PENSIONI/ I 67 anni ancora lontani per gli italiani

- Giuliano Cazzola

L’Inps ha diffuso nuovi dati relativi ai flussi di pensionamento che si sono registrati lo scorso anno. Numeri interessanti rispetto al dibattito sull’età pensionabile. GIULIANO CAZZOLA

reddito di emergenza
Lapresse

Mentre i “soliti noti”del tiro a segno sulla Croce rossa si strappavano le vesti e non erano insensibili al grido di dolore degli italiani condannati a lavorare fino a 67 anni dal meccanismo di adeguamento automatico dell’età pensionabile all’incremento dell’attesa di vita, i lavoratori – quelli veri, in carne e ossa, non quelli immaginari raccontati nei talk show – continuavano, in maggioranza, a varcare l’agognata soglia della quiescenza poco più che sessantenni.È quanto emerge dal Monitoraggio dei flussi di pensionamento dell’Inps nella rilevazione del 2 gennaio 2018 (lavoratori dipendenti privati, autonomi, parasubordinati, assegni sociali) relativa alle pensioni decorrenti nel 2016 e nel 2017. 

Occorre precisare che per il 2017 sia i requisiti di età per la vecchiaia, sia quelli di anzianità per la pensione anticipata, sono rimasti immutati rispetto al 2016, anno quest’ultimo che aveva invece visto l’aumento di tutti i requisiti rispetto all’anno precedente di 4 mesi per effetto dell’incremento della speranza di vita e di ulteriori 18 mesi e 12 mesi rispettivamente per le lavoratrici dipendenti e autonome, secondo quanto disposto dalla riforma Fornero. Inoltre, nel corso del 2017 si è concluso il pensionamento previsto con il requisito ridotto di 64 anni e sette mesi, come disposto dalla suddetta normativa. Per questi motivi, nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti si è registrato, nel 2017,un numero di liquidazioni di vecchiaia e di anzianità/anticipate di entità superiore al corrispondente valore del 2016, e tale andamento è risultato ancora più marcato per le gestioni degli Artigiani e dei Commercianti. Ma l’aspetto più significativo ha riguardato il rapporto tra le due sottocategorie del pensionamento di vecchiaia: quella ordinaria che richiede un requisito anagrafico ormai prossimo ai 67 anni (che arriveranno a regime nel 2019) insieme con uno contributivo di almeno vent’anni; quella anticipata (già di anzianità) per il conseguimento della quale era necessario un requisito contributivo di 42 e 10 mesi (41 e 10 mesi per le donne) ridotto a 41 anni nel caso di lavoratori precoci in particolari condizioni e a prescindere dall’età.

Nel 2017 per ogni 100 pensioni di vecchiaia sono state liquidate 180 di anzianità nel complesso delFondo dei lavoratori dipendenti, 210 nella gestione dei coltivatori diretti, 179 in quella degli artigiani e 110 nei commercianti.In valori assoluti, limitatamente al lavoro dipendente privato, le nuove pensioni anticipate sono state 88,7mila contro 49mila di vecchiaia nel 2017 a fronte rispettivamente di 78mila e di 40mila nell’anno precedente. Quanto all’importo mensile lordo, quello dei trattamenti anticipati è risultato in media doppio di quello della vecchiaia (2,2mila euro contro poco più di mille). Anche nelle gestioni del lavoro autonomo le pensioni di anzianità nel 2017 (51mila) hanno superato quelle del 2016 (42mila) con un importo medio mensile lordo di 1,5mila euro (contro 570 euro per la vecchiaia). 

Le pensioni vigenti (ovvero lo stock) nei settori privati all’inizio del 2017 confermavano una drastica differenza di genere: 3,3 milioni di uomini erano in pensione anticipata contro 940mila donne; nel caso della vecchiaia il rapporto si invertiva con 3,1 milioni di donne contro 1,7 milioni di uomini. Nel corso dell’anno passato i flussi hanno confermato questo trend. Prendendo a riferimento il caso del Fondo dei lavoratori dipendenti, le pensioni anticipate percepite dai lavoratori sono state 63mila contro 25mila liquidate alle donne. Un esito siffatto è determinato dalle condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici nel mercato del lavoro: le storie lavorative degli uomini appartenenti alle attuali generazioni di pensionandi (figlie del baby boom) sono in media pari a 38 anni, mentre quelle delle donne si fermano a 25,5 anni (un’anzianità di poco superiore a quella necessaria per acquisire il trattamento di vecchiaia a un’età prossima ai 67 anni).

Questo scenario di genere rende ancor più squilibrata l’età media alla decorrenza della pensione tra uomini e donne. Nel novero del lavoro dipendente privato, i primi sono stati in condizione di avvalersi in maggioranza del trattamento anticipato (nel 2017 a 61,2 anni in media); le seconde hanno dovuto, in prevalenza, attendere la maturazione dei requisiti della vecchiaia, ritirandosi a un’età media di 64,8 anni. Come si vede, sia pure con una significativa differenza di genere imposta da situazioni di fatto, i 67 anni sono ancora di là da venire. 





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