Riforma pensioni/ Il costo delle proposte dei sindacati (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni 2017. Il costo delle proposte dei sindacati. Tutte le novità e le ultime notizie sui principali temi previdenziali di oggi, 26 settembre

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Cesare Damiano (Lapresse)

IL COSTO DELLE PROPOSTE DEI SINDACATI

Secondo alcune indiscrezioni di stampa, il Governo non sarebbe propenso a inserire misure previdenziali nella Legge di bilancio. Il perché è presto detto: costerebbero troppo rispetto alle risorse disponibile. Il Sole 24 Ore ha calcolato quello che sarebbe l’impatto di alcune delle proposte dei sindacati in tema di pensioni. In particolare, evitare il blocco dell’aumento dell’età pensionabile che potrebbe scattare dal 2019 potrebbe costare fino a 5 miliardi di euro tra il 2019 e il 2020. L’ipotesi di un bonus contributivo da riservare alle donne (un anno per ogni figlio avuto, con un tetto massimo di tre anni) “innescherebbe una maggior spesa per 1-1,2 miliardi di euro l’anno nei primi tre anni di applicazione, per poi arrivare a una maggiore spesa a regime di 2,5 miliardi nei prossimi dieci anni. Dunque solo queste due misure richiederebbe tra i 3 i 4 miliardi di euro tra il 2019 e il 2020.

LEGA NORD PRONTA ALLA BATTAGLIA

Le indiscrezioni emerse negli ultimi giorni circa la volontà del Governo di escludere interventi sulle pensioni dalla Legge di bilancio hanno allarmato i sindacati, che hanno chiesto all’esecutivo di essere convocati per un nuovo confronto e in alcuni casi hanno anche minacciato mobilitazioni. Tuttavia pare che anche parte del mondo politico sia “sul piede di guerra”. Roberto Simonetti ha infatti scritto un tweet: “Nella nota di aggiornamento #DEF pare manchi capitolo #pensioni…sarà battaglia in LDS”. Dunque la Lega Nord considera importante che nella manovra ci siano misure riguardanti il sistema pensionistico. Simonetti nelle scorse settimane aveva anche presentato una proposta di legge per bloccare l’aumento dell’età pensionabile che potrebbe scattare dal 2019. E pare proprio che il Governo sia intenzionato a non fermare l’adeguamento dei requisiti pensionistici all’aspettativa di vita.

LE SPERANZE SU INTERVENTI PER LE DONNE

Non è certo migliorata la situazione per chi spera in interventi sulle pensioni nella Legge di bilancio dopo l’approvazione della nota di aggiornamento del Def. Ancora, infatti, non sono state dissipate le voci che vogliono il Governo pronto a chiudere la porta a ogni modifica dell’attuale sistema pensionistico. Secondo quanto scrive Repubblica, sembra certo che non verrà evitato l’aumento dei requisiti pensionistici a partire dal 2019 per via dell’aspettativa di vita. Tuttavia, non si dispera di poter vedere approvato qualche intervento puntuale, come quello riguardante le donne. In particolare, il quotidiano romano cita la possibilità di uno sconto contributivo di 4-6 mesi a figlio fino a 2 anni per le donne con particolari requisiti. Rispetto alle richieste sindacali, quindi, non sarebbero coinvolte tutte le italiane lavoratrici e gli “sconti” sarebbero inferiori.

PROROGA OPZIONE DONNA, LA POLEMICA SUL PART-TIME AGEVOLATO

Tra le misure di flessibilità pensionistica varate dal Governo Renzi c’è stato anche il part-time agevolato, che non è stato tuttavia molto utilizzato dagli italiani. Secondo quanto detto dal sottosegretario al Welfare Luigi Bobba, in risposta a un’interrogazione parlamentare, l’esecutivo valuterà se prorogare o meno questa misura. Una dichiarazione che non piace affatto al Movimento Opzione donna. Lucia Rispoli, sulla pagina Facebook del Movimento stesso, fa infatti notare che sarebbe ben più importante, visto che persone pronte a utilizzarla ci sarebbero, proroga Opzione donna, dando così modo a diverse italiane di accedere alla quiescenza con 35 anni di contributi e 57-58 di età. Oltretutto Opzione donna consente di avere un risparmio sul medio lungo termine per le casse dello Stato, visto che l’assegno pensionistico viene calcolato con il sistema contributivo pieno.

QUOTA 41, LA BATTAGLIA DEI PRECOCI CONTINUA

Non sembra al momento che il Governo sia propenso a inserire nella Legge di bilancio interventi previdenziali incisivi, men che meno la Quota 41 richiesta dai lavoratori precoci. I quali, tuttavia, continuano a portare avanti la loro battaglia. Alcuni di loro hanno partecipato nel fine settimana a Italia 5 Stelle, l’evento organizzato a Rimini dal Movimento 5 Stelle, con il fine proprio di ricordare ai pentastellati l’importanza di cambiare la Legge Fornero. In altre parti d’Italia, invece, è proseguita la raccolta firme a sostegno della petizione per chiedere che il Ddl Damiano, che contiene anche la Quota 41, possa essere discusso in Parlamento. Per i lavoratori precoci resta comunque importante cercare di bloccare l’aumento dei requisiti pensionistici previsto a partire dal 2019. Il rischio, infatti, è che vedano slittare ulteriormente in avanti nel tempo la possibilità di accedere alla quiescenza.

I CONSIGLI DI DAMIANO A GENTILONI

Cesare Damiano ha voluto dare dei “consigli” al Premier Paolo Gentiloni sugli interventi previdenziali da inserire nella Legge di bilancio. L’ex ministro del Lavoro, in una nota, ha infatti ricordato che il Presidente del Consiglio ha di fatto lasciato intendere che il Governo è aperto alla discussione sul tema, ma che occorre fare i conti con le risorse scarse che ci sono a disposizione. In particolare, Damiano ha spiegato di ritenere che “il tema dell’innalzamento dell’età pensionabile debba essere affrontato prima della fine della legislatura”, senza però “farsi fuorviare dalle dichiarazioni allarmistiche del Presidente dell’Inps che ha parlato di un costo di 141 miliardi nel caso di un intervento sull’età pensionabile. Una cifra sparata a freddo nel dibattito, in modo terroristico, senza sapere se si stesse parlando di un blocco per tutti e per sempre del meccanismo di innalzamento dell’età pensionabile, o di una sua semplice rimodulazione, o di un suo rallentamento”.

Il Presidente della commissione Lavoro ha quindi ricordato al Premier che potrebbe considerare “il calo dell’aspettativa di vita, registrato inaspettatamente nel 2015, che pare confermato per il 2017, al fine di limitare la prevista crescita di 5 mesi che porterebbe il momento della pensione di vecchiaia dagli attuali 66 anni e 7 mesi a 67 anni”. In alternativa, potrebbe “rimandare al 2018 la decisione, che dovrebbe invece avvenire entro la fine di quest’anno attraverso una semplice Direttiva amministrativa, per avere il tempo di esaminare il funzionamento di un meccanismo che non contemplava il calo della aspettativa di vita”. 

RIFORMA PENSIONI, I SINDACATI INSISTONO SULLE PROPOSTE

Le ultime indiscrezioni dicono che sulle pensioni nella Legge di bilancio non ci saranno interventi. Tuttavia i sindacati continuano a ritenere importante il varo di interventi previdenziali. Il Consiglio generale della Cisl, riunito a Torino, ha approvato un documento in cui si ribadisce la necessità di “completare l’intesa sulla previdenza, offrendo in prospettiva un miglioramento del sistema pensionistico alle generazioni più giovani, valorizzando il lavoro di cura e il valore della maternità per le donne, allargando la base di adesione alla previdenza complementare, ottenendo un nuovo sistema di perequazione delle pensioni in essere”. Il documento, di cui Il diario del lavoro ha riportato alcuni stralci, segnala anche l’importanza di evitare “che dal 2019 il possibile incremento dell’aspettativa di vita sposti in avanti il requisito di età o contributi per accedere alla pensione”. 

La Uil, invece, attraverso Domenico Proietti, ha segnalato come la proposta unitaria dei sindacati stia “incontrando un consenso diffuso nel Paese e un’attenzione tra tutti i gruppi parlamentari”, visto che contiene misure “ragionevoli e che rendono più equo il sistema”. Il Segretario confederale della Uil ha ricordato al Governo che “deve rispettare il verbale di intesa dello scorso settembre ed affrontare con concretezza i punti presentati per dare una risposta alle attese di milioni di lavoratrici e di lavoratori e pensionati”. La Cgil ha più volte ipotizzato mobilitazioni per fare pressione sull’esecutivo. Ivan Pedretti, Segretario generale dello Spi, su Facebook ha ricordato che “il Ministro del lavoro ci deve riconvocare il prima possibile e soprattutto ci deve dare delle risposte”. Vedremo se questo avverrà in tempi brevi.

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