Riforma pensioni 2017/ Boccia: cambiare la Legge Fornero costa tropp

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni 2017, oggi 22 settembre. Boccia: cambiare la Legge Fornero costa troppo. Tutte le novità e le ultime notizie sui principali temi previdenziali

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BOCCIA: CAMBIARE LA LEGGE FORNERO COSTA TROPPO

Oggi il Governo dovrebbe approvare la nota di aggiornamento del Def, con la quale saranno con tutta probabilità riviste al rialzo le stime di crescita dell’economia. Resta da capire se il margine in più possa essere utilizzato per varare misure previdenziali nella Legge di bilancio. Su questo punto Vincenzo Boccia, intervistato da Circo Massimo, la trasmissione di Radio Capital, è tornato a ribadire che “se abbiamo un problema di risorse limitate, dobbiamo fare una scelta: o metterle sui giovani o sulle pensioni”. E per il Presidente di Confindustria non c’è dubbio circa quella che deve essere la priorità: i giovani, anche perché “rimettere mano alla riforma Fornero comporta un problema di sostenibilità dei conti pubblici”. Dal suo punto di vista, quindi, di pensioni se ne potrà riparlare più avanti, quando la crescita economica si sarà rafforzata.

POLETTI, “NUOVO CONFRONTO DOPO IL DEF”

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha risposto a distanza al documento dei sindacati rilanciato in queste ore sul tema pensioni: «Avevamo convenuto che le organizzazioni sindacali avrebbero messo a punto la loro posizione e ce l’avrebbero comunicato. Il documento è arrivato e lo valuteremo». Il documento atteso dunque è arrivato e su quello si imposterà il prossimo confronto che viene ancora una volta non stabilito con una data, bensì con una tempistica dettata dall’agenda politica imminente. «Quando avremo valutato anche la dimensione economica degli impatti di queste misure dopo l’approvazione del Def, avremo occasione di confrontarci», conclude Poletti contattato dall’Ansa al ministero del Lavoro. Nelle prossime settimane sarà dunque impostato un nuovo tavolo d’incontro che partirà proprio da quel dossier presentato dai sindacati nazionali sulla seconda fase della riforma Pensioni. (agg. di Niccolò Magnani)

DAMIANO COMMENTA LE PROPOSTE DEI SINDACATI

Secondo Cesare Damiano, “è importante che Cgil, Cisl e Uil abbiano presentato una piattaforma unitaria per gestire la Fase 2 del Verbale sottoscritto lo scorso settembre con il Governo”. L’ex ministro del Lavoro evidenzia quindi quelli che secondo lui sono i punti di convergenza con le proposte dei sindacati in tema di pensioni. Anzitutto, la richiesta di evitare che vi sia un aumento dell’età pensionabile a partire dal 2019. In secondo luogo, per Damiano è giusto riconoscere “periodi di contribuzione previdenziale figurativa per i lavori di cura” svolti dalle donne. “Infine, concordiamo con i sindacati sulla riduzione, per chi ha il contributivo, della soglia prevista di 1,5 volte l’assegno sociale per accedere alla pensione di vecchiaia e di 2,8 volte per chi sceglierà di andare in pensione a 63 anni con 20 anni di contributi”. 

PEDRETTI: MODIFICHE ALLA LEGGE FORNERO SIANO SIGNIFICATIVE

Ivan Pedretti ha partecipato alla Festa regionale di LiberEtà, il giornale dello Spi-Cgil, in programma a Pistoia, proprio nel giorno in cui i sindacati hanno presentato la loro proposta unitaria in tema di pensioni. Secondo quanto riporta toscanatv.com, il sindacalista ha spiegato che “occorrono modifiche alla legge Fornero che abbiano un carattere significativo anche di riforma e di cambiamento, che provino a rispondere ai problemi dei lavoratori e degli anziani”. In particolare, dal suo punto di vista servono degli interventi per i giovani e coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996, per i quali varrà il sistema contributivo pieno al momento di andare in pensione. “Vogliamo garantire loro la possibilità di avere una pensione di garanzia e che quei contributi che perdono li ritrovino, evitando di creare nuovi poveri”, ha detto Pedretti, che ha evidenziato la necessità di intervenire anche per favorire le donne che svolgono importanti lavori di cura.

I SINDACATI SCRIVONO AL GOVERNO

I sindacati in un comunicato congiunto hanno notificato al governo le condizioni per proseguire nella contrattazione della seconda fase della riforma delle pensioni. Va innanzitutto sciolto il nodo dell’aumento dell’età pensionabile: i sindacati vorrebbero che la decisione sull’adeguamento alla speranza di vita tornasse nell’alveo del confronto tra le parti, non lasciata agli automatismi amministrativi. Per i sindacati però bisognerebbe anche differenziare l’età di uscita, magari in base alla tipologia di lavoro. E così per quella che era l’anzianità. Cgil, Cisl e Uil dunque sollecitano il blocco dell’adeguamento all’aspettativa di vita e vogliono studiare un nuovo criterio per rispettare le diversità e peculiarità dei lavoratori. Nella nota congiunta hanno anche chiesto il riconoscimento di un anticipo per l’accesso alla vecchiaia per tutte le lavoratrici fino a tre anni. Sulle richieste dei sindacati però pesa il veto di Padoan, secondo cui non ci sono le risorse per intervenire su nulla che non sia rilancio dell’economia e tutela del lavoro giovanile. (agg. di Silvana Palazzo)

LE RICHIESTE DEI SINDACATI AI PARLAMENTARI 

Cgil, Cisl e Uil dell’Emilia Romagna hanno incontrato i parlamentari locali per discutere del confronto aperto tra Governo e sindacati sugli interventi previdenziali da inserire nella Legge di bilancio. Le organizzazioni sindacali hanno riferito sull’andamento degli incontri, spiegando che i lavoratori si attendono una modifica della Legge Fornero che li sta penalizzando non poco, allontanando il traguardo della pensione. Traguardo che potrebbe essere ulteriormente portato in là nel tempo considerando che dal 2019 i requisiti pensionistici potrebbero essere innalzati per via dell’aspettativa di vita. Secondo i sindacati, quindi, sarebbe importante riuscire a bloccare questo meccanismo, che potrebbe sfavorire i giovani. Inoltre, dal loro punto di vista è importante far sì che ci siano degli interventi per le donne, per riconoscere il lavoro di cura ai fini pensionistici, ampliare la platea dei beneficiari dell’Ape social, introdurre la pensione di garanzia per i giovani, riconoscere la flessibilità in uscita nel sistema contributivo, procedere alla riforma della governance dell’Inps, aumentare la diffusione della previdenza complementare, rivedere il meccanismo di rivalutazione delle pensioni.

Secondo quanto riferisce il sito di Rassegna sindacale, i parlamentari presenti, gli onorevoli Arlotti, Baruffi, De Maria e Maestri e il senatore Pagliari, “hanno convenuto sull’esigenza di dare risposte sui temi previdenziali alle lavoratrici, ai lavoratori, alle pensionate e ai pensionati riconoscendo la fondatezza delle richieste sindacali, pur sottolineando le difficoltà legate allo stanziamento delle risorse e all’accoglimento di tutte le richieste sindacali”. 

IL DATO CHE NON AIUTA IL BLOCCO DELL’ETÀ PENSIONABILE

Tra le richieste dei sindacati al Governo in tema previdenziale vi è anche quella di bloccare l’aumento dell’età pensionabile che potrebbe essere portata a 67 anni dal 2019. Chi si oppone a questo incremento spesso ricorda che in Italia già si va in pensione più tardi che in altri paesi europei. A questo proposito, lavoce.info ha effettuato un fact checking sulle dichiarazioni di Massimo Giannini durante la prima puntata di diMartedì. Il giornalista aveva detto che l’Italia è già avanti alla Germania per quel che riguarda l’età pensionabile. Lorenzo Borga ricorda che ciò è vero in termini di età pensionabile sulla carta. Tuttavia, le cose cambiano quando si va a vedere quando effettivamente i lavoratori vanno in pensione: i dati Inps dicono infatti che l’età di pensionamento è inferiore ai 63 anni. Un dato inferiore alla media europea

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