RIFORMA PENSIONI/ Borghi: con cancellazione Legge Fornero soldi in tasca agli italiani (ultime notizie)

Riforma pensioni novità, ultimissime. Le parole di Borghi Aquilini sulla cancellazione della Legge Fornero. Tutte le novità e le news sui principali temi previdenziali di oggi, 24 gennaio

23.01.2018 - Lorenzo Torrisi
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Luigi Di Maio (Lapresse)

LE PAROLE DI BORGHI SULLA CANCELLAZIONE DELLA LEGGE FORNERO

Claudio Borghi Aquilini, responsabile economico della Lega, è stato ospite ieri della puntata de L’aria che tira, nella quale si è parlato anche della cancellazione della Legge Fornero. A proposito delle stime sui costi di questo intervento, Borghi ha sottolineato che “quel costo non è una cosa che pagano i cittadini. Quel costo è una cosa che ricevono i cittadini. Questo non entra in testa”. Dal suo punto di vista, quindi, cambiando il sistema pensionistico si fanno arrivare dei soldi nelle tasche dei cittadini che vanno in pensione, senza quindi sottrarli a qualcuno. Certo, “può succedere che sale un po’ il deficit”, ma mettendo in circolo del denaro può crescere un po’ l’economia, quindi il Pil. Di conseguenza i rapporti deficit/Pil e debito/Pil non subirebbero delle gravi conseguenze negative come si ripete in questi giorni. 

LA CRITICA DEL M5S A BERLUSCONI

Silvio Berlusconi ha ribadito in diverse occasioni i punti programmatici di Forza Italia, tra cui l’aumento delle pensioni minime a 1.000 euro. Al Movimento 5 Stelle non sfugge però che “i dieci punti del programma del centrodestra sono un copia e incolla dal 1994, passando per il 2001, fino al 2008. Compresa la flat tax, presente nel programma, promessa trita e ritrita e mai mantenuta”. I pentastellati ricordano quindi che  Berlusconi “è stato seduto sulla poltrona più alta di Palazzo Chigi per la bellezza di 3.339 giorni, più di nove anni. Ha avuto tutto il modo – grazie ad ampie maggioranze – e il tempo per fare tutto ciò. Ma le pensioni sono rimaste misere, le tasse altissime, scuole e ospedali cadono a pezzi. Nessuno crede che Berlusconi sia uno stupido, ma, semplicemente, una volta al Governo ha solo, semplicemente, unicamente pensato ai fatti suoi e alle sue aziende”.

FURLAN: AVANTI CON CORRETTIVI E FLESSIBILITÀ

Non c’è dubbio che tra le proposte previdenziali della campagna elettorale quella di cancellare la Legge Fornero sia quella che ha colpito di più opinione pubblica e commentatori. Sul tema è intervenuta anche Annamaria Furlan, che ha ricordato come l’abrogazione della riforma delle pensioni del 2011 abbia un costo superiore agli 80 miliardi di euro. La Segretaria generale della Cisl ha quindi evidenziato che la strada da prediligere in tema di pensioni è quella di proseguire nel lavoro portato avanti dal Governo, insieme ai sindacati, di modifica dell’attuale sistema inserendo dei correttivi e una flessibilità che consenta di superarne i difetti. Una strada quindi concretamente percorribile e non basata su promesse elettorali difficili, se non impossibili, poi da mantenere.

INPS PERDE CAUSA CON 4 OPERAI

Quattro operai metalmeccanici palermitani in mobilità hanno vinto una causa contro l’Inps per la rideterminazione del loro assegno pensionistico. “L’Inps, nel calcolo, aveva preso a riferimento l’indennità del periodo della mobilità. Invece, secondo i giudici della sezione lavoro del tribunale di Palermo, il conto va fatto sulla base della retribuzione effettiva percepita prima della mobilità. Ai lavoratori sarà riconosciuta la differenza non percepita: 37.600 euro in totale”, si legge sul sito di Rassegna Sindacale. Dove si leggono anche le dichiarazioni  del segretario generale della Cgil Palermo, Enzo Campo, e degli avvocati legali convenzionati con il patronato Inca, che hanno seguito il caso, Paolo Palma e Armando Sorrentino, secondo cui questa è una “sentenza storica, che riconosce un importante diritto in materia di pensione negato dall’Inps. Tantissimi altri lavoratori nelle stesse condizioni potranno rivendicare questo diritto”. In questo senso, chi vuole opporsi ha tre anni e 300 giorni di tempo da quando ha ricevuto il provvedimento di liquidazione della pensione.

LA CRITICA AI PREDECESSORI DI BASSETTI

Il Presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, ha criticato le promesse elettorali che i politici sanno di non poter realizzare, definendole immorali. Camillo Langone, sulle pagine del Giornale, fa però notare che i governi che hanno varato provvedimenti che hanno zavorrato l’Italia con il debito pubblico erano guidati dalla Democrazia cristiana,  “allora sostenuta in modo compatto dalle gerarchie ecclesiastiche”. “Forse l’Inps non sarebbe messo com’è messo, se i predecessori di Bassetti avessero tuonato contro l’abitudine davvero oscena di scaricare i debiti delle generazioni presenti sulle generazioni future. Paradossalmente è più morale il politico che fa promesse insostenibili e poi non le mantiene rispetto al politico che realizza il suo programma spensierato”, scrive Langone, ricordando come fu Rumor ad acconsentire al varo della legge sui baby-pensionati.

LE DIFESE DI BERLUSCONI E DI MAIO

Silvio Berlusconi in questi giorni ha fatto molte promesse in vista delle elezioni del 4 marzo, che riguardano anche le pensioni. Per questo è stato criticato e ha deciso anche di difendersi da chi, in questo caso il Movimento 5 Stelle, ha parlato di promesse non rispettate in passato da parte del Presidente di Forza Italia. Il quale, da Bruxelles, ha evidenziato che i suoi impegni presi davanti agli italiani sono stati sempre mantenuti. “Sul contratto in cinque punti che avevamo presentato da Bruno Vespa, è l’Università di Siena che ha accertato il rispetto di quattro punti e mezzo; abbiamo aumentato di un milione e mezzo i posti di lavoro, dopo aver promesso un milione di nuovi posti, e abbiamo aumentato le pensioni minime a un milione di lire per un milione 835mila pensionati. E anche in tutto il resto abbiamo seguito quello che la nostra moralità ci imponeva: per noi la prima moralità della politica è quella di mantenere gli impegni presi con gli elettori durante la campagna elettorale”, ha detto Berlusconi secondo quanto riporta Askanews. 

Il Movimento 5 Stelle, invece, si difende dal Partito democratico. Luigi Di Maio fa in particolare riferimento al fatto che la proposta di una pensione di cittadinanza da 780 euro al mese sia stata “derisa” dai parlamentari dem, “cioè dai rappresentanti di quel partito che in teoria dovrebbe dimostrare una certa sensibilità verso temi come la povertà e l’emarginazione sociale”. “Se queste persone si tagliassero lo stipendio o rinunciassero al vitalizio, come abbiamo fatto noi del MoVimento 5 Stelle, trovare le coperture per dare una pensione decente ai tanti anziani che non arrivano a fine mese non sarebbe un problema”, ha scritto il candidato Premier pentastellato.

LE PROPOSTE DEI PARTITI

Simone Ferro, su lavoce.info, ha scritto un articolo per riassumere le varie proposte in tema di pensioni dei partiti che si stanno affrontando nella campagna elettorale. “Per esigenze di coerenza e credibilità, il Pd non propone per ora nessun cambio di rotta, limitandosi a promettere di proseguire sulla strada della flessibilità in uscita”, segnala l’autore con riferimento all’attuale partito di maggioranza di Governo. C’è invece più da scrivere per quel che riguarda Movimento 5 Stelle, Forza Italia e Lega. Riguardo alle proposte dei pentastellati, Ferro parla di controriforma (finalizzata ad aumentare le pensioni minime a 780 euro e a introdurre la Quota 41) spiegando che questa avverrebbe in due fasi: “Tagliando le pensioni d’oro, che a sua detta costerebbero allo Stato italiano 12 miliardi l’anno, si finanzierebbe il ritorno ai vecchi requisiti per i lavori usuranti; mentre per le categorie di lavoratori residuali si agirebbe in una seconda fase, recuperando dai 50 miliardi di sprechi nel bilancio dello Stato”.

Riguardo all’ipotesi della Lega Nord di sostituire la Legge Fornero con Quota 41 e Quota 100, viene segnalato che “le coperture proposte, comunque non sufficienti, proverrebbero per il 70 per cento dall’eliminazione delle norme tampone collegate alla legge Fornero e dallo sblocco del turnover, cioè dal venir meno di costi collaterali della riforma, già inclusi peraltro nelle stime del costo della sua abolizione. Difficile dunque definirle coperture”. Infine sull’innalzamento delle minime a 1.000 euro promesso da Berlusconi, Ferro evidenzia che occorrono i dettagli sulle coperture, anche sei i 7 miliardi indicato come costo “sembrano pochi per una riforma così ambiziosa”.

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