RIFORMA PENSIONI/ La pensione di inabilità per amianto (ultime notizie)

- Niccolò Magnani

Riforma Pensioni, ultime notizie di oggi 12 settembre 2017: età pensionabile, lavoro di cura e ultimi aggiornamenti live. La pensione di inabilità per amianto

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Furlan, Barbagallo e Camusso (Lapresse)

LA PENSIONE DI INABILITÀ PER AMIANTO

Continua la messa a punto della Legge di bilancio, che potrebbe contenere anche novità dal punto di vista delle pensioni. A questo proposito Avvenire ricorda che l’anno scorso con la manovra è stata introdotta una nuova forma di pensione di inabilità, riservata a chi ha lavorato con esposizione all’amianto. Tra pochi giorni, esattamente il 16 settembre, cadrà la scadenza per presentare la domanda per ricevere tale prestazione. Si tratta di una scadenza “eccezionale”, posto che solitamente la domanda andrebbe presentata il 31 marzo. L’articolo del quotidiano della Cei ricorda che, oltre ai requisiti soggettivi con certificazione, occorre aver versato almeno 5 anni di contributi in una delle varie gestioni dell’Inps per poter aver diritto alla prestazione, che non è compatibile con lo svolgimento di attività lavorative di qualsiasi natura, con il possesso di una rendita Inail per la stessa patologia e con altri benefici pensionistici.

APE VOLONTARIA, MA QUANTO COSTA?

Secondo un report approfondito pubblicato dal Il Sole 24 ore sul tema “pensioni e Ape volontaria”, i costi dell’intera operazione voluta fortemente dal Governo sono stabiliti e fissati. L’Ape di fatto permette di spalmare la pensione su un tempo più lungo, con alcuni punti fissati: « Con la pensione si dovrà certo restituire il capitale e questo taglia l’importo dell’assegno, ma i costi veri e propri sono: interessi, commissione al fondo di garanzia contro la mancata restituzione e assicurazione sul rischio di premorienza», spiega il quotidiano economico. In più, l’aiuto fiscale promesso dal governo con detrazione al 50% interverrò fino ad un costo dell’1,4% all’anno. «Il costo dell’anticipo relativo agli interessi è stato scelto al posto del penalizzazione ?sull’importo della pensione come si prospettava nelle ipotesi alternative: la differenza, per la collettività, è che l’anticipo pensionistico è finanziato dalle banche e non pesa sul deficit», si legge nell’analisi del Sole 24 ore sui costi finali dell’Ape volontaria.

IL 13 SETTEMBRE NUOVO CONFRONTO GOVERNO – SINDACATI

Negli ultimi giorni il Governo e le parti sociali sono tornati a discutere di riforma delle pensioni con alcune proposte sulle quali lavorare per dar vita alla cosiddetta seconda fase. Tra le proposte sul tavolo la più interessante sembra essere quella relativa allo sconto contributivo di sei mesi per le donne per ogni figlio a carico. Tuttavia i sindacati l’hanno ritenuta insufficiente in quanto andrebbe ad interessare una piccolissima fetta di lavoratrici (solo quelle che accedono all’Ape Sociale). Questa tematica, dunque, sarà oggetto assieme a tante altre del prossimo confronto fissato per mercoledì 13 settembre 2017. Intanto Annamaria Furlan, segretaria generale Cisl, ha così commentato la vicenda: “Noi abbiamo bisogno di due tipi di intervento: da una parte di riconoscere a livello universale il valore sociale ed economico della maternità per tutte le donne che hanno figli; dall’altro, prevedere una contribuzione figurativa anche per chi uomo o donna si dedica al lavoro di cura e di assistenza di un familiare. La proposta del Governo? Assolutamente insufficiente”. (agg. di Francesca Pasquale)

APE, MANCANO LE ISTRUZIONI DALL’INPS

Secondo quanto riportato dal Sole 24 ore, il decreto Ape firmato una settimana fa dal Governo Gentiloni è tutt’altro che in rapida risoluzione e via libera: si attende intano la registrino alla Corte dei Conti e poi la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. A quel punto servono 30 giorni per la firma delle convenzioni con le banche e le assicurazioni (Abi e Ania, rispettivamente) per garantire appieno la formula prevista dell’Ape volontaria. «Misure essenziali per conoscere con precisione i costi dell’operazione, in particolare il tasso di interesse «in relazione all’evoluzione dei parametri di riferimento». Le convenzioni sono in bozza ed è difficile che tutto l’iter si concluda prima di metà ottobre. Poi dovranno essere gli istituti e le compagnie ad aderire agli accordi per la concessione del finanziamento e delle garanzie assicurative», riporta il quotidiano economico. Da ultimo, mancano (e sono attese in settembre) le istruzioni dell’Inps, incaricato a certificare il diritto all’anticipo finanziari e a gestire la pratica reale dell’intero Anticipo Pensionistico e del resto delle pensioni di vecchiaia.

GHISELLI, CGIL: “L’APE VOLONTARIA È STRUMENTO ONEROSO”

Non si ferma la critica dei sindacati contro le ultime misure del governo, nonostante le trattative proseguano senza barricate (finora) tra Poletti e le sigle nazionali: dopo la Cisl, vediamo la polemica sollevata dalla Cgil questa volta sul fronte dell’Ape volontaria. Come ricordato da Roberto Ghiselli, segretario confederale Cgil, l’Ape firmata da Gentiloni nel recente decreto «non è un anticipo di pensione, contrariamente a quanto affermato dalla sottosegretaria alla presidenza del Consiglio Boschi, ed è tutt’altro che operativa». Il sindacalista specifiche che si tratta infatti un mero «prestito bancario oneroso per i lavoratori, che dovrà essere restituito per intero con tanto di costi per interessi e garanzie assicurative». Non solo, secondo la Cgil questo ultimo strumento è tutt’altro che operativo da subito visto che mancano ancora gli accordi con banche e assicurazioni: «mancando ancora la registrazione della Corte dei Conti, la pubblicazione, la circolare Inps e, soprattutto, le convenzioni con il sistema bancario ed assicurativo, con tutte le insidie che ciò può nascondere soprattutto in termini di tassi d’interesse da applicare a carico dei lavoratori».

FURLAN, “ASPETTATIVA DI VITA VA RIVISTA”

Il segretario della Cisl interviene ancora una volta sul fattore aumento età pensioni, in particolare sulle misure da prendere per le donne lavoratrici: «Le donne italiane sono quelle che vanno in pensione più tardi rispetto al resto dell’Europa e proprio per questo nell’ accordo raggiunto più di un anno fa con il Governo abbiamo condiviso un punto ben preciso e cioè che l’aspettativa di vita va rivista». In una intervista a Radio Anch’io nel weekend appena passato, la leader del sindacato “bianco” rilancia sul fronte dell’aspettativa di vita, ribadendo: «Non abbiamo chiesto la cancellazione dell’aspettativa di vita ma di rivederne il meccanismo a partire da quei lavoratori e da quelle lavoratrici per cui l’aspettativa di vita è un pò più bassa rispetto a quello che le statistiche prevedono. Il meccanismo è tale che se l’aspettativa di vita sale, sale l’età pensionabile, ma se l’aspettativa scende, non diminuisce l’età pensionabile: è per questo che il meccanismo va riaggiornato».  Non solo, la Furlan aggiunge a questo che a causa della crisi economica tutte le statistiche hanno, «purtroppo accertato che c’è un aumento della mortalità perché le persone si curano meno e non c‘è dubbio che vi sono lavori particolarmente gravosi. La discussione comunque è ancora aperta e i bilanci si fanno sempre alla fine. Io mi auguro che i prossimi incontri servano a sciogliere i nodi ancora non risolti».

SINDACATI CRITICI SULL’AUMENTO ETÀ PENSIONABILE

Dopo il vertice di ieri sia la Cisl che la Cgil sono molto critici e distanti dal governo riguardo il tema caldo dell’aumento dell’età per le pensioni: sia Camusso che Furlan hanno infatti ribadito che il tema non è più eludibile, «è un punto dirimente, un aspetto fondamentale per valutare il confronto, perché dal prossimo anno tutte le donne andranno in pensione a 66 anni e 7 mesi e se non riusciremo a bloccare il meccanismo diabolico dell’aspettativa di vita sarà anche peggio». Sul fronte Ape social invece, il Governo ha ribadito con il ministro Poletti che vi è un numero di domande da parte delle donne significativamente più basso rispetto agli uomini, in ragione della carriera e dei versamenti previdenziali.

LAVORO DI CURA, LA PROPOSTA DELLA UIL

La riforma pensioni nella sua seconda fase operativa stabilita dal Governo, vede una “battuta d’arresto” sul fronte del lavoro di cura: d’arresto intesa per quanto i sindacati non sono per nulla in accordo con l’Esecutivo, come riaffermato durante il vertice al Ministero del Lavoro venerdì scorso. Secondo i sindacati occorre muoversi nel solco di quanto stabilito dalla Riforma Dini del 1995, ovvero con la possibilità di chiedere l’accredito dei contributi pensionistici figurativo per le assenze dal lavoro per assistenza e lavoro di educazione fino al sesto anno di età del proprio figlio in ragion di 170 giorni per ciascun figlio. In particolare la Uil ha formulato e presentato una proposta precisa e con questo obiettivo: «Per una reale flessibilità occorre prevedere 12 mesi di anticipo rispetto all’età legale per l’accesso alla pensione di vecchiaia per tutte le lavoratrici che abbiano avuto o adottato un figlio. Tale anticipo va accresciuto di 4 mesi per ogni figlio oltre il primo, fino a un massimo di 2 anni». Unito a questo, il sindacato chiede anche di ridurre l’importo “soglia” per l’accesso alla pensione contributiva anticipata a 63 anni e 7 mesi.

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