Riforma Pensioni 2017/ Sindacato Medici: “no aumento età pensione per le donne” (ultime notizie)

- Niccolò Magnani

Riforma Pensioni 2017: ultime notizie di oggi 8 settembre 2017, aggiornamenti live e novità sulla rivalutazione degli assegni dal 2019. Distanze Poletti-sindacati e aumento età pensionabile

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Giuliano Poletti (Lapresse)

SINDACATI MEDICI, “STOP AUMENTO ETÀ PENSIONABILE PER DONNE”

Con un lungo comunicato interviene sulla vicenda pensioni e aumento età pensionabile anche il sindacato dei Medici Italiani (Smi) con le parole del segretario generale Pina Onotri. «È uno scandalo innalzare ancora l’età pensionabile per le donne. Invece di tutelarle si insiste con interventi pubblici», afferma senza mezzi termini la sindacalista. «Una decisione ingiustificata – ha aggiunto – è anche incomprensibile che riduce le tutele sulle donne, oltretutto con la sfacciata giustificazione di una equiparazione con gli uomini che, oltretutto, non ha riscontro nella realtà del mondo del lavoro. Ancora oggi esiste un gap negativo enorme sui salari, i compensi professionali, e la tutela dei diritti». Come già riferito al Governo, lo Smi sostiene che non si può costringere le professionisti nel campo sanitario a stare a quella età in prima linea, in settori alquanto frenetici come gli ospedali o cliniche. «questa decisione ha serie ripercussioni anche sulla occupazione, per esempio, per i molti giovani che cercano lavoro e che avranno un ulteriore ostacolo da questo blocco. È una scelta grave e che vedrà la nostra ferma opposizione», conclude il comunicato del Sindacati Medici.

FRATOIANNI CONTRO AUMENTO ETÀ PENSIONABILE

Nicola Fratoianni intervenendo a Rai News24 ha voluto rilanciare la sfida al Pd di Renzi, in vista della prossima campagna elettorale, sul tema delle pensioni: dopo la conferma dell’aumento dell’età pensionabile a partire dal 2019 (con il contemporaneo aumento dell’aspettativa di vita, ndr) Sinistra Italiana segue l’esempio dei sindacati e attacca la volontà del governo di non mettere un freno a tale aumento. «Continuo a ribadirlo: lavoriamo troppo tempo, per troppe ore ogni anno e per troppi anni, molto piu’ degli altri, con stipendi e pensioni molto piu’ basse». Secondo il segretario che ha “rilevato” Sel di Vendola l’obiettivo sul tema pensionistico è chiaro: «C’e’ bisogno – conclude – di rimettere mano urgentemente al tempo di lavoro, e ridurlo. E’ un fatto di giustizia».

LA CAMUSSO “FURIOSA”

Dopo l’incontro di ieri tra sindacati e Governo sulla fase 2 della Riforma Pensioni, Susanna Camusso è “sbottata” con i giornalisti all’uscita spiegando che su molti punti «ancora non ci siamo», con gli accordi su età pensionabile e opzione Donna che sono ancora lontani dall’effettivo patto siglato. «Siamo ancora in un quadro di  incertezza, abbiamo chiesto di esplicitare le risorse da destinare al capitolo pensioni ma non ci sono state dette. Non siamo  quindi in grado di valutare la dimensioni degli interventi». Sul fronte del blocco della crescita dell’età pensionabile, legata inevitabilmente all’aumento dell’aspettativa di vita, la leader Cgil ha commentato, «Abbiamo detto – ha sottolineato la sindacalista – anche negli incontri precedenti che per noi quello è un punto fondamentale, anche in coerenza con le cose che con il governo abbiamo scritto l’anno scorso, perché nella fase due era previsto di discutere come intervenire. Quindi è chiaro che quello è il tema che più interessa i lavoratori e le lavoratrici su cui stanno aspettando una risposta».

POLETTI, “ACCORDO SU RIVALUTAZIONE PENSIONE”

Le distanze rimangono tra il Governo e i sindacati dopo un’altra giornata di vivaci trattative al Ministero del Lavoro sulla fase due della Riforma Pensioni: mentre restano perplessità sulla proposta del governo di tagliare fino ad un massimo di 2 anni di requisiti contributivi previsti dall’Ape sociale per le donne con figli (in pratica lo sconto avviene di 6 mesi ogni figlio avuto con un tetto massimo di 2 anni), il ministro Poletti ha affermato ieri in serata che un accordo con i sindacati è stato raggiunto. Sì, ma quale? «E’ sostanzialmente confermato l’impegno a tornare al meccanismo di rivalutazione degli assegni pensionistici precedente al blocco dell’indicizzazione introdotto con il Salva Italia nel 2012»: secondo il ministero del Lavoro si riproporrebbe a partire dal 2019 il meccanismo di adeguamento al costo della vita previsto da una legge precedente del 2000. L’accordo prevedeva di ritornare al sistema della legge 388 del 2000, precedente quindi al decreto Letta, che secondo i sindacati «tutela in modo migliore il potere di acquisto dei pensionati». La nuova forma di rivalutazione entrerebbe in vigore dal 2019: da ultimo Poletti ha aggiunto anche, sul fronte dell’Ape sociale come «c’è un numero di domande da parte delle donne significativamente più basso rispetto agli uomini, in ragione della carriera e dei versamenti previdenziali, quindi abbiamo ipotizzato fino due anni in meno per i requisiti contributivi previsti dall’Ape sociale per le donne con figli».

PETRICCIOLI, CISL: “STOP AUMENTO A 67 ANNI”

Dopo Annamaria Furlan e un altro membro importante della Cisl a mettere sul piatto il tema decisivo sulle pensioni dell’aumento dell’età pensionabile: «Il fatto che a gennaio 2018 per effetto della legge Fornero scatti l’unificazione dell’età per la pensione di vecchiaia tra uomini e donne a 66 anni e sette mesi, è un ulteriore motivo per intervenire sul sistema previdenziale, bloccando lo scorrimento in avanti dei requisiti pensionistici previsti nel 2019 in relazione all’avanzamento dell’aspettativa di vita», spiega il segretario confederale della Cisl, Maurizio Petriccioli, responsabile del dipartimento previdenza. Il problema dell’Italia tra le più “vecchie” in Europa a far uscire i propri lavoratori pensionati è un punto caldo che non potrà non essere affrontato nel dibattito delle nuove trattative previste per i prossimi giorni. Inoltre, sul fronte donne, ancora Petriccioli: «è più che necessario bloccare un ulteriore scorrimento in avanti dell’età pensionabile, sostenere le misure previste da opzione donna e prevedere, anche attraverso la contribuzione figurativa, una riduzione del requisito pensionistico che riconosca la maternità ed il lavoro di cura in modo da consentire un pensionamento anticipato per tante donne lavoratrici. Questa è una delle richieste del sindacato che porteremo anche domani nel confronto che avremo sui temi della previdenza con il Governo».

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