QUOTA 100 E RIFORMA PENSIONI 2019/ Difficile che sia misura strutturale secondo Elsa Fornero

Quota 100, misura principale della riforma delle pensioni 2019, molto difficilmente può essere un intervento strutturale, o meglio a tempo indeterminato, dice Elsa Fornero

28.10.2018 - Lorenzo Torrisi
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Come era già accaduto nelle scorse settimane, Elsa Fornero è tornata a parlare della riforma delle pensioni che il Governo sta mettendo a punto. Stavolta l’ha fatto a margine della Festa del Foglio che si è tenuta a Firenze. Secondo quanto riporta ladige.it, l’ex ministra del Lavoro ha detto che dal suo punto di vista “una quota 100 a tempo indeterminato, ovvero mantenuta nel tempo, è molto difficile da realizzare perché i costi sarebbero eccessivi”. In questo senso ha ricordato che “Tito Boeri, Presidente dell’Inps, ha parlato della necessità di avere almeno di 120 miliardi. Anche senza arrivare a cifre di questo tipo che sono molto impegnative, io credo che non ci siano le condizioni finanziarie”. Quindi ha aggiunto che “Fare la quota 100 soltanto per sbandierare lo scalpo della Fornero mi sembra che non corrisponda ad una scelta saggia per il Paese”. Già in altre occasioni, Elsa Fornero aveva avuto modo di spiegare di ritenere la sua riforma modificabile, ma con strumenti simili all’Ape, compatibili quindi con le finanze pubbliche. Lo scrivono diversi retroscenisti questa mattina sui principali quotidiani nazionali: il Governo starebbe per mettere al varo un “piano B” sul tema pensioni qualora si dovesse modificare “qualcosa” della Manovra economica dopo la bocciatura della Ue. Lo scenario è stato “illustrato” con alcuni accenni da parte del Ministro Tria che racchiude il tentativo di Salvini e Di Maio di trovare un “piano B” che soddisfi un po’ tutti: «La soluzione è la modifica dei coefficienti di trasformazione per chi andrà in pensione prima dei 67 anni: non nella parte contributiva del calcolo, bensì in quella retributiva, che garantisce ancora trattamenti troppo generosi rispetto a quanto effettivamente versato», riporta il retroscena  a 4 mani su La Stampa di Ilario Lombardo e Alessandro Barbera. Si cerca insomma di non penalizzare chi decide di rimanere al lavoro e potrebbe essere un modo con cui Garavaglia e Salvini mettono mano, senza distruggerla, al progetto di Quota 100: «L’impatto sui conti pubblici sarebbe rilevante, e quantomeno renderebbe credibile la stima del costo di quota cento fatta nel Def: 6,7 miliardi il primo anno e 7 il secondo», spiegano sempre i colleghi de La Stampa. (agg. di Niccolò Magnani)

IL “CASO” ALITALIA

Mentre è tutto un gran parlare di Quota 100 e riforma pensionistica in vista delle prossime decisive settimane di discussione in Parlamento della Manovra “gialloverde”, emerge una storia piuttosto particolare sulla ex compagnia di bandiera aerea Alitalia. Secondo quanto inserito in una norma del pacchetto pensioni, piloti e hostess andranno in pensione con 7 anni di anticipo nel 2019 e nel 2020. Il testo scritto dal Governo garantisce un trattamento “di favore” per assistenti di volto e piloti: il motivo? Riuscire a vendere “meglio” l’Alitalia; come spiega l’Ansa anticipando la norma nella Manovra, «Il prossimo anno se ne andrebbero infatti un centinaio di comandanti e 50 tra hostesse e steward, secondo fonti sindacali, e successivamente 60-70 piloti all’anno. La riduzione del personale consentirebbe di abbattere costi del lavoro che per l’ex compagnia sono particolarmente alti». Infatti i politi dai 55 anni in su guadagnano fino a 15mila euro al mese e sono un oggettivo costo impegnativo per l’intera società: i “prepensionamenti”, in fase delicata di ennesima vendita, potrebbero giovare.. (agg. di Niccolò Magnani)

RIFORMA PENSIONI, LA POSIZIONE DELL’ANIEF

Il Governo sta pensando di inserire la riforma delle pensioni 2019 con Quota 100 in un ddl collegato alla manovra e non direttamente, quindi, nella Legge di bilancio. Cosa che non piace all’Anief. “Nella Legge di bilancio non ci sarà il dettaglio del funzionamento, ma solo le coperture finanziarie; per le modalità per andare in pensione con quota 100 (62 anni di età e 38 di contributi) bisognerà attendere un decreto ad hoc di cui ancora non si conoscono le tempistiche. E la scuola è uno dei motivi del rinvio, perché si andrebbe incontro ad un sicuro mancato turn-over.

Anche se poi i docenti già selezionati e formati ci sono”, segnala il sindacato del mondo della scuola. Secondo cui su questa decisione deve aver pesato il giudizio di Standard & Poor’s. L’agenzia di rating, pur non avendo declassato l’Italia, ritiene che, data l’ampiezza del cambiamento demografico in corso in Italia, le misure del Governo per superare la Legge Fornero se attuate in pieno invertiranno i guadagni realizzati con la riforma e minacceranno la sostenibilità di lungo termine dei conti pubblici.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e Segretario confederale Cisal, “è giunto il momento di dir basta agli annunci, finalizzati solo a rimediare consenso. È l’ora dei fatti: si permetta di accedere finalmente alla pensione di anzianità a 63 anni o con 37 di contributi, ma senza penalizzazioni, così come promesso dal governo e ribadito nel programma M5S-Lega. In caso contrario, i cittadini presi in giro ne trarranno le debite considerazioni”.

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