Riforma pensioni/ Il punto di Boeri su Lega e M5S (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, ultimissime. Il punto di Tito Boeri su Lega e M5S. Tutte le novità e le news sui principali temi previdenziali di oggi, 19 marzo

Sito Inps in tilt 1 aprile
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IL PUNTO DI BOERI SU LEGA E M5S

Tito Boeri interviene su lavoce.info parlando della divisione politica e sociale dell’Italia, manifestatasi nel voto del 4 marzo. Secondo il Presidente dell’Inps, Lega e Movimento 5 Stelle hanno dei punti d’incontro su cosa disfare, come la Legge Fornero, ma non invece su quali interventi mettere in campo. “È perciò impossibile per loro governare stabilmente insieme ed è probabile che il loro modo di interpretare il disagio economico fortifichi una divisione Nord-Sud che renderà il Paese ingovernabile per molto tempo”, evidenzia Boeri, secondo cui “il reddito di cittadinanza dei 5 stelle ha fatto breccia tra i disoccupati, che in larga misura sono concentrati al Sud. La flat tax della Lega favorisce i lavoratori e i pensionati del Nord, dove i salari e le pensioni sono più alti in termini nominali rispetto al Sud, ma comprano meno che nel Mezzogiorno perché il costo della vita è molto più alto”.

GRILLO: RIFORMA PENSIONI NECESSARIA

Le parole di Beppe Grillo in un’intervista a Repubblica rilanciano un’ipotesi di un’alleanza di Governo tra Lega e Movimento 5 Stelle. Il comico genovese ha infatti detto: “La politica oggi è priva di narrazione, non ha un linguaggio contemporaneo, è noiosa, inconcludente. Tra vent’anni saremo una nazione di vecchi e nessuno ci pensa: tutti a chiedersi chi fa il presidente, chi il ministro, chi il premier. Servono riforme, risorse, a cominciare dalle pensioni. Un anziano ha un costo annuo superiore allo stipendio annuale di suo figlio. Dobbiamo pensare a questo, a cosa fare non alle poltrone”. Anche Matteo Salvini ha indicato come prioritaria una riforma delle pensioni e i programmi dei due partiti sul tema sono simili. Vedremo se dunque potrà nascere un’alleanza Lega-M5S proprio a partire dalle pensioni.

LE PROPOSTE DELLA MELONI SULLE PENSIONI D’INVALIDITÀ

Prosegue lo stretto legame tra politica e riforma pensionistica verso un nuovo governo che nelle prossime settimane potrebbe sostituire il duo Gentiloni-Padoan: tra questi il Centrodestra di Salvini, Berlusconi e Meloni non ha certo le idee chiare su termini e “provvedimenti” da lanciare nei primi mesi del probabile governo (ma neanche il Movimento 5 Stelle, che ancora non ha ben chiarito il piano pensioni per affrontare la crisi previdenziale di gravissimo livello). In particolare, con Salvini che ancora oggi a Domenica Live promette di voler smontare in ogni pezzo la legge Fornero e Berlusconi che invece “frena”, giungono nuove proposte verso le prossime scadenze economiche e previdenziali dalla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. «Subito al lavoro per gli italiani: noi, prima ancora che si insedi il Parlamento, abbiamo presentato le prime 6 proposte. C’è la flat tax e l’altra grande questione che per anni abbiamo in Parlamento è il principio sacrosanto per il quale lo stato non può in nessun caso spendere per un immigrato richiedente asilo più di quanto spende per un pensionato sociale italiano, ovvero 480 euro al mese, mentre ne servano 1.125 euro per un immigrato clandestino, così noi risparmiamo subito almeno 2 miliardi di euro». Sul fronte assegni di invalidità, il raddoppio di queste pensioni è all’ordine del giorno per un possibile “monocolore” centrodestra (che al momento però non avrebbe i numeri): «costa meno di un miliardo di euro e ci mettiamo un milione in più per la lotta ai falsi invalidi. Vogliamo aiutare le forze dell’ordine con stipendi adeguati e più personale, con risorse prese dai beni confiscati alla mafia. Infine vogliamo eliminare il tetto all’uso del contante, che non c’è in altre nazioni vicine a noi». (agg. di Niccolò Magnani)

LITE INPS-ADEPP SUL CUMULO: PARLA BOERI

Il Sole 24 ore questa mattina riporta la risposta piccata di Tito Boeri alla lite-discussione in atto tra Inps e Adepp che avrebbe chiesto di sbloccare le procedure per il cumulo delle pensioni maturate in differenti gestioni. Secondo il presidente dell’Inps la vicenda e la richiesta è del tutto ingiustificata, «non è l’Istituto Previdenziale pubblico (finanziato con i soldi dei contribuenti) a farsi carico di un costo che è oggettivamente di competenza di tutti gli Enti coinvolti nella procedura», scrive Boeri sul quotidiano economico milanese. Il vero braccio di ferro tra Inps e Adepp, spiega ancora il Sole 24 ore, riguarda il costo di gestione delle pratiche, che l’Inps quantifica in 65 euro a pensionato (da dividere tra gli enti interessati), «un costo che per le Casse di previdenza dei professionisti non è dovuto, dato che è la legge ad imporre la gestione del cumulo all’Inps», scrive il quotidiano di Confindustria. A quel punto allora Boeri scriva una lettera indirizzata a tutti i lavoratori delle casse professionali, spiegando loro e chiedendo di «rivolgere un appello alle vostre Casse di appartenenza, chiamandole alla responsabilità e alla ragionevolezza, per raggiungere al più presto un accordo sul punto». In conclusione, ancora Boeri aggiunge «Noi siamo pronti a firmare la convenzione con qualsiasi Cassa che voglia riconoscere il proprio contributo per i costi di gestione». (agg. di Niccolò Magnani)

PENSIONI D’ORO: LA MOSSA DI DI MAIO

Mentre si sta cercando di provare una formazione di governo “stabile”, il tema delle pensioni d’oro viene di nuovo tirato in ballo dal candidato premier del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, che tra i primissimi provvedimenti che vorrebbe attuare per il prossimo governo vede proprio la battaglia contro gli assegni dorati e i vitalizi di parlamentari e politici. Dal 2012 le pensioni dei parlamentari sono calcolate con il sistema contributivo come quelle di tutti gli altri lavoratori normali ma sono alte per il semplice fatto che la retribuzione è alta: «Ma le differenze che restano – tipo la possibilità di andare in pensione dopo due legislature a 60 anni – non giustificano una campagna moralizzatrice», spiega Il Manifesto questa mattina nell’analizzare la mossa di Di Maio che vuole sì abolire i vitalizi ma non “subito”. La priorità è il lavoro per il M5s e quell’avversario battagliato per anni – la casta – potrebbe essere congelato al momento per permettere la nascita di un governo di più ampio consenso e far cominciare per davvero questa legislatura. Come giustamente ricordano i colleghi del Manifesto ancora, il taglio dei privilegi secondo Di Maio potrebbe essere deciso senza una legge, «dall’ufficio di presidenza: questo è vero solo per le pensioni, non certo per i vitalizi». (agg. di Niccolò Magnani)

LE ALTERNATIVA ALL’APE AZIENDALE

L’Ape aziendale rappresenta un’opportunità in più per accedere al pensionamento anticipato, ma richiede un accordo tra lavoratore e impresa, la quale si deve far carico di un costo non indifferente relativo al versamento di contributi aggiuntivi all’Inps, di modo che una volta effettivamente in quiescenza il lavoratore non riceva un assegno più basso di quello che avrebbe ricevuto rimanendo a lavoro. Secondo quanto scrive Il Sole 24 Ore, “l’Ape aziendale deve essere preso in considerazione raffrontandolo con almeno altre due alternative”. La prima riguarda i lavoratori che hanno meno di 63 anni e che non siano distanti dal traguardo della pensioneanticipata. In questo caso si può risolvere consensualmente il rapporto di lavoro con diritto alla Naspi per 24 mesi “con la relativa copertura contributiva figurativa”. A chi mancano più di 24 mesi per la pensione anticipata si può “conferire un’incentivazione all’esodo che sia utilizzata per il versamento dei contributi volontari”.

La seconda alternativa è la chiusura del rapporto di lavoro dipendente con l’accompagnamento alla pensione di anzianità contributiva del lavoro con un rapporto autonomo o parasubordinato “che non interferisca con eventuali quote retributive delle pensione maturate nel Fondo pensione lavoratori dipendenti, grazie alle novità introdotte dal nuovo cumulo contributivo”. Il quotidiano di Confindustria segnala che per quei dipendenti che hanno almeno 63 anni e grandi anzianità contributive, “l’Ape aziendale – il cui costo è deducibile per l’impresa – si configura almeno fino al 2019 come uno strumento da valutare all’interno delle politiche di esodo”.

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