RIFORMA PENSIONI/ Cgil: 2018, obiettivo cambiare la Legge Fornero (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, ultimissime. Cgil: 2018, obiettivo cambiare la Legge Fornero. Tutte le novità e le news sui principali temi previdenziali di oggi, 28 dicembre

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Elezioni 2018, Silvio Berlusconi (Foto: LaPresse)

CGIL: 2018, OBIETTIVO CAMBIARE LA LEGGE FORNERO

Parlando a RadioArticolo 1, Nino Baseotto ha tracciato un bilancio sull’anno che sta per chiudersi e ha parlato dei temi che saranno cruciali nel 2018 per la Cgil. Secondo quanto riporta il sito di Rassegna Sindacale, ha anche parlato di pensioni, spiegando che le manifestazioni del 2 dicembre sono state solo l’inizio della mobilitazione, che ha l’obiettivo di “cambiare profondamente la Legge Fornero”. Il Segretario confederale della Cgil ha quindi detto che la battaglia andrà avanti quando ci sarà il nuovo Parlamento e il nuovo Governo. In particolare, al nuovo Presidente del Consiglio “diremo che una delle prime cose che la Cgil che metterà sul tavolo sarà quella di riprendere il filo del cambiamento della legge Fornero per dare una prospettiva previdenziale anche ai nostri giovani”, visto che il confronto tra Governo e sindacati dei mesi scorsi non ha portato a risultati concreti su questo fronte.

ISOPENSIONE, FINO A 7 ANNI DI ANTICIPO

Il Sole 24 Ore ricorda una novità importante in tema di pensioni in arrivo grazie alla Legge di bilancio. Dal 2018 a tutto il 2020, infatti, l’isopensione, introdotta dalla Legge Fornero, sarà estesa di tre anni, garantendo quindi la possibilità di poter andare in quiescenza con ben sette anni di anticipo. Si tratta in buona sostanza di una sorta di prepensionamento possibile in caso di accordo tra azienda e sindacati per gestire gli esuberi. Di fatto l’azienda eroga un assegno che dà la possibilità al lavoratore di mantenersi fino all’ingresso in pensione, versando oltretutto i contributi all’Inps necessari a far sì che non ci siano ricadute sul futuro assegno pensionistico. Al momento l’isopensione può essere utilizzata fino a quattro anni prima dell’effettivo pensionamento e l’estensione sicuramente potrebbe aiutare a gestire le situazioni aziendali più critiche. Tuttavia finora è stata poco utilizzata perché piuttosto costosa e dunque accessibile solo alle grandi imprese.

LA PROMESSA DI BERLUSCONI NON GRADITA

Si avvicina lo scioglimento delle Camere, tappa del percorso che porterà alla nascita della nuova legislatura a seguito delle elezioni politiche. Consultazioni in cui la battaglia tra i partiti sarà scandita da programmi che contengono anche promesse sulle pensioni. C’è chi, come Matteo Salvini, promette la cancellazione della Legge Fornero in cinque mesi, chi, come Luigi Di Maio, parla di rivedere le pensioni d’oro e chi, come Silvio Berlusconi, ritiene possibile alzare le pensioni minime a 1.000 euro. Una promessa elettorale che non convince molti degli appartenenti al gruppo Facebook 41xtutti lavoratori uniti. In primo luogo perché viene da chi ha comunque votato a favore della riforma delle pensioni del 2011, che tanti disagi ha causato a chi, dopo 41 anni di lavoro, spera di poter accedere alla pensione, ma deve invece attendere di poter soddisfare i requisiti anagrafici o contributivi richiesti.

Ma c’è anche chi non è d’accordo a innalzare tutte le pensioni minime a 1.000 euro. Importi così bassi, infatti, sono spesso frutto di pochi contributi versati oppure di “agevolazioni” come le baby pensioni. Dunque, si potrebbe arrivare a una situazione piuttosto paradossale. Chi ha lavorato pochi anni, non solo continuerebbe a godere di una pensione non parametrata ai contributi versati che ha cominciato a incassare in età piuttosto giovane, ma si vedrebbe aumentare l’importo della propria pensione; il tutto mentre c’è chi ha iniziato a lavorare da giovane e dopo oltre 40 anni di contributi versati dovrebbe ancora attendere per accedere alla quiescenza. È facile quindi comprendere l’avversione per la promessa di Berlusconi.

OPZIONE DONNA, LA LOTTA NON È FINITA

L’arrivo delle feste natalizie è coinciso anche con l’approvazione della Legge di bilancio al Senato. Sono così tramontate le possibilità di vedere prorogata Opzione donna. Per questo motivo il Movimento Opzione donna, dopo 17 giorni, ha deciso di interrompere lo sciopero della fame a sostegno della richiesta di prorogare al 2018 il regime sperimentale di pensionamento anticipato introdotto nel 2004. Con un post sulla pagina Facebook del Movimento, una delle amministratrici, Lucia Rispoli, ha scritto: “Diciassette giorni di sciopero della fame per la difesa del diritto alla Proroga di Opzione Donna al 2018. Non li dimenticate, ripartiamo insieme da qui”. La battaglia non sembra dunque finita, ma sarà probabilmente da rimandare alla prossima legislatura, visto che le camere stanno per essere sciolte.

LA PERDITA PER CHI SCEGLIE IL PART-TIME

Con l’innalzamento dell’età pensionabile previsto a partire dal 2019 il part-time potrebbe essere una scelta che potrebbe farsi interessante per i lavoratori over 60, di modo che possano sentire meno la fatica. La tecnica della scuola scrive che in effetti tra gli insegnanti riscuote un certo successo negli ultimi tre o quattro anni di servizio. Se questa scelta non influisce sui requisiti necessari per accedere alla quiescenza, di certo qualche conseguenza la si ha sul futuro assegno pensionistico, in quanto i contributi versati negli anni di part-time sarebbero inferiori a quelli che si sarebbero effettuati nel caso di permanenza a tempo pieno. “È necessario specificare, a scanso di equivoci, che la parte di assegno pensionistico ricavata con il sistema retributivo non viene assolutamente decurtata, anche qualora si concludesse la carriera lavorativa in regime di part-time”, si legge sul quotidiano della scuola on line.

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