Riforma pensioni/ Aumento età pensionabile in Gazzetta Ufficiale (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, ultimissime. Aumento età pensionabile in Gazzetta Ufficiale. Tutte le novità e le news sui principali temi previdenziali di oggi, 13 dicembre

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AUMENTO DELL’ETÀ PENSIONABILE IN GAZZETTA UFFICIALE

L’aumento dei requisiti pensionistici a partire dal 2019 ora è realtà. In Gazzetta ufficiale è stato infatti pubblicato il decreto della Ragioneria generale dello Stato di concerto con il Direttore generale delle politiche previdenziali e assicurative del ministero del Lavoro. Dunque ci vorranno 67 anni per accedere alle pensioni di vecchiaia, mentre per quelle di anzianità (ora chiamate anticipate) bisognerà aver cumulato almeno 43 anni e 3 mesi di età per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne. Il Sole 24 Ore ricorda che un aumento riguarderà anche le quote con cui chi svolge lavori usuranti può accedere alle pensione. Oggi, infatti, la quota minima da raggiungere è di 97,6 e dal 2019 salirà a 98. L’aumento dell’età pensionabile a 67 anni varrà anche per il requisito relativo all’assegno sociale. Con la Legge di bilancio verranno quindi esentate le categorie di lavori gravosi dall’aumento dei requisiti previsto.

I TAGLI DELLA CORTE COSTITUZIONALE

Roberto Perotti, sulle pagine de lavoce.info, si sofferma sulla spending review compiuta dalla Corte costituzionale, “presentata come un esempio virtuoso grazie a una informazione fatta di numeri selezionati ad arte e di affermazioni formalmente corrette ma sostanzialmente fuorvianti”. In particolare, dalle tabelle sembrerebbe esserci stata “una drastica riduzione (8 milioni su 19) delle pensioni ai giudici e soprattutto ai dipendenti” tra il 2013  e il 2014. “Eppure non abbiamo avuto notizia di tagli alle pensioni della Corte, tantomeno di un dimezzamento: c’è qualcosa di sospetto. Infatti questa riduzione è esclusivamente il risultato di un cambiamento contabile: in realtà, come vedremo, le pensioni nette pagate dalla Corte sono aumentate!”, scrive il professore di Economia politica all’Università Bocconi di Milano. Cliccando qui è possibile approfondire scritto da Perotti.

OPZIONE DONNA, PROSEGUE LO SCIOPERO DELLA FAME

Come viene ricordato in un post del Movimento Opzione donna, oggi è il sesto giorno di sciopero della fame per la proroga al 2018 di Opzione donna. Non mancano nella pagina Facebook del Movimento i post delle iscritte accompagnati dalle foto che le ritraggono con un cartello a testimonianza della loro adesione allo sciopero della fame. Post che contengono anche dei messaggi indirizzati al Governo, come questi: “Noi non molliamo, attendiamo valide motivazioni da parte di questo Governo al lapidario NO alla proroga di Opzione donna al 2018. Siamo donne e meritiamo rispetto!!!”. “È di vitale importanza per me e per altre donne senza reddito come me, che la proroga Opzione donna al 2018 venga approvata. Non vogliamo elemosina sociale, ma solo la pensione che ci spetta dopo 35 anni di contributi”. I post mostrano tra l’altro che alla forma di protesta hanno deciso di partecipare anche degli uomini e dei giovani. 

APE SOCIAL, LE PAROLE DI LEONARDI

L’Ape non è affatto un flop. Lo dice Marco Leonardi, spiegando che “alla fine stimiamo di accettare per quest’anno 38 mila domande di Ape sociale e lavoratori precoci sulle 55 mila preventivate dalla legge finanziaria del 2016. Oltre i due terzi del totale, dunque”. È Repubblica a riportare le parole del consigliere economico di palazzo Chigi, il quale ricorda che avanzeranno 200 milioni di euro rispetto alle risorse già stanziate. Soldi che saranno impiegati “dal 2018 in poi per allargare l’Ape sociale, come da accordo con i sindacati”. Ci saranno anche delle modifiche per rendere più fruibili i criteri di accesso all’Anticipo pensionistico agevolato. “Alcuni li abbiamo cambiati già in corso d’opera. Avrà l’Ape anche chi ha lavorato per meno di sei mesi dopo la fine della Naspi. E chi non viene da un licenziamento, ma dalla chiusura di un contratto a termine. Basterà poi la sola verifica del ministero del Lavoro per accertare che un’occupazione è gravosa, senza anche l’incrocio con i dati Inail. Ma faremo altre modifiche e confermeremo il bonus contributivo alle donne con figli. In attesa delle proposte del Parlamento”, evidenzia Leonardi.

L’economista annuncia anche la costituzione di “un fondo per l’Ape sociale del 2019. Nessun denaro andrà perso, ma servirà a finanziare la misura anche dopo il 2018”. Intanto un tweet di Tito Boeri apre uno spiraglio per quanti stanno aspettando l’erogazione della prestazione. “Buona notizia: lavorando anche sabato, domenica e festivi riusciremo a liquidare il primo lotto di arretrati di Ape sociale entro Natale”, ha scritto il Presidente dell’Inps.

RITA, COME FUNZIONA L’ALTERNATIVA ALL’APE

Rita è l’alternativa all’Ape per avere la pensione prima, ma come funziona? Gli ultimi ritocchi in sede di manovra hanno permesso di allargare l’accesso a questa prestazione: sarà riconosciuta dal 2018 ai lavoratori che avranno cessato il rapporto di lavoro a meno di 5 anni dall’età di vecchiaia, con almeno 20 anni di contribuzione obbligatoria, e agli inoccupati da almeno 24 mesi e che maturano entro dieci anni i requisiti per la vecchiaia, con 20 anni di contributi. A differenza dell’Ape, la Rita non è un prestito intermedio da un istituto finanziario e/o assicurativo, bensì mette in gioco il risparmio previdenziale dei lavoratori in una fase anticipata rispetto alle norme di legge fin qui in vigore. La Rita, come riportato da Il Sole 24 Ore, ha il merito di rendere i lavoratori avvertiti sull’opportunità di costruirsi la propria posizione previdenziale, senza attendere passivamente il solo ottenimento dei requisiti di norma. Chi dispone di liquidità può considerare allora di conferirla nel proprio fondo pensione, sfruttando diversi benefici, come la deduzione fiscale fino ad un massimo di 5164,57 euro l’anno e la possibilità di rendere più consistente il montante accumulato per ottenere una seconda pensione più alta o un capitale utilizzabile prima del percepimento dell’assegno previdenziale di primo pilastro. (agg. di Silvana Palazzo)

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