IL CASO/ Il modello veneto per avvicinare scuola e lavoro

Un’iniziativa della Regione Veneto mostra come ci si possa muovere verso un modello integrato di istruzione e formazione professionale

03.12.2018 - Giorgio Spanevello
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Dal 7 al 31 gennaio prossimi, un piccolo esercito di studenti e le loro famiglie saranno chiamati a comunicare, con l’iscrizione on line al Miur, la scelta della scuola superiore. Nel quadro piuttosto complesso dei curricoli della scuola media superiore, accanto ai sempre ricordati licei e istituti tecnici e professionali statali rischia di venir trascurata un’importante proposta formativa che, soprattutto nelle regioni del Nord Italia, costituisce un valido riferimento per la preparazione dei giovani e per l’abbattimento della dispersione scolastica: il sistema di Istruzione e Formazione Professionale (Iefp).

In ottemperanza alle funzioni delegate alle Regioni dalla Costituzione il sistema Iefp viene gestito in sede locale principalmente da istituti privati accreditati che operano sotto il coordinamento degli assessorati regionali, finanziati per la gran parte dall’ente locale, mentre solo in piccola parte, con percentuali molto diverse tra regione e regione, seguendo il principio di “sussidiarietà”, da istituti professionali statali. Per dare un’idea delle proporzioni può essere riportato l’esempio della Regione Veneto, dove i dati di iscrizione alla prima classe della scuola media superiore dell’anno scolastico 2018-19 vedono su un totale di 51.904 studenti, 19.163 (37%) iscritti ai licei, 17.909 (35%) iscritti agli istituti tecnici, 7.909 (15%) iscritti a gli istituti professionali statali e 6.913 iscritti al sistema Iefp (13%). Si può notare quindi come in un territorio a elevato sviluppo industriale e dove la dispersione scolastica è decisamente limitata, una parte non trascurabile degli studenti si iscriva a un tipo di formazione – Iefp – che garantisce con percorsi brevi e orientati al lavoro una preparazione di buon livello qualitativo.

A dispetto dell’utenza, in parte costituita da situazioni difficili e di disagio sociale, la formazione Iefp si è costantemente evoluta adottando metodologie didattiche innovative con una flessibilità non sempre riscontrata nei sistemi formativi statali. Si è cosi arrivati partendo dalla qualifica professionale triennale al quarto anno con il rilascio del Diploma di formazione professionale e alla riorganizzazione dei sistemi formativi con l’implementazione di un “sistema duale” che sta dando risultati eccellenti dal punto di vista dell’occupabilità dei giovani.

Il sistema dell’istruzione statale e quello della Iefp sono rimasti sempre però distinti e indipendenti quando non addirittura in contrapposizione ed è questo forse uno dei limiti più penalizzanti per l’intero panorama formativo. Un ragazzo che inizia il percorso di Iefp non può, se non attraverso difficili percorsi di integrazione stabiliti e autorizzati caso per caso, arrivare a un diploma di scuola media superiore e all’accesso al sistema terziario (università e Its), mentre lo scambio di esperienze didattiche e i rapporti tra i due tipi di formazione sono sempre stati molto limitati e a volte ostacolati da una sorta di pretesa “gerarchia del sapere” che ha portato le scuole statali a non considerare con sufficiente interesse quanto realizzato dai centri di formazione professionale.

Proprio nell’intento di contribuire all’integrazione dei due sistemi e in funzione del progressivo richiesto trasferimento delle funzioni – tra le quali quella dell’istruzione – dal sistema nazionale alle Regioni, l’Assessorato alla Istruzione Formazione e Lavoro della Regione Veneto ha intrapreso una serie di iniziative che si stanno attuando attraverso strumenti operativi come la costituzione di reti territoriali integrate di orientamento e la attuazione di Poli Tecnico Professionali. Questi ultimi, previsti già da alcuni anni – il decreto istitutivo è del 2013 – dalla normativa nazionale assumono particolare importanza soprattutto per la struttura e il modello che si è inteso dar loro, configurandoli come reali centri di coordinamento dei progetti legati alla formazione in ambito regionale nelle varie aree tecnologiche legate al sistema produttivo. Si è pensato cioè a un numero molto limitato di poli (uno per ogni area tecnologica) che possa agire, anche poi articolandosi in gruppi di lavoro territoriali, nel quale le logiche legate ai particolarismi sia geografici che di tipologia di sistema formativo siano assolutamente secondarie rispetto a una visione globale tesa a evitare sovrapposizioni e a integrare in un unico sistema livelli e tipologie formative.

Si sono costituiti e hanno appena iniziato a operare otto Poli Tecnico Professionali che proprio per la loro natura di coordinamento e integrazione dei sistemi coinvolgono sia scuole secondarie superiori pubbliche, sia istituti di Iefp, ma anche fondazioni Its e università, amministrazioni pubbliche, associazioni datoriali e imprese. In questo panorama è venuto naturale pensare di sfruttare la positiva esperienza dei già costituiti e operanti partenariati delle fondazioni Its, ponendo a coordinamento di ciascuno dei poli una fondazione Its operante in Veneto. Gli Its, infatti, già da qualche anno operano con tutti i citati attori nell’ambito della formazione superiore riuscendo a far collaborare realtà molto diverse.

Le attività previste per i poli sono molte e importanti e un semplice elenco può risultare riduttivo, ma può dare un’idea citare gli ambiti della formazione dei formatori, dell’integrazione dei sistemi di laboratori didattici e dell’apertura degli stessi alle aziende con la creazione di centri di trasferimento tecnologico, della collaborazione con le reti di orientamento integrate e con i sistemi di alternanza scuola lavoro e della formazione continua dei lavoratori, dello studio di sistemi di “passerelle” tra istruzione statale e Iefp con il possibile accesso dalla Iefp al sistema terziario professionalizzante degli Its attraverso lo strumento già previsto dalla legge 107/2105 di un corso Ifts di integrazione.

Come si può desumere da quanto esposto, l’integrazione e la razionalizzazione dei sistemi formativi è argomento complesso e molto deve essere ancora investito in risorse umane e finanziarie, ma prima di esse e alla base di tutto, deve essere ben chiara una visione di assieme che risponda alle istanze collettive del territorio e del sistema nazionale. In Veneto buone basi in questo senso sono state poste.

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