Riforma pensioni/ Per la Cgil la vertenza resta aperta (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, ultimissime. Per la Cgil la vertenza previdenziale resta aperta. Tutte le novità e le news sui principali temi previdenziali di oggi, 27 dicembre

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PER LA CGIL LA VERTENZA RESTA APERTA

Non è certo positivo il giudizio della Cgil sulla Legge di bilancio. E intervenendo ai microfoni di RadioArticolo1 Gianna Fracassi ricorda come sul fronte previdenziale non ci siano misure importanti, posto che il confronto Governo-sindacati non ha portato al blocco dell’aumento dei requisiti pensionistici previsti dal 2019. E “prevedere e non stoppare il meccanismo dell’aumento dell’età pensionabile vuol dire che non si vuole affrontare le conseguenze della legge Fornero sul mercato del lavoro”, dice la Segretaria confederale della Cgil. Quanto all’estensione della platea dei lavori gravosi che hanno accesso all’Ape social, la sindacalista spiega che si tratta di “una misura che riguarda un numero molto basso di persone”. Complessivamente, quindi, “il governo ha fatto aggiustamenti che non colgono i problemi dei giovani (la pensione di garanzia), né la questione della flessibilità in uscita”. Fracassi sottolinea che in ogni caso per la Cgil “la vertenza rimane aperta, non si chiude con la legge di bilancio”.

IL VANTAGGIO DEL CUMULO CONTRIBUTIVO

Attraverso l’esperto di pensioni di Economia & Finanza, il canale del sito di Repubblica, arriva un chiarimento importante rispetto al cumulo contributivo gratuito. Un lettore infatti ha intenzione di unire i contributi versati come lavoratore dipendente insieme a quelli che ha nella gestione separata per circa due anni e mezzo in cui ha operato come libero professionista. Il suo timore è quello di poter subire una perdita della parte retributiva della futura pensione. L’esperto spiega che per evitare la conversione al metodo contributivo derivante dalla totalizzazione dei contributi è bene ricorrere al cumulo, in quanto si potranno “considerare i due segmenti contributivi senza alcuna penalizzazione economica per il conseguimento della pensione di vecchiaia, anticipata o di inabilità, dal momento che ogni gestione liquiderà la propria parte di competenza con applicazione del metodo pro quota”.

FURLAN “STRIGLIA” LA CGIL

Alla vigilia di Natale la segretaria della Cisl Annamaria Furlan ha lasciato una breve intervista alla Stampa dove ha spiegato sia sul campo pensioni che sulle contrattazioni statali, «l’opera dei sindacati è fondamentale. Abbiamo chiuso un buon accordo, importantissimo e innovativo. Adesso serve proseguire sulla strada del confronto e della contrattazione. Mi auguro che il prossimo governo possa continuare questo lavoro che in un anno ci ha permesso di portare a casa tanti buoni risultati». Intervenendo direttamente sul fronte pensioni, la segretaria della Cisl lancia una “frecciatina” ai colleghi della Cgil e in particolare alle critiche che Susanna Camusso ha da poco confermato contro il Governo Gentiloni e indirettamente anche agli altri sindacati. «Nel 2016 c’è stata l’Ape sociale, mentre quest’anno l’abbiamo allargata ad altri lavoratori. Inoltre abbiamo messo mano alla legge Fornero, affermando che non tutti i lavori sono uguali e distinguendo diverse forme di flessibilità in uscita. Abbiamo siglato da ultimo il contratto del pubblico impiego. Tutto grazie alla contrattazione e al confronto». Poco prima la Furlan aveva infatti spiegato come «la morale è che attraverso la contrattazione si fanno le riforme vere, pensando ai lavoratori non come spettatori ma come protagonisti. I risultati che abbiamo portato a casa quest’anno sono importanti», tirando “le orecchie” alla collega Camusso. (agg. di Niccolò Magnani)

IL TIMORE DEL PARTITO PENSIONATI

“Appena qualcuno si accorge che lo Stato deve fare cassa, punta sempre sui pensionati .Questo è pericoloso, molto pericoloso. I pensionati non possono essere il bancomat per tutte le evenienze”. È quanto afferma in una nota Luigi Ferone, vicesegretario del Partito nazionale pensionati in un comunicato. Le recenti dichiarazioni di Luigi Di Maio a proposito della possibilità di tagliare le pensioni d’oro desta preoccupazioni per Ferone, visto che c’è il rischio che i tagli possano riguardare una fascia consistente di pensionati, anche con assegni inferiori ai 5.000 euro indicati dal candidato Premier del Movimento 5 Stelle. “Prima di applaudire al primo demagogo che passa per strada, meglio riflettere. Perché sempre e comunque, si vogliono mettere le mani nelle tasche dei pensionati? Non si ha certezza di nulla. In qualsiasi momento, secondo la logica che si sta imponendo, tutto può essere rivisto e a qualcuno potrebbe anche venire in mente che, applicando il metodo contributivo a tutti i pensionati, si risparmierebbero 46 miliardi”, si legge ancora nel testo del comunicato pubblicato da firenzepost.it.

Ferone spiega quindi che secondo il Partito pensionati piuttosto che pensare a tagli agli assegni bisognerebbe aumentare le pensioni, visto che sono “ferme da quasi 20 anni”. In particolare quelle più basse, che non sono poche ed è naturale chiedersi come poter vivere con circa 500 euro al mese. “I pensionati, purtroppo, non riescono neppure a recuperare quanto hanno pagato in una vita di contributi .Mettere continuamente in discussione i dritti ritenuti acquisiti, è un gioco perverso, che può colpire tutti, nessuno escluso”, sottolinea Ferone.

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