RIFORMA PENSIONI 2019/ Quota 100, Durigon (Lega): decreto 10-12 gennaio” (ultime notizie)

Salvini e Di Maio, nei loro interventi su Facebook, hanno parlato anche della riforma delle pensioni, ma non tanto di Quota 100. Il “modello Portogallo” per il Sud Italia

24.12.2018, agg. alle 19:32 - Lorenzo Torrisi
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Luigi Di Maio (LaPresse)

DURIGON: “DECRETO QUOTA 100 ENTRO IL 12 GENNAIO”

Mentre il Parlamento si appresta a votare appena dopo Natale la Manovra di Bilancio con un consistente capitolo sulla riforma delle pensioni, la Lega fa sapere che il tanto atteso “decreto attuativo” sulla Quota 100 non si avrà in tempi troppo lontani in modo da far giungere la misura ben prima dell’aprile 2019. «Il decreto legge con le norme sulla previdenza dovrebbe essere approvato tra il 10 e il 12 gennaio»; lo ha fatto sapere il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, sottolineando come le varie norme di accesso alla pensione per la Quota 100 sarebbero in via di risoluzione e pronte appena dopo l’Epifania. Secondo il sottosegretario leghista, sia Quota 100 che opzione donna, ma anche il blocco dell’aumento dell’aspettativa di vita per le pensioni anticipate e la proroga dell’Ape Sociale saranno contenute nel decreto attuativo messo a punto dal Governo gialloverde dopo l’approvazione della Manovra prevista per il prossimo 28-29 dicembre 2018. Secondo le anticipazioni del Corriere della Sera, «Non sarà nel testo invece l’abbassamento dal 2,8 a 2 volte il trattamento minimo della soglia per l’accesso alla pensione anticipata nel regime contributivo». (agg. di Niccolò Magnani)

SALVINI: “BASTA BUFALE SULLA QUOTA 100”

Con una diretta su Facebook postata stamani alla Vigilia di Natale, Matteo Salvini prova a fare i “conti” sulle pensioni e sulle varie critiche ricevute in questi giorni per una Manovra assai diversa da quella “promessa” dal Governo gialloverde, specie in ambito pensionistico: «Voglio smontare tutte le bufale che ho letto in questi giorni, rimettere a posto giornalisti e politici che hanno parlato di massacro, di povertà di tagli». In sostanza, per chi nel 2018 ha preso – come esempio – 800 euro di pensione, ne prenderà 9 in più al mese, spiega Salvini: «chi ne ha presi 1.000 ne prenderà 11 in più al mese; 1.200 euro al mese avrà un aumento di 13 euro; 1.500 al mese ne avrà 16,5 euro al mese, quindi nell’arco dell’anno sono circa 200 euro. E via via a salire: 1.700, aumento 18 euro al mese; 2.000 avrà aumento di 21 euro. Nessuno prenderà una lira di meno. Sfido i tg e i giornali a dimostrare che non è vero quello che ho detto», afferma in maniera netta il Ministro degli Interni, dedito a far capire come nonostante i tagli nessun pensionato riceverà un assegno minore rispetto all’anno precedente. (agg. di Niccolò Magnani)

IL MODELLO PORTOGALLO

All’interno della Manovra è stato confermato il “modello Portogallo” per tutti quei pensionati che vogliono spostare la residenza al Sud Italia dopo almeno 5 anni passati all’estero proprio per i problemi delle pensioni: in sostanza, il Governo gialloverde ha inteso una tassa al 7% “flat” per poter invogliare i pensionati del Sud in un improvviso “ritorno a casa”. La tassa “piatta” funzionerà per tutti coloro che scelgono, da pensionati, di ritornare nei piccoli paesi sotto i 20mila abitanti nelle regioni Puglia, Sicilia, Calabria, Campania, Sardegna, Basilicata, Molise e Abruzzo. Secondo quanto stabilito nel Maxiemendamento, e probabilmente confermato anche nei prossimi giorni alla Camera, «le entrate sono destinate all’istituzione di poli universitari tecnico scientifici nel Mezzogiorno». (agg. di Niccolò Magnani)

QUOTA 100 PAGATA COL TAGLIO DELLE INDICIZZAZIONI

Il pacchetto pensioni ipotizzato dal Governo e immesso nella Manovra di imminente ultima approvazione (alla Camera il prossimo 28 dicembre, ndr) prevede un taglio netto alle indicizzazioni che di fatto consente ad altri quasi pensionati di accedere alla fatidica uscita dal lavoro tramite la nuova Quota 100. Come già anticipato (e discusso) nelle scorse settimane, i tagli e i sacrifici di alcune fasce di pensionati permetteranno le quote necessarie per alimentare la riforma voluta dalla Lega ma ridotta dalla mediazione dell’Unione Europea in fase di contrattazione fra Tria, Conte, Moscovici e Dombrovskis. Come ben spiega questa mattina Il Messaggero, viene confermata la stretta alla rivalutazione dell’assegno in base all’inflazione (una norma che riguarda milioni di persone): per tre anni, tutte le pensioni che superano 3 volte il minimo (1522 euro al mese); «Per quelle comprese tra tre e quattro volte il minimo (attualmente 2.029 euro) ci sarà una rivalutazione al 97%, che scende al 77% per gli assegni fino a 2.537 euro, e poi ancora al 52% per quelli fino al 3.042 euro». Come però giustamente ricordava ieri Nicola Porro nella sua rassegna stampa su Facebook, la norma di blocco della rivalutazione non è di origine gialloverde ma venne introdotta già nel 2012 dal Governo Monti, poi confermata tanto da Letta, quanto da Renzi e anche da Gentiloni, con Lega-M5s che quindi non hanno fatto altro che ripetere l’azione dei Governi precedenti per poter sovvenzionare la propria riforma Pensioni. (agg. di Niccolò Magnani)

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI SALVINI E DI MAIO

La manovra è stata approvata al Senato e ora dovrà affrontare la terza lettura alla Camera per poi entrare in vigore. Matteo Salvini, in una diretta Facebook, ha dato un 7 alla Legge di bilancio, definendola l’inizio di un percorso. Rispetto alle riforma delle pensioni, la cui misura principale è Quota 100, il ministro dell’Interno ha detto che “la Legge Fornero smontata pezzo per pezzo, era un impegno preso, per questo ci hanno dato i voti e questo stiamo cominciando a fare. Nonostante tutti da sei mesi ci dicessero che non si poteva e doveva toccare, l’Ue, il presidente dell’Inps, gli esperti”. Il leader della Lega ha anche cercato di smorzare le polemiche sul taglio delle pensioni d’oro, ricordando che saranno colpite solo quelle di importo superiore ai 6.000 euro al mese. Anche Luigi Di Maio, via Facebook, ha cercato di placare le polemiche, relative però al blocco dell’indicizzazione degli assegni sopra i 1.500 euro, spiegando che l’intervento avrà un impatto di pochi euro per i pensionati: a essere penalizzati saranno solamente quelli che hanno un cosiddetto assegno d’oro.

Tuttavia questo provvedimento non piace a Giorgia Meloni, che in una nota scrive: “Noi abbiamo dato una mano a questo governo tutte le volte che abbiamo potuto. Ma stavolta non ci stiamo! La trovata di tagliare le pensioni superiori a 1500 euro lordi al mese è semplicemente vergognosa e la ostacoleremo in ogni modo! Alla faccia della manovra del popolo! Ci vuole veramente coraggio”. Concetto ribadito anche dal suo collega di partito Marco Silvestroni, secondo cui occorre evitare che la manovra sia “una vera e propria mannaia per il popolo italiano”.

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