SCUOLA-LAVORO/ Il percorso da migliorare per 1,5 milioni di ragazzi

- Giorgio Spanevello

Con l’inizio del nuovo anno scolastico, verrà portato a regime il sistema di Alternanza scuola-lavoro, che coinvolge ben 1,5 milioni di studenti. GIORGIO SPANEVELLO

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Con l’anno scolastico 2017/18, iniziato nei giorni scorsi, verrà portato a regime il sistema di Alternanza scuola-lavoro (Asl) introdotto obbligatoriamente nel sistema formativo nazionale con la legge 107/15. Le classi quinte di licei, istituti tecnici e professionali completeranno quindi il loro percorso rispettivamente di 200 e 400 ore dedicate a progetti scritti e organizzati in collaborazione tra scuola, mondo del lavoro e altri enti.

In un sistema formativo da sempre impegnato in importanti sperimentazioni che poi non vedevano una reale ricaduta sui grandi numeri, l’Asl è la prima vera operazione di sistema che coinvolge, oltre agli istituti scolastici, tutto il mondo dell’impresa, delle istituzioni e dell’associazionismo. Un numero per tutti: sono coinvolti nelle varie attività 1,5 milioni di studenti italiani. Al di là di valutazioni generali e di problematiche evidenziate nei primi anni dell’esperienza, che in gran parte possono essere annoverate tra i “difetti di gioventù” del sistema e per le quali è forse prematura un’analisi definitiva, è importante fissare l’attenzione su alcuni punti basilari per procedere.

Il primo punto riguarda l’approccio dal punto di vista dell’istituzione scolastica. La progettazione dei percorsi di Asl non può non essere accompagnata da una profonda rivisitazione delle progettazioni dei curricoli scolastici interessati e delle progettazioni annuali del Consiglio di Classe. Le attività di alternanza programmate sono a tutti gli effetti attività formative al pari di altre – lezioni frontali, esercitazioni laboratoriali, ecc. -. In un sistema scolastico da sempre preoccupato principalmente di “riuscire a svolgere compiutamente il programma ministeriale” è un cambiamento epocale. Purtroppo a oggi ancora in molti Istituti e Consigli di Classe non si effettua una vera progettazione collegiale privilegiando le programmazioni delle singole discipline. In un contesto di questo tipo si comprendono le difficoltà lamentate da molti docenti impegnati nel processo di innovazione nel trovare spazi e collaborazione dei colleghi.

Quello che è richiesto non è solo un cambiamento di argomenti da trattare a lezione, ma l’introduzione di metodologie didattiche innovative accompagnate da un appropriato sistema di valutazione. L’Asl diventa quindi lo stimolo per l’applicazione a lungo sperimentata delle “didattiche per competenze” e di un auspicato “lavoro di squadra” all’interno dei Consigli di Classe, dei Dipartimenti e dei Collegi Docenti. Un ulteriore passo richiesto è l’apertura del processo di progettazione a indicazioni e competenze che provengono dal mondo della produzione e in generale dalla società. Principalmente, quindi, il processo sarà lungo e spesso affidato alla buona volontà e all’entusiasmo di molti docenti, ma già si stanno vedendo i primi cambiamenti. L’introduzione nella nuova normativa dell’esame di stato (che vedrà l’applicazione nel 2019) della valutazione delle competenze acquisite in Asl, come pure le varie azioni formative e linee giuda messe in campo dal Miur e dalle associazioni datoriali, sono interventi che vanno nella giusta direzione.

Il secondo punto di attenzione riguarda la qualità formativa delle attività di Asl e dei tirocini in esse inseriti. L’enorme numero di studenti impegnati, conseguente all’obbligatorietà delle attività di Asl ha comportato un impatto sul sistema produttivo – non adeguatamente preparato al nuovo scenario – che in alcuni casi si è trasformato in un rifiuto dell’azienda a collaborare e in altri nell’organizzazione di attività di tirocinio di basso livello. Il problema, peraltro facilmente prevedibile a priori, è stato risolto generalmente ricorrendo ad attività di “azienda simulata” e a progettazioni che prevedessero una cospicua parte delle attività effettuate fuori azienda, come attività preparatorie al tirocinio. È comunque fondamentale che il processo innovativo introdotto dall’Asl coinvolga imprese, enti ed associazioni non solo nella parte di progettazione, ma anche e soprattutto nella formazione del personale interno coinvolto.

La figura del Tutor aziendale come formatore dello studente in azienda risulta quindi fondamentale e comporta competenze di tipo educativo che attualmente non fanno parte del bagaglio di un tecnico. Anche in azienda è quindi fondamentale un cambiamento di organizzazione e un aggiornamento continuo anche sui temi della formazione. È chiaro che il nostro sistema industriale, composto principalmente da piccole aziende, trovi un’enorme difficoltà nel dedicare risorse di personale ai temi della formazione, ma cercare forme di collaborazione di territorio potrebbe essere la giusta via per suddividere l’impegno e renderlo meno gravoso. L’elemento su cui comunque non devono essere accettate deroghe è l’impostazione che vede gli studenti come persone in formazione e quindi privilegia in modo assoluto l’aspetto formativo delle attività rispetto alla produzione.

L’ultimo punto – ma ce ne sarebbero sicuramente molti altri da trattare – è legato a una “visione di territorio”. La formazione in generale è un campo che nella nostra realtà è stato da sempre delegato all’azione di singole istituzioni scolastiche, spesso con rapporti di collaborazione molto limitati tra loro e interazioni con il sistema industriale e in generale con il resto delle istituzioni molto parcellizzate, legate quasi sempre a rapporti personali. L’Alternanza scuola-lavoro necessita al contrario di azioni e collaborazioni tra enti di tipo diverso non solo interni alla filiera formativa. Solo se si riuscirà a creare una sorta di coordinamento di territorio potranno essere instaurati rapporti operativi efficaci ed efficienti e si riuscirà a ridurre l’impatto economico-organizzativo sui singoli enti impegnati nei processi formativi.

Sistemi di formazione degli operatori condivisi su base territoriale, laboratori di diffusione tecnologica di tipo aperto, coordinamento delle azioni, sono elementi che a lungo sono stati promossi, spesso con risultati modesti dovuti alla scarsa collaborazione tra attori diversi, ma che possono e devono essere rinvigoriti e razionalizzati anche sulla spinta del nuovo sistema di Asl.

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