gli aumenti Pa invece.. (ultime notizie)

- Niccolò Magnani

Contratti statali, ultime notizie di oggi 12 dicembre 2017: rinnovo contratto e aumento stipendi Pa, ancora problemi sul bonus Irpef da 80 euro. Le promesse del ministro Madia

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Matteo Renzi (LaPresse)

Il rinnovo dei contratti in Poste Italiane è finalmente arrivato a conclusione: a differenza dei colleghi della Pubblica Amministrazione che soffrono ancora i ritardi e i problemi (come spieghiamo qui sotto) di coperture economiche, i dipendenti postali sono un’altra categoria che da anni attendeva un ritocco sostanziale per provare a rilanciare il settore. Accordo raggiunto tra sindacati e Poste Italiane, con la sigla del Contratto Collettivo Nazionale diLavoro per il prossimo triennio 2018-2020. Anche questi lavoratori di Poste Italiane vedono fermo il loro contratto da oltre 6 anni: a livello di trattamento economico, il nuovo contatto vede un aumento complessivo di 103 euro mensili, anche se verrà incrementato in due tranche. «40 euro a febbraio e 41,50 euro ad ottobre. La somma comprende anche 12,50 euro che saranno versati sul Fondo Sanitario che verrà istituito con questo nuovo contratto e 8 euro sul Fondo Poste», spiega la Legge per Tutti nello speciale sulle Poste. Da ultimo, ci saranno anche delle altre integrazioni salariali, per coprire competenze contrattuali arretrate relative al periodo da gennaio 2016 e novembre 2017; «saranno fissati nuovi minimi tabellari per le retribuzioni. Le altre modifiche riguardano, poi, le relazioni industriali, i diritti sindacali, le politiche sociali e del lavoro. A tutto questo va poi aggiunta una tantum di mille euro, da corrispondere con lo stipendio di gennaio 2018, per tutti i lavoratori in servizio al 30 novembre 2017 a titolo di indennità di vacanza contrattuale», chiude il focus. L’attesa ora passa tutta alla Pa, con gli aumenti che invece tardano eccome ad arrivare..

PRECARI PA, IL PIANO PER IL RINNOVO DAL 1 GENNAIO 2018

Il piano del rinnovo dei contratti statali per i precari “storici” della Pubblica Amministrazione vede il raggiungimento dell’obiettivo dal 1 gennaio 2018: come illustrato dal ministro Madia nei giorni scorsi, dal nuovo anno in tutti gli enti pubblici, nazionali e locali, scatterà la “corsa alle stabilizzazioni”, con circa 5mila precari che da anni l’attendono senza finora un miglioramento deciso. Ora la riforma Pa arriva a coprire queste gravi mancanze passate, «secondo stime ministeriali che potrebbero essere riviste al rialzo in corso d’opera verso quota 80mila, all’interno di una platea che al netto di scuola e forze armate conta almeno 150mila titolari di contratti flessibili», spiega il Sole 24 ore. Come poi rilancia ancora il quotidiano milanese sulle condizioni preposte in questo rinnovo stabile per i precari Pa, «nelle regole attuative, la Funzione pubblica ha allargato il più possibile le chances di stabilizzazione, agendo su tre leve: i requisiti, il budget e le procedure. Il tutto mentre il nuovo contratto degli statali, dettando la linea per tutto il pubblico impiego, rilancia la valutazione nei concorsi pubblici per i periodi di lavoro a tempo determinato di almeno 12 mesi».  

GOVERNO “CERCA” ALTRI 300 MILIONI DI EURO

Come ha spiegato bene ieri con un lungo reportage il Messaggero, i problemi del governo sul rinnovo dei contratti statali sono tutt’altro che terminati: anzi, il tempo stringe e i soldi per chiudere l’intera intesa ancora mancano nonostante le garanzie della Manovra Economica. Mancano sostanzialmente circa 300 milioni di euro – questo il calcolo fatto da Messaggero e Sole 24 ore – per coprire tutti i “buchi” generati dalla sovrapposizione di bonus Renzi e aumento stipendiale. Come detto già in altre occasioni, uno degli obiettivi del rinnovo del contratto statali indicato dalla Madia è quello della cosiddetta “piramide rovesciata”. «Semplificando molto il concetto significa dare di più a chi guadagna meno e meno a chi guadagna di più. L’idea che starebbe accarezzando il governo, sarebbe quella di concedere un aumento “a forfait” fino ad una certa soglia di reddito, per esempio 27 mila euro, riducendo leggermente gli aumenti di chi sta sopra questa soglia, fermo restando un aumento medio di 85 euro lordi». Ma qui i sindacati all’Aran potrebbero mettersi di mezzo e non accettare una questione non inserita nel pre-accordo firmato il 30 novembre 2016. 

ANCORA PROBLEMI SUL BONUS RENZI

La fine 2017 si avvicina ma il rinnovo dei contratti statali non segue lo stesso trend: o almeno, i dubbi ancora aperti tra Aran, Pubblica Amministrazione e sindacati sono tanti, su tutti la copertura cifre e il nodo non del tutto risolto del bonus Irpef “Renzi” da 80 euro che rischiano di saltare per molti lavoratori una volta attivato l’aumento stipendiale. L’aumento contrattuale previsto da 85 euro lordi “rischiava” di far perdere il bonus. Il governo lo ha risolto innalzando la soglia: nella manovra c’è il provvedimento che alza l’asticella da 26.000 a 26.600: secondo le bozze dell’Aran sul comparto centrale della Pa, la soluzione del Governo è quella di andare a salvare anche il restante 30% dei dipendenti statali che restano impelagati anche con l’ultima modifica e “rialzo” dell’asticella. « La soluzione sarebbe semplice, innalzare ancora l’asticella, a 27.000, ma servirebbero altri 100 milioni oltre ai già 210 stanziati. Il governo, però, secondo quanto riportano diverse indiscrezioni giornalistiche, punta a dare di più a chi guadagna di meno e viceversa. Dunque ci sarà il disco verde per un aumento a forfait fino a una certa soglia di reddito (per esempio 27.000), riducendolo leggermente per chi sta sopra questa soglia», spiega l’analisi di Tecnica della Scuola mentre si apre un’altra settimana di discussioni e possibili incroci sul fronte della rinnovo Pa. Il 2018 si avvicina e il contratto pubblico ancora resta un mistero…

MINISTRO MADIA, “FURBETTI DEL CARTELLINO? LA STRETTA FUNZIONA”

All’interno dell’intervista lasciata a Circo Massimo, il ministro della Pubblica Amministrazione ha confermato che la stretta sui licenziamenti nel rinnovo dei contratti statali “funziona”. In particolare, «Non capita più che l’amministrazione pubblica venga ‘truffata’ dai cosiddetti furbetti del cartellino»: secondo Marianna Madia se esiste una prova schiacciante della falsificazione della presenza in servizio «scatta il licenziamento immediato. Ci sono decine fatti, di casi, che dimostrano che la norma è efficace e che sta funzionando», conclude il ministro su Radio Capital davanti alle domande di Massimo Giannini. Ora resta però il “nodo” più grande: porre finalmente termine a questo rinnovo con una firma urgente e da porre entro la fine del 2017 in modo che l’intero pacchetto di novità – licenziamenti, permessi, aumenti stipendi, precari della ricerca i principali – possa essere attivo e funzionante già da gennaio 2018. I tempi ci sarebbero, le forze sindacali provate dalla partita delle pensioni, potrebbero non concedere altro “tempo perso” e novità in extremis del Governo rispetto al pre-accordo del 30 novembre 2016.

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