Riforma pensioni e Quota 100/ Rizzetto e l’assenza di Opzione donna nella manovra (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Nella manovra 2019 non manca solo la riforma delle pensioni con Quota 100, ma anche la proroga di Opzione donna, segnala Walter Rizzetto

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RIZZETTO E LE ASSENZE NELLA MANOVRA

Tra i parlamentari più attenti al tema della riforma delle pensioni c’è senza dubbio Walter Rizzetto, che sul suo profilo Facebook ha scritto un post dal titolo “La Manovra e le pensioni”. Il deputato di Fratelli d’Italia segnala che sul tema “non è cambiato esattamente nulla rispetto al passato. Prendiamo il caso di Opzione Donna, un giusto provvedimento del Ministro Maroni per favorire l’uscita anticipata dal mondo del lavoro da parte di donne che volontariamente lo accettano. La fase 1: gradi proclami mediatici, migliaia di like e di bacini, i ‘grazie’ spesi a non finire. La fase 2: le certezze ufficiali diventano potenziali, le sicurezze ufficiali si trasformano in ‘dovrebbe’. Fatemi poi capire, visto che ho letto la Manovra almeno 10 volte, a che articolo e comma si parla di Opzione Donna e della sua proroga”. Parole che fanno capire come agli annunci non seguano poi i fatti. “In ogni caso io ho fatto gli emendamenti che la Maggioranza può accettare ed evitare figure meschine”, è la conclusione di Rizzetto.

QUOTA 100, BARBAGALLO SPIEGA CHI SARÀ ESCLUSO

Per i sindacati la riforma delle pensioni resta un tema importante e non è mancato chi, di fronte all’ipotesi di Quota 100, ha evidenziato che si tratta di una buona base di partenza, da migliorare però. Secondo Carmelo Barbagallo, “con la quota 100 rischiano di non essere interessati i lavoratori del Mezzogiorno, le donne, i precari e i giovani”. Secondo quanto riporta nuovosud.it, il Segretario generale della Uil, parlando a Palermo a margine dell’attivo unitario di Cgil, Cisl e Uil per discutere la piattaforma con le proposte da presentare al governo per la manovra 2019. ha ribadito che Quota 100 “potrebbe essere una base di partenza, ma bisogna continuare con i lavori della commissione tecnico-scientifica per individuare quali settori e quali lavoratori non permettono di arrivare all’età pensionabile. Occorre intervenire con la flessibilità in uscita per questi lavoratori”. Non resta che aspettare, senza dimenticare che alcuni esponenti dell’esecutivo avevano promesso che ci sarebbe stato un confronto con le parte sociali sulla Legge di bilancio.

RENZI: QUOTA 100 BRUTTA COPIA DELL’APE

Matteo Renzi va all’attacco di Matteo Salvini attraverso la riforma delle pensioni 2019. L’ex Premier, sulla sua pagina Facebook, scrive infatti: “Per tutta la campagna elettorale Salvini, sulle pensioni, ha preso in giro gli italiani. Prima ha detto che avrebbe abolito la Fornero. Poi ha abbassato le aspettative e ha detto: faremo quota 100, per tutti, senza penalizzazioni. Adesso scopriamo che chi andrà in pensione anticipata dovrà accettare una decurtazione. Quota 100? Solo se accetti di rinunciare a una parte della tua pensione. Insomma l’uomo che voleva abolire la Fornero alla fine farà soltanto una brutta copia della nostra Ape, l’anticipo pensionistico previsto dal nostro Governo nel 2016. È facile fare il populista quando sei all’opposizione. Poi vai al Governo e la realtà ti presenta il conto. Hanno promesso la luna, ma il tempo è galantuomo. E da oggi è chiaro che Salvini sulle pensioni ha mentito agli elettori”. Il ministro dell’Istruzione, il leghista Marco Bussetti, ha invece evidenziato che con Quota 100 ci sarà un importante e benefico riequilibrio dell’età anagrafica del personale scolastico, ora pari a 51-52 anni.

I DUBBI SULLA PENSIONE DI CITTADINANZA

La riforma delle pensioni 2019, oltre a Quota 100, dovrebbe contenere anche un aumento delle minime attraverso le cosiddette pensioni di cittadinanza. Secondo quanto scrive Repubblica, tuttavia, stando a quanto riportano i consiglieri del ministro Di Maio, la pensione di cittadinanza “finirà nelle tasche di soli 500 mila pensionati, un 15% appena dei 3 milioni e 200 mila che vivono grazie all’integrazione al minimo e che oggi ricevono 507 euro e 42 centesimi al mese”. Ma non è tutto, perché “lo stanziamento per questi anziani in difficoltà sarà di 900 milioni su 9 miliardi a disposizione”, il che vuol dire che “i più fortunati tra i pensionati poveri riceveranno 138 euro al mese. Passando così a 645 euro e 42 centesimi”. Una cifra inferiore ai 780 euro di cui ha sempre parlato il Movimento 5 Stelle. Non bisogna però trascurare un dettaglio. La pensione di cittadinanza, come il reddito di cittadinanza, potrebbe scattare non all’inizio del 2019, consentendo così di poter aumentare la cifra che verrà erogata (anche se ovviamente per un periodo di tempo inferiore rispetto all’anno solare).

BOCCIA CHIEDE IMPEGNO DEL PD

Francesco Boccia chiede che il Partito democratico si trasformi, per questo ha deciso di candidarsi alla segreteria e tra i cambiamenti che ritiene necessari per il Paese, su cui il partito dovrebbe combattere, c’è anche la riforma delle pensioni. A Torino, infatti, dove si trovava per una serie di iniziative congressuali, l’esponente dem ha spiegato che il Pd deve essere “un partito che pensa ai più deboli, che lotta contro le disuguaglianze ma capace di interpretare sviluppo e innovazione. Un partito che crede fermamente nell’Europa; noi siamo quelli che vogliono cambiarla rafforzandola, non amputandola. Vogliamo che in Europa i cittadini abbiano gli stessi salari, lo stesso fisco, le stesse pensioni. Per questo serve un congresso vero nel Pd senza sconti per nessuno, soprattutto per chi ha assecondato le cause della sconfitta del 4 marzo scorso”. Di fatto Boccia vuole “un Pd che abbia nel lavoro, nella scuola e nell’ambiente i tre pilastri del nuovo stato sociale”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI PROIETTI

“È ora che il Governo ponga fine al susseguirsi di voci e indiscrezioni e dica chiaramente cosa intende fare per le pensioni”. È quanto afferma in una nota Domenico Proietti, che ricorda come per la Uil sia necessaria una riforma delle pensioni che introduca “una piena flessibilità di accesso per tutti i lavoratori intorno ai 62 anni; sancendo che 41 anni di contribuzione sono sufficienti per andare in pensione a prescindere dall’età; superando tutte le disparità che penalizzano le donne, con una valorizzazione del lavoro di cura e della maternità; confermando l’ape sociale; prorogando opzione donna e completando la salvaguardia degli esodati”. Parole importanti quelle del Segretario confederale della Uil, secondo cui è anche necessario “affrontare il tema delle future pensioni dei giovani, con un meccanismo che vada a colmare i vuoti contributivi determinati dal lavoro precario”.

Di fatto Proietti riprende i punti essenziali della piattaforma unitaria sindacale in tema di pensioni, visto che sottolinea anche come sia “necessario garantire il potere di acquisto per le pensioni in essere mantenendo la ripresa della piena indicizzazione da gennaio 2019 e continuando ad estendere e potenziare la quattordicesima”. C’è da dire che finora non sono arrivate risposte alle richieste di Cgil, Cisl e Uil, ma non è da escludere che l’esecutivo incontri le parti sociali, come aveva dichiarato, prima della fine del mese. Intanto Orietta Armiliatto, a nome del Comitato Opzione donna social, plaude alle parole di Proietti, soprattutto per il richiamo fatto alla necessità di valorizzare il lavoro di cura delle donne.

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