I NUMERI/ Neet, i “giovani in panchina” a cui non serve il reddito di cittadinanza

La disoccupazione giovanile torna a crescere in Italia, dove resta elevato il numero di Neet: bisognerebbe riuscire a invertire rotta. PATRIZIA FELETIG

03.10.2018 - Patrizia Feletig
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(LaPresse)

In controtendenza con il dato generale in calo e ai minimi dal 2012, la disoccupazione giovanile ad agosto sale di 0,2 punti al 31%. Il reddito di cittadinanza genererà un effetto metadone per quei 2 milioni di italiani tra 18 e 29 anni esclusi dal circuito scuola, formazione, lavoro? È incredibile che nella grande abbuffata della retorica dei diritti, un governo incapace di garantire un diritto costituzionale come il lavoro ripieghi sulla concessione di un reddito (minimo). “Diseducativo”, avrebbero sentenziato le due gatte parlanti (sic!), animali di compagnia del protagonista del romanzo Confessioni di un Neet. Nel libro d’esordio di Sandro Frizziero, la coppia di felini sagaci avrebbe fatto notare al trentenne inattivo l’inganno della tattica di uno Stato-Provvidenza il quale, invece di rimuovere gli ostacoli che impediscono all’Italia di essere un Paese a misura di giovani con conseguenti politiche di formazione, lavoro, previdenza, per la casa e per i figli, elargisce un obolo avvelenato visto che il suo peso finanziario (assieme alla riforma previdenziale e fiscale) sarà l’ennesimo cappio passato al collo dei giovani italiani. 

Sono rudimenti di economia che il padrone delle due gatte non ha assimilato durante gli svogliati anni trascorsi parcheggiato alla facoltà di Economia e Commercio di Venezia che ha lasciato fingendo un diploma mai conseguito, andando a rimpolpare quel 38% di abbandono universitario registrato in Italia. Ventenni-trentenni così ne ha incontrati diversi Sandro Frizziero, insegnante alle superiori con esperienza di docenza anche alle scuole serali. Il protagonista, rigorosamente anonimo (forse per analogia all’invisibilità del fenomeno agli occhi della politica?), rivendica orgogliosamente la sua condizione di Neet “assolutamente non assimilabile a quella di tanti figli di papà beoti e pelandroni” e di appartenere a una categoria prudentemente etichettata in modo politicamente accettabile. 

Il ritratto tracciato da Frizziero è caricaturale e certamente non rappresentativo dell’eterogeneo universo di “giovani in panchina” rappresentato dal 25,7% della fascia di età 18-29. Una condizione che non è solo il riflesso di mancanza di volontà, di indole lavativa o di aspettative smisurate, ma anche frutto del destino. Quello geografico, per esempio. Nel Mezzogiorno la percentuale di Neet sale al 32% mentre nelle regioni del Nord scende al 15%, secondo gli ultimi dati Ocse. Penalizza anche il genere. Cresce la fascia di età e i Neet femmine sopravanzano i maschi. Passati i 30 anni di età il divario quasi raddoppia: 19,7% contro 38,5% . 

Tutt’altro che frustrato o complessato, l’io narrante di Confessioni di un Neet è invece fermamente convinto di essere dotato di una mente superiore, ovviamente incompresa, di essere “il prescelto come l’alfiere dell’insuccesso”. Con reazione aggressiva-passiva, egli manifesta sommo disprezzo per il ceto produttivo e il percorso a ostacoli per trovare una collocazione. Dall’espediente di lavoretti e tirocini alle finte partite Iva, alla trappola dell’impiego che implacabilmente incatena nel trilemma: famiglia, mutuo e corna. “La società non mi avrà mai”, è il mantra del protagonista nullafacente sovvenzionato dalla pensione del padre autista di mezzi pubblici il quale per 41 anni ha macinato km “percorrendo cinque volte la distanza che separa la Luna alla Terra”. 

Il Neet di Frizziero offre un punto di vista esterno sulla società che odia ma il cui consenso rincorre spasmodicamente su social e siti Internet. La Rete diventa l’essenza della sua esistenza nichilista e autolesionista: divora junk food, non ha nessuna cura di sé. Esulta per un Like in più su foto risalenti ai tempi di un’altra sua vita (“a qualcuno interesso”, si compiace). Posta invettive contro tutti che finiscono per colpire anche lui, come gli fanno notare le sarcastiche gatte. Anche se Frizziero ha deliberatamente calcato la mano, il romanzo senza pretese sociopsicologiche, ha il merito di far emergere le sfumature e le contraddizioni di una risorsa sprecata, ritratto sicuramente più coinvolgente rispetto ai numeri sul fenomeno. 

Di questi invece, abbonda il saggio di Francesco Cancellato Né sfruttati né bamboccioni che affronta la questione generazionale: “Non c’è economia, tra le grandi economie del continente, che ha un problema giovani equiparabile al nostro”. Colpa di un Paese che negli ultimi 10 anni, in controtendenza con il resto del mondo, ha puntualmente tagliato i fondi destinati alla formazione delle conoscenze e dei saperi innovativi (-8,5 miliardi alla scuola in 3 anni). Risultato: l’Italia che ha meno giovani del resto dell’Europa, ha un numero di Neet quasi doppio rispetto alla media europea. Se la percentuale migliora tra i laureati (“solo” 17%) va ricordato però che questi rappresentano appena 1’8% sulla popolazione complessiva contro il dato medio di 37% delle economie industrializzate. Il fenomeno dei Neet non sono una peculiarità solo italiana – in Giappone i giovani autosegregati nella propria cameretta con la Rete come unico tramite con il mondo si chiamano Hikikimori – quello che è scandaloso che in 15 anni la situazione non sia cambiata, anzi, l’essere Neet è diventato socialmente accettabile. 

La ricetta di Cancellato non millanta soluzioni magiche, ma un’inversione di rotta che porterà frutti nel tempo e che non può prescindere da massicci investimenti nell’educazione, dalla riorganizzazione delle relazioni tra mondo della scuola e quello del lavoro, dall’idea di una formazione continua lungo tutte le transizione che dovremo affrontare, da fondi pubblici per investire in modo coraggioso in start-up, da una revisione del sistema di welfare incrostato di sprechi e privilegi. I diritti acquisiti di alcuni non possono trasformarsi in diritti negati ai giovani. 

 

Dalla politica la palla passa ai Nativi Digitali per l’ideazione di una piattaforma dedicata ai “giovani in panchina” che tracci un percorso tra softskills, formazione e lavoro. Se hai dai 18 ai 29 anni partecipa al concorso di idee TIPOHack, giovedì 18 ottobre a Roma al Tempio di Adriano, assieme all’Associazione InnovaFiducia, Fondazione TIM, InfoCamere e Camera di Commercio di Roma. 

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