RIFORMA PENSIONI 2019 E QUOTA 100/ Il Governo punta a risparmiare 2 miliardi (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Quota 100 e la riforma delle pensioni potrebbero essere in parte riviste per consentire al Governo di dirottare 2 miliardi sugli investimenti

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Lapresse

IL GOVERNO PUNTA A RISPARMIARE 2 MILIARDI

Dopo il vertice di ieri sera, il Governo sembra intenzionato a modificare la manovra in modo da rassicurare la Commissione europea. Secondo quanto comunicato da Giuseppe Conte, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, restano comunque confermati il reddito di cittadinanza e la riforma delle pensioni con Quota 100. Askanews, citando fonti del Movimento 5 Stelle, spiega che si stanno studiando dei “correttivi” a questi due provvedimenti che dovrebbero portare a un risparmio di 3-4 miliardi di euro che verrebbero dirottati sugli investimenti. Solo due miliardi di risparmi potrebbero esserci restringendo la platea di Quota 100. Secondo quanto riporta Lapresse, nell’arco di 24-48 i tecnici del ministero dell’Economia e delle Finanze dovrebbero fornire i risultati delle valutazioni sull’impatto delle misure principali della Legge di bilancio, in modo da capire quali risparmi potrebbe comportare una dilazione dell’entrata in vigore dei provvedimenti riguardanti pensioni e reddito di cittadinanza. Valutazioni che serviranno a decidere il da farsi.U

QUOTA 100, DURIGON: VERIFICHE IN CORSO

Claudio Durigon conferma che il Governo potrebbe rivedere la manovra 2019, ma ci tiene a precisare che la riforma delle pensioni con Quota 100 non è in discussione. “Sono in corso una serie di analisi. Stiamo ragionando, c’è una riflessione in corso per arrivare a una valutazione definitiva sui conteggi. Quello che deve essere chiaro è che i due cardini della nostra manovra non verranno toccati, intendo dire che l’intervento sulle pensioni, con Quota 100, e il reddito di cittadinanza non sono in discussione”, ha detto il sottosegretario al Lavoro in un’intervista al Corriere della Sera. “Sono in corso una serie di verifiche, perché abbiamo evidenza che le due misure che contraddistinguono la Legge di bilancio costeranno meno del previsto, quindi ci sono più soldi per gli investimenti. Ed è in quella direzione che sposteremo più risorse, spiegando bene a Bruxelles l’effetto e l’impulso che possono generare sul fronte della crescita”, ha aggiunto, spiegando anche che “l’intervento sul sistema previdenziale sebbene comporti dei costi garantisce una possibilità ai giovani di accedere al mondo del lavoro”.

GHISELLI E DAMIANO SULL’APE SOCIAL

Nel corso della trasmissione “L’approfondimento di Cesare Damiano”, in onda su Retesole, l’ex ministro del Lavoro ha ospitato e intervistato Roberto Ghiselli, con cui ha parlato anche di riforma delle pensioni. Da questo dialogo è emerso anzitutto come le risorse stanziate dal Governo per Quota 100 risultino inferiori a quelle che sarebbero necessarie per varare tutti gli interventi previdenziali di cui si è parlato nel corso degli ultimi mesi. Quel che emerge, secondo il Segretario confederale della Cgil, è che non si potrà comunque parlare di superamento della Legge Fornero dopo il varo della manovra. Damiano ha anche chiesto conferma al sindacalista sulle sorti dell’Ape social, che al momento non è stata prorogata e dunque dovrebbe terminare il 31 dicembre. Ghiselli ha confermato che effettivamente occorrerebbe un provvedimento per la proroga, reso tra l’altro più semplice dal fatto che l’anno scorso era stato previsto che eventuali risparmi rispetto alle risorse già stanziate per l’Ape social sarebbero state indirizzate direttamente a una sua proroga. E a suo modo di vedere tali risparmi esistono.

IL LIVELLO SUFFICIENTE PER GLI ASSEGNI

Mentre si attendono novità sulla riforma delle pensioni con Quota 100, dal Congresso nazionale degli attuari arrivano indicazioni importanti sul livello considerato sufficiente per l’importo di un assegno pensionistico. Secondo quanto riportato da Adnkronos, gli attuari hanno segnalato che “la sufficienza si raggiunge con una copertura tra il 50% e il 70% dell’ultimo stipendio, ottenuta con la pensione base più eventuale assegno integrativo. Al di sotto ci sono l’insufficienza piena, quando la pensione non arriva complessivamente a superare il 30% dell’ultima retribuzione, e la quasi sufficienza, quando la percentuale è compresa tra il 30% e il 50%. La pensione si può valutare pienamente sufficiente quando raggiunge una percentuale compresa tra il 70% e l’80% della retribuzione. Al di sopra dell’80% può essere decisamente definita ottima”. Si tratta certamente di indicazioni e valutazioni importanti di cui il Governo dovrebbe tener conto nel varare gli interventi di natura previdenziale.

LA PROPOSTA DELLA CIA SULLE MINIME

Mentre si discute di Quota 100, la Confederazione italiana agricoltori è convinta che si possa inserire nella riforma delle pensioni un aumento degli assegni per gli ex agricoltori. In un convegno svoltosi nei giorni scorsi, secondo quanto riporta risoitaliano.eu, Antonio Barile, Presidente dell’Istituto Nazionale Assistenza Cittadini, ha ricordato che “le entrate contributive  al netto della Gestione Interventi Assistenziali (Gias) e della Gestione Prestazioni Temporanee (Gpt) sono di 181.297, per cui al saldo tra le entrate e le uscite risulta un +21.516 miliardi di euro”. Dunque esistono le risorse per far sì che venga rispettata la Carta sociale europea, secondo cui  le pensioni minime devono essere pari ad almeno il 40% del reddito medio nazionale. Il che vorrebbe dire che quelle italiane dovrebbero essere pari a 650 euro al mese. Secondo la Cia occorre “istituire una ‘pensione base’, di importo pari alla pensione minima prevista dalla carta sociale europea(650€) in aggiunta alla pensione liquidata interamente con il sistema contributivo; tale pensione sarà riconosciuta purché si siano versati almeno 20 anni di contributi e con un’età anagrafica di almeno 65 anni”.

DALLA CGIL RICHIESTA DI CONFRONTO AL GOVERNO

Toscana24, la sezione regionale del sito del Sole 24 Ore, riporta alcune dichiarazioni di Dalida Angelini, segretaria generale della Cgil Toscana, nella sua relazione introduttiva al congresso dell’organizzazione alla Cattedrale ex Breda di Pistoia, relativa alla riforma delle pensioni che il Governo sta mettendo a punto. “Abbiamo detto no, insieme a Cisl e Uil, alla Manovra perché la consideriamo inadeguata per il lavoro e lo sviluppo. La flat tax premia chi ha di più, la pace fiscale è un condono. Il presunto reddito di cittadinanza così come prospettato genera sudditanza. E ancora per ciò che riguarda le pensioni e Quota 100, mentre si fa più chiaro il quadro – si legge che il ritiro anticipato di 4 anni porterà una riduzione della pensione intorno al 30% che rende il provvedimento impraticabile – noi la piattaforma unitaria sulle pensioni l’abbiamo, e siamo pronti a discutere di quella”, sono le parole della sindacalista, che quindi rilancia la richiesta di un confronto tra Governo e sindacati sulla piattaforma unitaria.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI FOCCILLO

Antonio Foccillo teme che la riforma delle pensioni 2019 con Quota 100 porterà a una disparità di trattamento nei confronti dei dipendenti pubblici. “Dapprima perché si è precisato che per il pubblico ci sarà una normativa ad hoc, ma poi arriviamo al paradosso quando leggiamo che, tra le ipotesi, si valuta la possibilità di riconoscere fin da subito il tfs (o tfr) per chi opta per la quota 100”, ha detto il Segretario confederale della Uil, che ha voluto spiegare dove starebbe il paradosso. “In primo luogo, non si fa che creare una disparità di trattamento anche tra gli stessi dipendenti pubblici che, di norma, si vedono riconosciuto il proprio diritto al trattamento addirittura fino a due anni dopo. Senonché pare che questa ipotesi non sia ben accetta, in quanto, secondo gli estensori del provvedimento, costituirebbe un incentivo all’uscita che la Pa non riuscirebbe a fronteggiare con pari ingressi, col rischio di far trovare diversi enti nell’impossibilità di garantire i servizi perché sotto organico. Pertanto, in risposta a questa preoccupazione, si vuole prevedere una finestra più lunga nella Pa, pari a sei mesi prima della decorrenza della pensione, per garantire la continuità dei servizi”.

Per Foccillo, quindi, “alle disparità di trattamento, che già hanno tanto contenzioso, si risponde con altrettante disparità e all’invecchiamento della popolazione lavorativa della Pa sembra volersi controbattere disincentivando l’uscita. In questo quadro, non leggiamo alcuna soluzione ai perduranti problemi dell’età media dei lavoratori pubblici e, soprattutto, alla disparità di trattamento che questi, pur essendo cittadini per lo più a servizio della Nazione, subiscono rispetto ai privati”.

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