Riforma pensioni 2019/ Tria annuncia verifiche Inps e Mef su Quota 100 (ultime notizie)

La riforma delle pensioni con Quota 100, insieme al reddito di cittadinanza, verrà sottoposta a verifiche da Inps e Mef per capire quanto costeranno realmente

04.12.2018, agg. il 05.12.2018 alle 09:05 - Lorenzo Torrisi
Furlan_Cisl_Lapresse
Annamaria Furlan (Lapresse)

TRIA ANNUNCIA VERIFICHE INPS E MEF

Ieri sera, di ritorno da Bruxelles, Giovanni Tria ha parlato davanti alla commissione Bilancio della Camera, spiegando quello che il Governo farà per cercare di giungere a un accordo con la Commissione europea in grado di evitare la procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese. Secondo quanto riporta il sito di Rainews, il ministro dell’Economia ha detto che “la prima  delle opzioni è capire, visto che reddito e pensioni non hanno ancora disegni definitivi, è vedere se ci sono spazi, attraverso simulazioni di Inps e Mef, e se da una definizione maggiore di queste misure richiederanno meno risorse di quelle stanziate nel Fondo, la successiva decisione sarà  come usare queste maggiori risorse a riduzione del deficit”. In buona sostanza, si tratterà di quantificare il reale costo della riforma delle pensioni con Quota 100 e del reddito di cittadinanza. Tria ha anche dovuto chiarire di aver dato disponibilità per un’informativa e non per un’audizione, cosa che ha spinto le opposizioni a lasciare la Commissione in segno di protesta.

DAMIANO CHIEDE PROROGA APE SOCIAL

Cesare Damiano chiede ancora al Governo, nell’ambito della riforma delle pensioni 2019, di prorogare l’Ape social, altrimenti ci rimetteranno “i lavoratori che appartengono alle categorie che svolgono attività gravose e che hanno raggiunto i 63 anni di età, ai quali vengono richiesti 36 anni di contributi per poter andare in pensione. Infatti, per poter usufruire di Quota 100, “dovranno aspettare 2 anni per arrivare a 38 anni di contributi, ma intanto saranno arrivati ai 65 anni di età”. “I disoccupati, i disabili e coloro che convivono con un familiare portatore di handicap: con 63 anni di età potrebbero andare in pensione con soli 30 anni di contributi, anziché i 38 previsti da Quota 100. In questo caso opteranno per la pensione di vecchiaia a 67 anni, 4 anni di attesa in più, e dovranno rinunciare a qualsiasi forma di flessibilità. Verranno riconsegnati alla legge Fornero da parte di chi dichiara di volerla superare. Un paradosso”, segnala l’ex ministro del Lavoro, secondo cui “per le donne va anche peggio. Nel caso di una lavoratrice che sia disoccupata e madre di 2 figli, i contributi sufficienti a 63 anni con l’attuale Ape sociale sono 28. Anche in questo caso dovranno passare altri 4 anni per arrivare alla pensione di vecchiaia a 67 anni di età”.

BORGHI: FONDI NON VERRANNO USATI TUTTI

Al termine dell’Eurogruppo, Pierre Moscovici ha fatto sapere che Bruxelles non sta “mettendo in discussione la riforma sulle pensioni” del Governo italiano, ma punta al rispetto del Patto di stabilità e di crescita da parte del nostro Paese. Intanto nel corso della puntata di “Quarta Repubblica” trasmessa ieri da Rete 4, Claudio Borghi Aquilini ha specificato che per il momento i fondi stanziati per Quota 100 e reddito di cittadinanza sono rimasti invariati, aggiungendo di ritenere “che non verranno usati tutti perché, anche soltanto partendo un po’ più tardi nel corso dell’anno, anche perché al momento non c’è ancora la scrittura delle norme che disciplinano le pensioni e il reddito di cittadinanza, quindi non potrebbe partire dal 1 gennaio. I conti si fanno in fretta: 16 miliardi diviso 12 vuol dire 1 miliardo virgola 333 ogni mese, quindi anche semplicemente partendo il 1 di marzo e distribuendo tutte le risorse tra tutta la platea, cosa non molto realistica, vuol dire un risparmio di 2,6-2,7 miliardi, che sarebbe sufficiente per arrivare al 2,2%”.

CASTELLI CONTRO CALENDA

Laura Castelli va all’attacco di Carlo Calenda, che aveva criticato la riforma delle pensioni nella parte dedicata agli assegni di cittadinanza. “Pur di attaccare il Governo, Calenda inventa una sua proposta di pensione di cittadinanza che non ha nulla a che vedere con la realtà. Il reddito e le pensioni di cittadinanza sono indirizzati alle situazioni di difficoltà economica e non vengono erogati sulla base del reddito dichiarato dalle singole persone, bensì sulla base dell’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) che serve a valutare la situazione economica delle famiglie e riguarda l’intero nucleo familiare di appartenenza”, scrive la sottosegretaria all’Economia sulla sua pagina Facebook. “La platea di pensionati che possono beneficiare della pensione di cittadinanza è composta da circa 500 mila persone e integrare queste pensioni fino a 780 euro al mese costa circa 1 miliardo di euro a regime”, aggiunge la pentastellata, secondo cui “l’unico obiettivo di Calenda e soci è cercare di convincere gli italiani che il Cambiamento non sia possibile, perché ci costerebbe troppo”.

CIDA PRONTA ALLA PIAZZA

Il Governo intende varare, insieme alla riforma delle pensioni con Quota 100, un contributo di solidarietà sugli assegni sopra i 4.500 euro netti al mese che potrebbe arrivare anche al 20% dell’importo. Contro questo intervento la Cida è già pronta a scendere in piazza. Il Presidente Giorgio Ambrogioni spiega infatti in un’intervista al Sole 24 Ore che insieme ad altre associazioni di rappresentanza ha chiesto a Lega e M5s di tornare sui propri passi, sopratutto perché “il taglio delle pensioni medio-alte è privo di interesse pubblico ed è incostituzionale, viola i limiti fissati dalla Consulta di eccezionalità, proporzionalità e transitorietà. Reiterare il contributo di solidarietà due anni dopo la fine del precedente contributo rappresenta una violazione dei principi sopra esposti”. Ragione per cui “siamo pronti a mobilitarci a Milano nei prossimi giorni”. Ambrogioni specifica comunque che Cida non è contraria a un intervento solidaristico, ma che questo andrebbe fatto “attraverso la leva fiscale, non con interventi spot e discriminatori per l’attuale classe dirigente in pensione e per quella in procinto di ritirarsi dal lavoro”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI FURLAN

Annamaria Furlan è convinta che Quota 100 rappresenti un passo in avanti nella riforma delle pensioni, ma inadeguato tuttavia a far fronte alle “esigenze delle donne le cui carriere lavorative sono caratterizzate da un tasso di discontinuità maggiore rispetto agli uomini. La segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan lo rileva commentando l’analisi del nuovo numero del “Barometro”, a cura del Centro studi ricerca e formazione della Cisl, nel quale si parla proprio delle proposte in campo previdenziale del Governo. La sindacalista spiega quindi che “la nostra proposta intende favorire le donne inserendo all’interno delle regole del pensionamento lo sgravio di un anno di contributi per ciascun figlio allo scopo di riequilibrare il montante contributivo delle lavoratrici”.

Furlan promette comunque un’analisi di Quota 100 con “un giudizio più compiuto non appena ne conosceremo gli aspetti più precisi. Solo allora potremo valutare con più compiutezza le convenienze reali rispetto allo strumento che comunque rappresenta un ulteriore opzione all’uscita dal mercato del lavoro e riscontra una proposta che già nel 2015 prevedeva la piattaforma pensionistica del sindacato”. Per la numero uno della Cisl resta comunque importante rifinanziare “l’opzione donna, garantire anche per il 2019 e per gli anni successivi la possibilità di accesso all’Ape sociale, garantire l’apertura di un confronto sul tema della pensione contributiva di garanzia per i giovani e della previdenza complementare, valorizzare ai fini pensionistici il lavoro di cura, adeguando le pensioni in essere attraverso forme perequative non penalizzanti per i pensionati e le pensionate”, oltre che “l’accesso al pensionamento con 41 anni di contributi a prescindere dall’età”.

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