I NUMERI/ Neet, i “giovani in panchina” a cui non serve il reddito di cittadinanza

- Patrizia Feletig

La disoccupazione giovanile torna a crescere in Italia, dove resta elevato il numero di Neet: bisognerebbe riuscire a invertire rotta. PATRIZIA FELETIG

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(LaPresse)

In controtendenza con il dato generale in calo e ai minimi dal 2012, la disoccupazione giovanile ad agosto sale di 0,2 punti al 31%. Il reddito di cittadinanza genererà un effetto metadone per quei 2 milioni di italiani tra 18 e 29 anni esclusi dal circuito scuola, formazione, lavoro? È incredibile che nella grande abbuffata della retorica dei diritti, un governo incapace di garantire un diritto costituzionale come il lavoro ripieghi sulla concessione di un reddito (minimo). “Diseducativo”, avrebbero sentenziato le due gatte parlanti (sic!), animali di compagnia del protagonista del romanzo Confessioni di un Neet. Nel libro d’esordio di Sandro Frizziero, la coppia di felini sagaci avrebbe fatto notare al trentenne inattivo l’inganno della tattica di uno Stato-Provvidenza il quale, invece di rimuovere gli ostacoli che impediscono all’Italia di essere un Paese a misura di giovani con conseguenti politiche di formazione, lavoro, previdenza, per la casa e per i figli, elargisce un obolo avvelenato visto che il suo peso finanziario (assieme alla riforma previdenziale e fiscale) sarà l’ennesimo cappio passato al collo dei giovani italiani. 



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