REDDITO DI CITTADINANZA/ La scommessa utile sui Centri per l’impiego

La manovra è stata approvata. Anche se non sembra contiene anche misure per il lavoro, principalmente il reddito di cittadinanza, spiega GABRIELE FAVA

19.10.2018 - Gabriele Fava
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Luigi Di Maio (Lapresse)

La manovra economica per l’anno finanziario 2019 e per il triennio 2019-2021 è stata approvata. Il ministro dell’Economia, nel corso della conferenza stampa di lunedì, ha dichiarato che il disegno di legge riflette sia in termini di obiettivi che di numeri quanto già contenuto nella Nota di aggiornamento del Documento di finanza ed economia presentata i giorni scorsi. Nessuna sorpresa, dunque, nel constatare che i pilastri della manovra restano il reddito di cittadinanza, la riforma della legge Fornero sulle pensioni e l’avvio della flat tax.

Tra questi interventi, di primo acchito, parrebbe che non ci siano misure specificamente ideate per incidere in materia di lavoro. Tuttavia, alcune fra queste costituiranno uno strumento tramite cui il Governo intende arginare il fenomeno dell’inattività e della disoccupazione. In particolare, si osserva come, attualmente, il reddito di cittadinanza, spogliatosi della sua veste originaria, sia divenuto un vero e proprio strumento di politica attiva per il lavoro. Infatti, il reddito di cittadinanza non sarà riconosciuto a chi intende “stare sul divano”, ma sarà corrisposto a condizione che il beneficiario frequenti corsi di formazione e presti attività in lavori socialmente utili. Il diritto all’assegno sorgerà sulla base di un contratto di servizio stipulato con il Centro per l’impiego e verrà meno se il beneficiario dell’assegno dovesse rifiutare tre proposte di lavoro.

L’implementazione di questa misura presuppone, dunque, una riforma strutturale dei Centri per l’impiego, affinché gli stessi diventino parte attiva nel determinare se l’assegno economico possa o meno essere riconosciuto. Di qui, sorge la necessità di riorganizzare funzionalmente questi uffici della Pubblica amministrazione per dotarli di un sistema informatico efficiente e connesso alle altre amministrazioni che consenta di verificare la legittimità dei requisiti di chi percepirà il beneficio economico. Non solo, il personale dei Centri per l’impiego dovrà essere qualificato e in grado di elaborare la domanda e l’offerta del mercato del lavoro al fine di occasionare gli incontri tra le aziende e i candidati. 

Considerata l’evidente carenza strutturale in cui versano al momento i Cpi del Paese, risulta certamente utile e necessario intervenire per il loro potenziamento affinché questi uffici siano in grado di fornire un supporto idoneo alla ricerca di un impiego o alla formazione. Resta comunque ancora da vedere se il riconoscimento indiscriminato di un sussidio integrativo del reddito risulti efficace per aumentare l’occupazione o se, al contrario, integri un espediente per restare senza occupazione.

Sotto il profilo dei costi, infine, si osserva che per l’introduzione del reddito di cittadinanza il Governo ha stimato l’impiego di circa 9 miliardi (di cui 2,6 da attingere dalle risorse già stanziate per il reddito di inclusione) a cui aggiungere un ulteriore miliardo destinato al rafforzamento dei Centri per l’impiego. Queste risorse integrano una manovra che complessivamente ammonterebbe a circa 37 miliardi di euro, portando il deficit 2019 del Paese al 2,4%. 

Il documento programmatico relativo al disegno della legge di bilancio è stato trasmesso a Bruxelles. Attendiamo, ora, come il Paese porterà avanti il dialogo con l’Unione europea su una manovra che, seppur comporti un impegno di spesa considerevole in relazione al tasso di deficit, ha l’obiettivo di sollecitare una crescita economica del Paese più volte invocata dalla stessa Europa.

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