RIFORMA PENSIONI/ Il “sostegno” dell’Ue a Berlusconi e M5S (ultime notizie)

Riforma pensioni, ultimissime. Il “sostegno” dell’Ue a Berlusconi e M5S. Tutte le novità e le news sui principali temi previdenziali di oggi, 25 gennaio

24.01.2018 - Lorenzo Torrisi
Operaio_Cantiere_Edilizia_Lapresse
Lapresse

IL “SUPPORTO” DELL’UE A BERLUSCONI E M5S

Silvio Berlusconi promette di portare le pensioni minime a 1.000 euro al mese, il Movimento 5 Stelle a 780 euro. E il Comitato dei diritti sociali del Consiglio d’Europa sembra dare loro ragione. Secondo quanto riporta Ansa, l’analisi del rispetto da parte dell’Italia di una serie di diritti per le persone anziane nel periodo 2012-2015 ha fatto emergere che “l’ammontare minimo delle pensioni versate alle persone anziane è manifestamente insufficiente per una gran parte di loro perché si situa al di sotto della soglia di povertà”. Il Comitato è presieduto da Giuseppe Palmitano secondo cui, si legge nell’agenzia, “la questione delle pensioni minime, ma anche quella della mancanza di un approccio globale e coordinato per combattere la povertà e l’emarginazione sociale, sono due questioni che meritano una particolare attenzione da parte del Paese”.

IL RICHIAMO DI PROIETTI AL GOVERNO

Ancora l’utilizzo dell’Ape volontario non è possibile, nonostante, approvandolo alla fine del 2016, si fosse detto che sarebbe stata pronta per il 1° maggio dell’anno seguente. Forse anche per questo Domenico Proietti ci tiene a ricordare che l’esecutivo “deve emanare entro il 1° febbraio, come stabilito nell’ultima legge di Bilancio, i DPCM ed i Decreti Ministeriali attuativi del pacchetto previdenza. Ignorare, come avvenuto lo scorso anno, il termine previsto dalla normativa costituirebbe un grave strappo istituzionale oltre che un grave danno per i lavoratori e i cittadini”. Senza i decreti, infatti, non si può concretizzare l’allargamento delle categorie di lavori gravosi che possono accedere all’Ape social. Senza dimenticare che da quest’anno è previsto anche uno sconto contributivo (sempre riguardo l’Ape social) per le donne che hanno avuto figli. Dunque il richiamo del Segretario confederale della Uil è senza dubbio importante.

FORNERO CONTRARIA A QUOTA 100 E QUOTA 41

Elsa Fornero è tornata a parlare in televisione, ospite a diMartedì, dove le è stato chiesto quali sarebbero le categorie più avvantaggiate dalla cancellazione della legge che porta il suo nome promessa da Lega e Movimento 5 Stelle. L’ex ministra del Lavoro ha sottolineato che ne trarrebbero giovamento tutti quelli che sono vicini alla pensione, ma ha anche ricordato che questo andrebbe a discapito delle giovani generazioni. Dal suo punto di vista si promette agli italiani di poter andare in pensione prima, senza spiegare che ci sarà qualcuno che dovrà pagarne i costi. Anzi, si è detta convinta che se a una persona venisse spiegato che lavorare più a lungo aiuterebbe i suoi figli e i giovani, allora forse non vorrebbe cancellare l’attuale sistema pensionistico. Fornero si è detta anche favorevole all’Ape social e all’Ape volontario, ma contraria all’ipotesi di ritornare alle pensioni di anzianità come prospettano Lega e M5S con Quota 41 e Quota 100.

LE PRIORITÀ PER WALTER RIZZETTO

Walter Rizzetto sul suo profilo Facebook evidenzia che “il rilancio di una comunità passa necessariamente attraverso una svolta decisiva del sistema welfare e del mondo del lavoro, al fine di applicare una sana, virtuosa e non penalizzante flessibilità in entrata e soprattutto in uscita”. Per questo “pessimi provvedimenti come l’Ape (anticipo pensionistico) od i finti contratti a tempo indeterminato ed assieme a loro le paghe da 1,5 euro all’ora, dovranno essere cancellati e dimenticati”. Il deputato di Fratelli d’Italia accompagna questo post con una sua foto in bianco e nero in cui a caratteri cubitali si leggono quelle che verosimilmente rappresentano per lui le priorità in tema di lavoro e pensioni in vista delle elezioni. “Esodati. Opzione donna. Lavoratori precoci. Occupazione giovanile. Pensioni minime. Salario minimo”. 

GLI AVVERTIMENTI DELL’ILO SUI SISTEMI PENSIONISTICI

Mentre si continua a discutere delle proposte per cambiare il sistema previdenziale, più o meno drasticamente, l’Organizzazione mondiale del lavoro ha diffuso il World employment and social outlook trends 2018, cui linkiesta ha dedicato un ampio articolo. Certo, l’Ilo si occupa di lavoro e non di pensioni, tuttavia se l’organizzazione di Ginevra segnala la discesa dell’occupazione con l’aumento di quella più vulnerabile e l’invecchiamento della forza lavoro a livello globale, ecco che si può arrivare a un avvertimento sulla sostenibilità dei sistemi pensionistici. In buona sostanza, diventerà più difficile che per ogni persona che andrà in pensione ce ne sia un’altra che trova lavoro, per di più stabile, ben retribuito e quindi con contribuiti, nei sistemi a ripartizione come il nostro, in grado di far fronte alle uscite del sistema pensionistico. Basti pensare che si stima che nei paesi sviluppati, come l’Italia, entro il 2030 metà dei lavoratori avrà più di 65 anni.

“Oltre alla sfida che un numero crescente di pensionati crea per i sistemi pensionistici attuali, un forza lavoro sempre più anziana avrà anche un impatto diretto sul mercato del lavoro”, ha detto il Direttore del dipartimento ricerche dell’Ilo, Sangheon Lee, evidenziando il fatto che “l’invecchiamento potrebbe portare a una riduzione della produttività e a un rallentamento degli adeguamenti del mercato del lavoro in seguito agli shock economici”. A essere messi alla prova saranno anche i conti pubblici. E l’Ilo avvisa che le cifre necessarie Le cifre necessarie “sono allarmanti, data l’attuale crisi del debito pubblico e la sfida crescente di ridurre il rapporto debito/Pil”.

LE TASSE DIMENTICATE NEL DIBATTITO SULLE PENSIONI

Pietro De Sarlo, sulle pagine di affaritaliani.it, mette in evidenza un aspetto paradossale del dibattito sulle pensioni. Ricorda infatti che secondo Alberto Brambilla la spesa pensionistica in Italia nel 2016 è stata pari a 218 miliardi di euro, compresi 10 per spesa assistenziale. Tale spesa è stata coperta dai 197 miliardi di contributi versati. Inoltre, lo Stato ha incassato con le tasse sulle pensioni circa 50 miliardi di euro. Solo che questo particolare viene omesso e di fatto si insiste sul fatto che le pensioni costano tanto, senza evidenziare il contributo al gettito fiscale che arriva dai pensionati. E anche alle autorità europee viene data una comunicazione di questo tipo. La logica conseguenza non può che essere il continuo richiamo a ridurre le spese per le pensioni. “Quindi noi comunichiamo all’Europa una spesa pensionistica del 18%, la media della Spesa in Europa è del 15%, ma se noi comunicassimo la spesa pensionistica all’Europa in modo omogeneo a quello che fanno gli altri Paesi europei avremmo una incidenza del (udite udite!) 13%!”, scrive De Sarlo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori