RIFORMA PENSIONI/ Boeri boccia il ritorno di quelle di anzianità (ultime notizie)

Riforma pensioni, ultimissime. Tito Boeri boccia il ritorno di quelle di anzianità. Tutte le novità e le news sui principali temi previdenziali di oggi, 5 febbraio

04.02.2018 - Lorenzo Torrisi
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BOERI CONTRO IL RITORNO DELLE PENSIONI DI ANZIANITÀ

Tito Boeri è tornato a parlare di riforma delle pensioni, bocciando le proposte elettorali che mirano alla cancellazione della Legge Fornero. Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, il Presidente dell’Inps ha sipiegato che “l’abolizione della pensione anticipata e il ritorno all’anzianità con 40 anni di contributi o con il meccanismo delle quote avrebbe un costo aggiuntivo attorno ai 15 miliardi l’anno, con un’incidenza sul debito pensionistico implicito di 85 miliardi, vale a dire cinque punti di Pil, che finirebbero sulle spalle delle generazioni più giovani”. Boeri ha anche dato un’indicazione sul costo di una pensione da mille euro per le casalinghe, considerando la platea di quelle che hanno tra i 60 e i 65 anni: in 5 anni verrebbero spesi circa 10 miliardi di euro. Se poi si decidesse di bloccare l’adeguamento dei requisiti pensionistici all’aspettativa di vita, allora ci sarebbero altri costi importanti da sostenere.

SALVINI SUGLI EFFETTI DI QUOTA 100

Matteo Salvini è tornato a parlare di cancellazione della Legge Fornero, chiarendo ancora una volta che la sua idea è quella di tornare al sistema delle quote, così da consentire il pensionamento a chi può raggiungere 100 sommando gli anni di contributi e l’età anagrafica. Parlando a Non è l’Arena non ha parato di Quota 41, che dovrebbe comunque far parte della sua proposta di riforma delle pensioni, ma ha spiegato a Massimo Giletti che questo nuovo sistema pensionistico, sommato alla flat tax, farà aumentare l’occupazione, diminuire l’evasione fiscale, portando quindi a una crescita dell’economia e a un incremento del gettito fiscale. Dunque per le casse pubbliche non ci sarebbe problemi. Anche perché nel caso delle pensioni si tratterebbe di dare agli italiani i soldi che hanno versato coi loro contributi durante la carriera lavorativa.

REDDITO DI CITTADINANZA M5S E LA POLEMICA SULLA FORNERO

Dopo l’intervento di ieri a Otto e Mezzo con Lilli Gruber sui principali temi della campagna elettorale, non sono in pochi che imputano al Movimento 5 Stelle di avere proposte sui vari nodi, dalle pensioni al lavoro fino alle tasse, ben poco realizzabili. Lorenzo Fioramonti, candidato M5s e possibile “ministro dell’Economia” in un ipotetico Governo grillino, ha sostenuto ad un certo punto della trasmissione che il reddito di cittadinanza potrebbe risolvere sul lungo tempo tanti mali dell’economia italiana, pensioni in primis. Più posti di lavoro, le imprese maggiormente invogliate ad assumere a tempo indeterminato, meno debito pubblico e aumento per le pensioni minime (con l’abolizione delle pensioni d’oro): secondo Fioramonti, il progetto eversivo dei Cinque Stelle vede l’introduzione di tale reddito di cittadinanza per poter rilanciare e “sconvolgere” l’economia in stallo. E dunque si attacca la Fornero per poter rilanciare con una nuova forma previdenziale il sistema pensioni in Italia: come e quando sia realizzabile, per ora, non è per nulla spiegato. (agg. di Niccolò Magnani)

SIBILIA (M5S), ECCO COME SUPERARE LA LEGGE FORNERO

Ha parlato ieri sera a LabTv uno dei membri più in vista del Movimento 5 Stelle anche in questa campagna elettorale verso il 4 marzo e ha inevitabilmente parlato anche di pensioni, come spunto per attaccare il Pd e il centrodestra in questa bagarre verso le Elezioni. «Oggi viviamo in un paese in cui la pensione sembra essere un miraggio», ha spiegato Sibilia tra i più acerrimi “pasionari” dei grillini; «Quali sono le intenzioni del MoVimento 5 Stelle è chiaro: quota 41, quota 100, pensione di cittadinanza e abolizione delle pensioni d’oro sono le chiavi per superare la Fornero» ha spiegato ancora il candidato M5s, spiegando come tutti i passati governi hanno sempre promesso di tagliare le pensioni d’oro e alzare le minime, senza essere mai riusciti a farlo per davvero. (agg. di Niccolò Magnani)

PRESIDENTE TOR VERGATA ECONOMIA: “CONFUSI TUTTI I PARTITI”

Raggiunto dal sito Formiche.net, ha parlato di tutti i maggiori problemi della campagna elettorale odierna il professore emerito di Economia politica all’Università Tor Vergata di Roma, Luigi Paganetto. È docente alla Scuola nazionale dell’amministrazione e presidente della Fondazione Tor Vergata Economia; e sulle pensioni ha le idee piuttosto chiare. «“La Lega ripete di voler abolire la legge Fornero. In effetti si può discutere se aumentare l’età di uscita dal mondo del lavoro sia un’opzione vincente – sottolinea – anche perché in tal modo aumenta l’età media degli occupati e dunque diminuisce la produttività ma bisogna pensare a un sistema che consenta di evitare l’allungamento dell’età pensionabile», spiega Paganetto, contestando a tutti i partiti, non solo la Lega, le poche idee chiare sulle proposte e il sistema pensionistico dei prossimi anni. «Dire solo di voler abolire l’attuale legge non basta, sennò voto per il ‘no’ ma non so a cosa dico ‘sì’»; in generale, secondo il professore esperto, domina sempre un’esigenza. «Occorre pensare a un progetto per cui il bilancio annuale dello Stato abbia una parte dedicata a temi che si ripetano anno dopo anno in modo che il partito o la coalizione che governeranno nella prossima legislatura forniscano una scelta strategica di fondo sennò non riusciamo a capire dove va il Paese». (agg. di Niccolò Magnani)

LA RELAZIONE DELLA CORTE DEI CONTI SULL’INPS

La fine della legislatura non ha consentito di portare a termine la riforma della governance dell’Inps, dopo che la commissione Lavoro della Camera era riuscita a mettere a punto una proposta di modifica dell’ordinamento e della struttura organizzativa sia l’Istituto nazionale di previdenziale sociale che l’Inail. Ora però la Corte dei Conti chiede che dopo le elezioni il nuovo Parlamento si occupi del tema, anche perché la situazione patrimoniale dell’Inps è peggiorata. Repubblica riporta alcuni stralci della relazione della Corte dei Conti, secondo cui “il susseguirsi di risultati economici negativi si riflette sulla progressiva erosione del patrimonio netto che si attesta a fine esercizio su un importo di poco meno di 78 milioni e che passa in territorio negativo in sede di assestamento del bilancio di previsione 2017”.

La Corte stessa riconosce però che “la situazione patrimoniale dell’Inps tornerà ad attestarsi su un saldo, tra poste dell’attivo e del passivo, in deciso miglioramento per effetto della disposizione contenuta nella legge di Bilancio per il 2018 che, attraverso una ‘sistemazione’ dei rapporti finanziari dell’Istituto con lo Stato, riconosce la natura di trasferimento a titolo definitivo dei debiti per anticipazioni alla gestione previdenziale per un importo di circa 59,455 miliardi e la compensazione di crediti e debiti per circa 29,423 miliardi”. Il quotidiano romano spiega anche che secondo la Corte “dal lato ordinamentale resta attuale la necessità di una riforma della governance dell’Inps che parta dalla revisione di funzioni e compiti dei tre principali organi – di indirizzo e vigilanza, di rappresentanza legale dell’ente, di indirizzo politico-amministrativo – che, insieme al direttore generale, compongono quel particolare assetto duale disegnato dal legislatore per gli enti previdenziali pubblici”.

LE RICHIESTE DEL MOVIMENTO OPZIONE DONNA

In vista delle prossime elezioni politiche, nei giorni scorsi il Movimento Opzione donna ha diffuso il suo programma per le donne. Le amministratrici del Movimento Lucia Rispoli e Teresa Ginetta Caiazzo, segnalano la necessità di risolvere urgentemente la questione della previdenza femminile. Per questo, “noi continuiamo a chiedere, come abbiamo fatto finora, la proroga di Opzione donna al 2018 come diritto che è stato negato alle donne perché si giunga al più presto alla sua necessaria approvazione”, si legge nel documento. Inoltre, aggiungono Rispoli e Caiazzo, “riteniamo altresì indispensabile che venga introdotta e regolamentata una stabile flessibilità nell’accesso alla pensione delle donne che garantisca in maniera permanente la possibilità per esse di uscire dal mondo del lavoro non oltre i sessant’anni”.

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