RIFORMA PENSIONI 2017/ Vittime del dovere, niente rimborsi e conguagli fiscali (ultime notizie)

- Niccolò Magnani

Riforma Pensioni, ultime notizie e aggiornamenti live di oggi 10 settembre 2017: Cgil all’attacco dell’Ape social: “manca chiarezza!”. Ecco tutti i nodi irrisolti

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VITTIME DEL DOVERE, NIENTE CONGUAGLI

A decorrere dal 1 gennaio 2017 l’Inps ha fatto sapere in questi giorni di non gestire più le elaborazioni di conguaglio fiscale da 730 per le vittime del dovere e i loro famigliari superstiti. Ne dà notizia il portale Pensioni Oggi, «In base a quanto previsto dalla legge di Bilancio, a decorrere dal 1° gennaio 2017, e con specifico riferimento ai trattamenti pensionistici spettanti alle vittime del dovere ed ai loro familiari superstiti, è cessato il rapporto di sostituzione di imposta da parte di questo Istituto, che pertanto ricopre unicamente il ruolo di soggetto erogatore della prestazione. Ne consegue che, non dovendo più operare trattenute IRPEF sui trattamenti pensionistici interessati, a decorrere dal 1° gennaio 2017, l’Inps non potrà gestire le elaborazioni di conguaglio da 730 seppure riferite al periodo di imposta dell’anno 2016», riporta lo stesso canale. Intanto l’Inps ha fatto sapere che l’esenzione fiscale viene riconosciuta a prescindere dal grado di invalidità riportato a seguito dell’evento. «L’esenzione fiscale, inoltre, può essere concessa solo ed esclusivamente ai trattamenti pensionistici di privilegio correlati all’evento che ha dato luogo al riconoscimento dello stato di vittima del dovere o equiparato».

FURLAN, “LEGGE FORNERO CON STRUTTURE INSOPPORTABILI”

Per la leader e segretario della Cisl, Annamaria Furlan, la riforma pensioni in corso del Governo non basta ancora per eliminare tutti gli elementi critici e problematici della precedente Riforma Fornero: «E’ necessario togliere alcune strutture veramente insopportabili della legge Fornero», ha spiegato la Furlan intervenendo a Trieste per un convegno sul tema lavoro e pensioni. Non solo, ha inoltre aggiunto: «la prima parte dell’accordo con il governo ha ripristinato la flessibilità in uscita, ora però bisogna continuare per creare un sistema pensionistico più favorevole per le giovani generazioni oggi penalizzate per la previdenza».

SCONTO PER LE MAMME, ECCO COME FUNZIONA

Come annunciato ieri ufficialmente dal ministro Poletti, l’Ape social proposto dal Governo ai sindacati prevede un sostanziale “sconto” sui contributi per tutte le lavoratrici mamme che potrà permettere di andare prima in pensione. Come già anticipato ieri pomeriggio, per ciascun figlio avuto durante gli anni di lavoro sarà riconosciuto uno sconto sui contributi di 6 mesi fino ad un massimo di 2 anni. In sostanza, in base ai requisiti previsti nella riforma pensioni, il calco sarà più o meno il seguente: si potrà andare in pensione dagli attuali 30 a 28 anni per le lavoratrici disoccupate; dagli attuali 36 ai 34 anni per le lavoratrici impiegate in mansioni usuranti, ovvero anche insegnanti di scuola materna, nido e infermiere, sempre secondo le anticipazioni Ape social annunciate dal Governo.

PETRICCIOLI (CISL). OK “A TEMPO” PER L’APE

È un ok striminzito quello che la Cisl concede alla strada intrapresa dal Governo sul tema pensioni, lato Ape volontaria: «L’ape volontaria, invece, è un’opportunità di anticipo pensionistico che i potenziali beneficiari avranno la possibilità di valutare sulla base dei propri personali calcoli di convenienza, che consente di accedere ad un reddito ponte dai 63 anni fino alla maturazione del requisito pensionistico. Dobbiamo però evidenziare, anche sul versante previdenziale, le iniquità presenti a danno del lavoro pubblico», spiega il commissario della Funzione Pubblica della Cisl, Maurizio Petriccioli. Il sindacalista fa riferimento al fatto che in questa fase 2 della riforma Pensioni, anche con l’Ape, «rimangono le pesanti limitazioni previste per la liquidazione ai dipendenti pubblici del trattamento di fine servizio o del trattamento di fine rapporto la cui erogazione, peraltro in modo differito rispetto ai dipendenti del settore privato che l’ottengono al momento della cessazione del rapporto di lavoro, continuerà ad avvenire, in caso di accesso a Rita, al momento della maturazione degli ordinari requisiti pensionistici».

GHISELLI (CGIL): “FACCIAMO CHIAREZZA SULL’APE SOCIAL”

In queste ore si sta parlando in maniera approfondita della proposta che il Governo presieduto dal Primo Ministro Paolo Gentiloni, ha avanzato ai sindacati durante un importante incontro di concertazione per le prossime mosse in tema di riforma pensioni. In particolare si starebbe andando ad appannaggio delle donne verso uno sconto pensionistico di natura contributiva di sei mesi per ogni figlio. Una proposta che sembrerebbe rilevante. Tuttavia non la pensano alla stessa maniera i sindacati ed in particolare la CGIL con il segretario generale CGIL Marche, Roberto Ghiselli che ha evidenziato: “Oggi il Governo nell’incontro con il sindacato, non ha proposto per tutte le donne uno scontro contributivo di sei mesi per ogni figlio ma solo per la platea di chi può accedere alla platea dell’Ape Social, cioè poche migliaia di donne! Siamo molto lontani da una risposta seria al tema delle pensioni per le donne ed al riconoscimento del lavoro di cura”.

APE SOCIALE I NODI IRRISOLTI

Ape sociale: nonostante i progressi, restano irrisolti i nodi che hanno accompagnato il debutto di questa misura. Molti lavoratori, ad esempio, non hanno avuto modo di dimettersi dal posto di lavoro in attesa di conoscere l’esito della graduatoria dell’Inps e della decorrenza effettiva dell’Ape sociale o della pensione anticipata con 41 anni di contributi. Un quadro di incertezza coinvolge anche i lavoratori del comparto scuola, per i quali il Miur dovrà emanare specifiche disposizioni affinché venga consentita l’uscita dal servizio degli insegnanti che risultano beneficiari dell’Ape sociale o della quota 41 ad anno scolastico iniziato per non vanificare le misure. A causa dell’alto numero di domande pervenute entro il 15 luglio, è poi a rischio la seconda fase per la presentazione delle domande di verifica che durerà fino al 30 novembre. Le richieste verranno prese in considerazione solo se resteranno le risorse economiche da spendere al termine della procedura di monitoraggio. (agg. di Silvana Palazzo)

FURLAN (CISL): “TOGLIERE STRUTTURE INSOPPORTABILI DELLA LEGGE FORNERO”

La Legge Fornero ha strutture «veramente insopportabili» che vanno tolte: così Annamaria Furlan, segretaria della Cisl, sulle pensioni. La flessibilità in uscita è stata ripristinata grazie all’accordo con il Governo, ma ora si sta discutendo della creazione di un sistema pensionistico «più favorevole per le giovani generazioni oggi penalizzate per la previdenza». I sindacati però chiedono risposte concrete, in particolare «per i tanti anziani che hanno visto bloccato tutto il potere d’acquisto delle loro pensioni». C’è però un altro tema importante da affrontare per Furlan, cioè il riconoscimento del valore sociale della maternità anche in termini previdenziali. A ciò va poi sommata l’importante questione relativa alla rivisitazione del meccanismo dell’aspettativa di vita, che «così come è crea ancora di più diseguaglianze». Il dibattito è aperto, quindi è ancora presto per giudicare, ma Furlan auspica «che il governo capisca fino in fondo quanto queste questioni siano importanti». (agg. di Silvana Palazzo)

PEDRETTI (SPI), “PRONTI ALLA MOBILITAZIONE”

Il sindacato dei pensionati italiani della Cgil, lo Spi, è stato netto sul fronte delle pensioni e dell’aspettativa di vita dopo l’incontro non risolutivo con il Governo: «Sull’aspettativa di vita invece il governo continua a prendere tempo rimandando ogni discussione. Penso che in mancanza di risposte ci dovremo preparare alla mobilitazione». Un autunno dunque che si pregusta già piuttosto caldo, specie con la Manovra Economica che porterà all’ordine del giorno la discussione sulla risorse sbloccate per rilanciare anche la riforma delle pensioni. «Sulla rivalutazione abbiamo acquisito l’impegno a definire un nuovo meccanismo, migliore di quello attualmente in vigore e quindi in grado di sostenere di più il potere d’acquisto. Abbiamo poi convenuto di istituire due Commissioni, una sulla separazione tra assistenza e previdenza e l’altra su un nuovo paniere per calcolare i consumi dei pensionati per valutare eventuali interventi». Per quanto riguarda invece il lavoro di cura e la pensione di garanzia per i giovani, Pedretti ha confermato che si porterà al tavolo una propria proposta, «perché quella che ci è stata presentata era parziale e secondo noi non sufficiente».

ETÀ PENSIONABILE, IL CONTEGGIO IN EUROPA

L’età per andare in pensione in Italia, nei prossimi due anni arriverà a calcoli impensabili anche solo qualche anno fa: per quanto riguarda proprio l’età propria di vecchiaia l’Italia avrà la palma d’oro su tutti gli altri Paesi europei. In Ue invece, rispetto ai 66 anni e 7 mesi italiani, la media vede 65 anni con aumenti verso i 67 solo dopo il 2020. Per fare qualche esempio, in Francia si andrà sui 67 solo dopo il 2022, in Gran Bretagna addirittura dopo il 2028 e in Germania solo verso il 2030 (Croazia 2038, Austria con 65 anni per le donne addirittura solo dopo il 2033). Risultati di certo non confortanti se si guarda alla nostra situazione, cosa che fa urgere ancora di più una riforma strutturale a tutto tondo che limiti i danni per lavoratori dei prossimi anni.

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