Riforma pensioni/ Salvini: primo provvedimento sarà su Legge Fornero (ultime notizie)

Riforma pensioni, ultimissime. Salvini: primo provvedimento sarà su Legge Fornero. Tutte le novità e le news sui principali temi previdenziali di oggi, 19 febbraio

18.02.2018 - Lorenzo Torrisi
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SALVINI: PRIMO PROVVEDIMENTO SULLA LEGGE FORNERO

Matteo Salvini, ospite del Forum Live Ansa-Facebook, è tornato a ribadire che il primo provvedimento che intende adottare nel caso di vittoria alle elezioni è la cancellazione della Legge Fornero, visto che quella del sistema previdenziale “ormai non è più solo una questione politica. L’emergenza è tornare a far circolare il lavoro, per i giovani che altrimenti scappano e per chi ha diritto a godersi la pensione”. “Pensioni e lavoro, poi per carità ci sono tante altre cose da fare, ma il primo atto sarebbe quello”, ha chiarito il leader della Lega. “Sulla Fornero ho letto analisi preoccupate, ma io sono strasicuro che quanto fatto negli ultimi anni ha avuto effetti disastrosi”, ha poi aggiunto, spiegando che con il dimagrimento dello Stato sono possibili diverse misure inserite nel programma elettorale.

QUOTA 41, RACCOLTE QUASI 53.000 FIRME PER LA PETIZIONE DEI PRECOCI

Non manca nei programmi elettorali la promessa di introdurre la Quota 41 per consentire a chi ha un’anzianità contributiva di 41 anni di poter accedere alla pensione indipendentemente dall’età anagrafica. Tuttavia i lavoratori precoci hanno continuato a raccogliere le firme a sostegno della discussione alla Camera del ddl Damiano, che comprende, oltre alla Quota 41, la flessibilità pensionistica a partire dai 62 anni. Negli ultimi giorni è stato raggiunto il traguardo delle 50.000 firme. Carmen Reitano, che ha dato il via alla petizione on line, ha fatto sapere che grazie alla circa 46.000 firme online e alle oltre 6.700 raccolte in forma cartacea nelle piazze, si è arrivati a quasi 53.000 adesioni. A questo punto si potrà far arrivare al nuovo Parlamento un chiaro messaggio da parte dei cittadini. Meglio essere preparati visto che non è detto che le promesse elettorali possano diventare realtà.

DAMIANO SULLA LEGGE FORNERO

Cesare Damiano, Presidente (uscente) della Commissione Lavoro alla Camera ha provato a fare un attimo il punto della situazione sul fronte pensioni a riguardo delle “promesse” dei principali partiti su tema previdenziale. In particolare, nonostante lo strappo candidature con Renzi (non si trova candidato l’ex ministro, ndr), Damiano rivendica le scelte del Pd di questi ultimi anni, contro “le battaglie mediatiche” da campagna elettorale di tutti gli altri partiti. Spiega il dem a Pensioni Oggi: «Adesso tutti vogliono abolire la legge Fornero, anche il centrodestra di Berlusconi e Salvini che ha introdotto il meccanismo ‘infernale’ dell’innalzamento dell’età pensionabile (collegato all’aspettativa di vita) e il cumulo oneroso che costringeva a versare due volte i contributi pensionistici per avere un’unica pensione. Noi abbiamo nuovamente reso gratuito il cumulo e bloccato l’innalzamento dell’età della pensione a chi svolge lavori usuranti e pesanti». Secondo Damiano inoltre la legge Fornero il Pd l’ha già ampiamente e profondamente modificata «con le 8 salvaguardie degli esodati, con l’APE sociale e con l’abolizione delle penalizzazioni per chi va in pensione prima dei 62 anni. Da lì ripartiamo per continuare nelle modifiche a una legge del Governo Monti profondamente ingiusta nei confronti dei lavoratori». Nel tracciare i primi obiettivi per l’eventuale prossime governo di centrosinistra, Damiano ha fissato «rendere strutturale l’APE sociale (che scade alla fine di quest’anno), realizzare la nona e conclusiva salvaguardia degli esodati, proseguire la sperimentazione di Opzione Donna e consentire l’accesso alla pensione con 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età pensionabile». 

DI MAIO RILANCIA LE PROPOSTE M5S

Le proposte del Movimento 5 Stelle sono chiarissime nelle modalità, molto meno nelle coperture (come del resto le altre forze politiche, un tema assai “tripartisan”): di certo però i punti su cui fonderà il suo eventuale governo Luigi Di Maio, dal punto di vista di pensioni e welfare anziani, si chiamano pensione di cittadinanza e “minime”. In un comizio tenuto ieri a Torino davanti alla folla radunata dal sindaco Chiara Appendino, il giovane leader politici M5s ha ribadito che «Noi proponiamo un programma che vi faccia svegliare la mattina e che vi faccia percepire il miglioramento. Cosa significa migliorare la qualità della vita? Prima di tutto lasciarvi in pace. Non serve una legge per ogni questione che riguarda i cittadini. Non facciamo l’elenco delle leggi da fare, facciamolo di quelle da abolire». Scendendo nelle pieghe, la pensione di cittadinanza andrà a colmare, secondo Di Maio, le “carenze” previdenziali che annose colpiscono i pensionati e i lavoratori italiani. Per quanto riguarda la proposta sulle “pensioni minime” invece, si riconferma la quota di 780 euro a singolo anziano che segue il reddito di “dignità” che verrà consegnato ad ogni cittadino mentre ancora è in condizione di lavorare (il famoso reddito di cittadinanza). (agg. di Niccolò Magnani)

LE PROPOSTE CONFESERCENTI

Confesercenti ha messo a punto “10 proposte per il nuovo Governo”. L’ottava riguarda le pensioni, in quanto “gli interventi di aggiustamento della Fornero – in particolare per quanto riguarda anticipo pensionistico e meccanismo di adeguamento all’età media – hanno escluso clamorosamente i lavoratori autonomi. Un problema che, per i commercianti, si somma a quello degli esodati: centinaia, forse migliaia, di imprenditori che hanno rottamato la licenza e, per un contrasto di normative tra Inps e Camere di Commercio, si trova senza pensione e senza lavoro”. Non mancano infatti casi di commercianti che si sono visti negare il diritto di accedere al prepensionamento mediante la rottamazione della licenza. Un problema che Confesercenti definisce “gigantesco, che riguarda una platea potenziale di migliaia di imprenditori, e che nasce da una confusione normativa: i tempi indicati per la richiesta di accesso al beneficio non corrispondono a quelli concessi dalle camere di commercio per la chiusura dell’attività”.

Fortunatamente “basterebbe una norma specifica ed il problema sarebbe risolto”. La Confederazione che riunisce imprese del commercio, del turismo e del terziario propone anche  di “introdurre un sistema efficace che permetta l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, favorendo l’uscita dei lavoratori più anziani particolarmente necessaria per le Pmi”. Di fatto una staffetta generazionale. Presentando le proposte, Patrizia De Luise, Presidente nazionale di Confesercenti, ha evidenziato che c’è scetticismo da parte delle imprese rispetto alle tante promesse che stanno emergendo dalla campagna elettorale.

APE SOCIAL, IN 14.000 ANCORA IN ATTESA DEL PAGAMENTO

Mentre ha preso ufficialmente il via l’Ape volontario, l’Inps avrebbe accolto solamente circa 28.000 domande di Ape social sulle complessive 85.000 presentate nel 2017, “lasciandone per ora nel limbo di un’ulteriore istruttoria l’11% (quasi 10 mila)”. Lo scrive Repubblica, segnalando anche che al 5 febbraio, inoltre, la metà di quelle accolte ancora non è stata pagata e circa 14.000 persone stanno attendendo di ricevere il primo assegno della prestazione cui hanno diritto. Il quotidiano romano segnala anche che sono ferme le domande di Ape social per le 4 nuove categorie di lavori gravosi individuate dalla Legge di bilancio. Il Presidente dell’Inps Tito Boeri ha spiegato che non ci sono ancora le indicazioni legislative necessarie e solo dopo che saranno rese disponibili “le domande dovranno essere reinoltrate e, se accettate, i pagamenti saranno retrodatati”.

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