RIFORMA PENSIONI/ I conti a spanne del Governo su Quota 100 e taglio degli assegni

La riforma delle pensioni entra nella Legge di bilancio con Quota 100. Ma ci sarà anche un taglio degli assegni d’oro. Tuttavia non è chiaro di quale entità. GIULIANO CAZZOLA

16.10.2018 - Giuliano Cazzola
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Luigi Di Maio (Lapresse)

Tanto tuonò che piovve. La legge di bilancio 2019 è stata varata dal Consiglio dei ministri e inviata a Bruxelles per l’esame preliminare da parte della Commissione. Da quanto è stato esposto in conferenza stampa è difficile comprendere la portata effettiva dei provvedimenti. Appare comunque presumibile che a fronte di un modestissimo ammontare delle entrate, quasi tutte gonfiate (anche gli introiti che dovrebbero pervenire dalla cosiddetta pace fiscale, la nuova definizione che viene attribuita a un condono, sono stati parecchio ridimensionati ad alcune centinaia di milioni rispetto alle decine di miliardi evocati all’inizio della telenovela), la mole della spesa troneggia come il Colosso di Rodi.

RIFORMA PENSIONI, LO SMANTELLAMENTO DELLA FORNERO

Ci saranno il reddito e la pensione di cittadinanza, inizierà lo smantellamento della riforma Fornero delle pensioni attraverso l’introduzione di Quota 100 (62 anni di età e 38 anni di anzianità), con l’obiettivo di arrivare a 41 anni quando matureranno le condizioni. Poi un sorridente (ricordate che cosa scrive in un sonetto Catullo sulla splendida dentatura di Egnazio?), Luigi Di Maio ha potuto esibire lo scalpo delle “pensioni d’oro”. In verità non si è ancora capito come funzionerà la ghigliottina a cui saranno sottoposti i trattamenti superiori a 4,5mila euro netti mensili: si attuerà un ricalcolo sulla base dei contributi versati come è scritto nel contratto di governo? Il taglio avverrà senza occuparsi minimamente del montante contributivo ma mettendo a confronto i coefficienti di trasformazione previsti per l’età in cui si è andati in quiescenza con quelli stabiliti – in modo del tutto arbitrario – dalla tabella A allegata al pdl D’Uva-Molinari, ora all’esame della commissione Lavoro alla Camera? Oppure – come ha ripetuto più volte il fantasioso Di Maio – alle pensioni di quell’importo verrà preclusa, in eterno, la perequazione al costo della vita? Di certo, è improbabile che da queste operazioni si possa ricavare un miliardo (anche se spalmato – si è appreso – in tre anni) come ha affermato in tv (con un linguaggio provocatorio ed offensivo indegno di un ministro), Di Maio domenica scorsa.

LA STAFFETTA GENERAZIONALE

C’è poi la questione della staffetta generazionale. Il Governo – e se ne vanta – conferma che ci saranno (come ha stimato l’Inps) 400-450mila trattamenti anticipati in più. Per ogni pensionato che uscirà i vari ministri hanno fornito, giorno dopo giorno, numeri differenti (da giocare al lotto?). Nella prima equazione a due nuovi pensionati corrispondeva un giovane assunto. Poi, si sono accorti che, in questo modo, si correva il rischio di lasciare vacanti almeno la metà dei posti di lavoro in uscita. Si è passati, allora, al rapporto di uno uguale a uno anche nel campo pensionistico. Ma il ministro Di Maio è andato oltre. Confondendo le misure proposte con i gol di una partita vittoriosa del Napoli a cui aveva assistito, nella sua precedente attività, si è lanciato in un tre (assunti) a uno (in pensione). In verità, il suo è un fraintendimento di un’osservazione fatta da Tito Boeri, quando ha sostenuto che ci vorrà lo stipendio di due giovani per pagare la pensione di un anziano in Quota 100. Ma l’operazione non funziona come ha capito il ministro del Lavoro. Perché mentre è certo un pensionato in più, i due giovani nuovi contribuenti sono solo una speranza destinata ad essere delusa.

E Salvini? Per ottenere mano libera contro i migranti (ha tagliato 1,5 miliardi – se abbiamo ben compreso – all’accoglienza) e azzoppare la riforma del 2011, continua a calare le brache e a offrire le terga al M5s su tutto il resto. Avrà la sua convenienza. God bless Italy.

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