SCUOLA E LAVORO/ I numeri da far leggere ai nemici dell’Alternanza

I dati contenuti nel rapporto di Almalaurea Almadiploma sui diplomati sono davvero molto utili per riflessioni anche a livello ministeriale

17.12.2018 - Giorgio Spanevello
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È un interessantissimo spaccato della scuola italiana quello che appare nel corposo rapporto di Almalaurea Almadiploma sul profilo dei diplomati di scuola media superiore 2018, pubblicato nei giorni scorsi. L’indagine pone le sue basi su un campione di 292 scuole aderenti all’associazione Almadiploma presenti in sette regioni italiane e quindi pur raccogliendo informazioni da una importante fonte di dati, comunque si riferisce a istituti che aderendo all’associazione si caratterizzano per una specifica volontà di confronto con le altre scuole e per questo possono oggettivamente essere ritenuti di buona qualità. Un’altra osservazione è legata al fatto che il campione non tiene conto dell’importante realtà della Formazione e Istruzione Professionale (Iefp), che pur non appartenendo all’istruzione statale, raccoglie in alcune regioni fino al 15% dei giovani in età 15/18 anni.

Il rapporto si sofferma in particolare su quattro temi di grande interesse per il sistema formativo nazionale: il rapporto tra la riuscita nella scuola media superiore e il contesto socio familiare, le esperienze di studio all’estero, l’Alternanza Scuola Lavoro e il livello di soddisfazione indicato dai diplomati sul percorso di studi portato a termine.

Riguardo al primo tema, i dati confermano che in generale la riuscita negli studi, misurata nel voto ottenuto all’Esame di Stato e nel numero di ripetenze nel ciclo di studi è decisamente più favorevole nei licei rispetto a quanto avviene negli Istituti tecnici e nei professionali. Se a questo dato si abbina quello legato al contesto familiare che vede l’allievo con genitori ad alto livello di istruzione (laurea) o estrazione sociale elevata, iscriversi in grande maggioranza ai licei classici e scientifici rispetto agli istituti tecnici e professionali, si conclude che le scelte che vengono effettuate al termine della scuola secondaria di primo grado sono ancora molto influenzate dal contesto sociale e che la tendenza a classificare i licei come scuole di “serie A” rispetto a egualmente validi istituti tecnici e professionali valutati nella scelta di livello inferiore è ancora ben radicata nelle famiglie italiane e nel sistema di orientamento organizzato dalle scuole. Evidentemente gli sforzi compiuti negli ultimi anni per un orientamento scolastico meno influenzato da vecchi retaggi culturali non hanno avuto grandi risultati.

Note decisamente più positive riguardano esperienze di studio all’estero che hanno coinvolto il 32,9% dei diplomati – anche qui purtroppo in maggioranza provenienti dai licei – e che hanno migliorato decisamente le competenze linguistiche degli studenti italiani, anche se l’atavica scarsa propensione per le lingue straniere dei nostri giovani resta un dato da tenere sotto controllo. Si può notare, infatti, che rispetto al livello di competenza minima della lingua straniera fissato nel B1 nelle indicazioni ministeriali per un diplomato di scuola media superiore, nei dati rilevati la percentuale di diplomati che raggiungono tale livello varia a seconda del titolo di studio dal 78,8% nei licei, al 68,9% negli istituti tecnici e al 44,6% nei professionali. Sono dati che ancora una volta testimoniano il fatto che i diplomati non sono adeguatamente preparati ad affrontare esperienze lavorative legate ai rapporti con l’estero e che molta strada in questo campo dovrà ancora essere percorsa.

Un altro tema di scottante attualità, considerato il recente “cambio di rotta” del Miur è quello dell’Alternanza Scuola Lavoro. I dati raccolti, forse i primi pubblicati sull’esperienza che ha appena visto completato il primo ciclo di svolgimento, evidenziano una sostanziale soddisfazione degli studenti per le attività di stage in azienda, di formazione sulla salute e sicurezza e sulle altre attività previste nei vari progetti di ASL. Pur con qualche distinguo, le percentuali di soddisfazione sono elevatissime (tra l’80% e il 90%) per quanto riguarda l’organizzazione delle attività, l’utilità della formazione in azienda, la qualità dei progetti formativi e la preparazione dei tutor. Sono indicazioni che dovrebbero far riflettere ed essere portate all’attenzione di chi al Miur ha frettolosamente pensato di ridurre in modo sostanziale le ore obbligatorie di ASL nelle scuole superiori e di cambiare nome e filosofia al primo grande progetto italiano di collaborazione tra scuola e impresa.

L’ultimo tema affrontato riguarda la valutazione dei diplomati rispetto alla propria esperienza scolastica. I numeri in questo caso rispecchiano quanto già evidenziato negli anni precedenti con una situazione non troppo positiva e degna di riflessioni approfondite. Solo il 54% dei diplomati intervistati ripeterebbe lo stesso corso di studi, il 32% cambierebbe indirizzo di studi, mentre il 12% ripeterebbe lo stesso corso in un’altra scuola. Al di là di valutazioni legate a scelte personali, i risultati sono indicativi di una grande problematica legata alla scelta della scuola superiore.

Nonostante gli sforzi costantemente posti in atto dal sistema scuola, ma anche dalle associazioni datoriali e dalle amministrazioni locali, evidentemente anche in questo caso l’orientamento scolastico e le forme con cui questo viene proposto agli adolescenti non stanno ottenendo i risultati sperati. Il problema è ben noto ed è importante affrontarlo in modo scientifico e sistematico soprattutto in considerazione che preparare dei giovani per lavori che non andranno a svolgere, oltre a creare insoddisfazione dei singoli, costituisce un costo per la collettività e per il sistema produttivo difficilmente sopportabile.

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