RIFORMA PENSIONI/ Quota 41, esodati e Opzione donna: le parole di Walter Rizzetto (ultime notizie)

Riforma pensioni, ultime notizie. Quota 41, esodati e Opzione donna: le parole di Walter Rizzetto. Tutte le novità e le news sui principali temi previdenziali di oggi, 9 marzo

09.03.2018 - Lorenzo Torrisi
Pensioni_Fornero_Cartello_Lapresse
Lapresse

LE PAROLE DI WALTER RIZZETTO

Intervistato da pensionipertutti.it, Walter Rizzetto ha detto di augurarsi che sia possibile formare una coalizione di governo capace di portare anche a una svolta nelle pensioni, vista anche una certa assonanza nelle proposte di Lega e Movimento 5 Stelle sul superamento della Legge Fornero. “Quando si lavora sui temi condivisi va sempre bene, esce sempre qualcosa di buono. Ma mi pare che il M5S, come detto, sia attratto più da coloro che hanno distrutto il nostro welfare che da noi”, ha detto il deputato (rieletto) di Fratelli d’Italia, aggiungendo che “il loro papabile ministro del Lavoro parla di superamento graduale, noi di controriforma; io parlo ancora, ma mi pare di essere quasi l’unico oltre allo schieramento che rappresento, di Opzione Donna, esodati, Q41 precoci, quindicenni, norma antidelocalizzazioni e salario minimo. La mia destra è una destra sociale”.

LA SVIZZERA PENSA A INTERVENTO SUI PENSIONATI ALL’ESTERO

Tito Boeri nei mesi scorsi aveva detto, sollevando non poche polemiche, che forse bisognava intervenire sulle pensioni erogate agli italiani all’estero, che in molti casi godono di regimi fiscali più convenienti. La stessa idea ce l’hanno in Svizzera e swissinfo.ch segnala che a livello politico è nata la proposta di tassare alla fonte le pensioni versate all’estero, che rappresentano circa un terzo di quelle totali.  “Alcuni dei beneficiari dell’AVS non pagano tasse, ad esempio quelli residenti nella Repubblica Dominicana. Inoltre, ricevono assegni familiari perché hanno figli a carico”, ha evidenziato Peter Hegglin, senatore del Canton Zugo del Partito popolare democratico. In passato c’erano state proposte sul tema, ma non si sono mai concretizzate. Se però il dibattito andasse avanti in Svizzera potrebbe essere ripreso anche in Italia.

IL PASSAGGIO DALLA PENSIONE DI INABILITÀ A QUELLA DI VECCHIAIA

La sentenza della Corte di Cassazione risale al 18 gennaio scorso, ma può essere utile ricordarlo anche adesso, come fa pensionioggi.it: la pensione di inabilità previdenziale non si trasforma d’ufficio in pensione di vecchiaia al compimento dell’età pensionabile. I giudici hanno accolto il riscorso dell’Inps che in primo grado e in Appello si era visto condannato dato che un pensionato invalido abruzzese, titolare di pensione di inabilità, aveva chiesto al compimento dell’età prevista, la trasformazione della pensione di inabilità in pensione di vecchiaia, pur non avendo il requisito minimo di 20 anni di contribuzione. L’uomo voleva infatti far valere il periodo di godimento della pensione di inabilità come possibilità di valorizzare figurativamente i contributi. La Corte di Cassazione ha anche ricordato che anche quando il pensionato abbia i requisiti anagrafici e contributivi richiesti, la trasformazione dalla pensione di inabilità non opera automaticamente, ma occorre che venga presentata la domanda di trasformazione.

LA PROPOSTA DELLA FAST-CONFSAL

La Federazione autonoma dei sindacati dei trasporti aderente alla Confsal ha presentato una proposta per superare la Legge Fornero, che si muove lungo due direttrici. La prima riguarda il contrasto all’evasione contributiva, che mette a rischio l’equilibrio dei conti previdenziali.  “A questo scopo, accanto ad una riforma che riduca il peso degli obblighi contributivi, introduca l’accertamento con adesione come nel campo tributario, semplifichi gli adempimenti per le imprese ed elimini il sistema delle micro-norme associate a super sanzioni che mette in ginocchio le piccole aziende, è necessario ipotizzare una sorta di pacificazione contributiva, che chiuda il contenzioso pregresso”, si legge in un comunicato della Fast.

La seconda direttrice riguarda un intervento sulla struttura contabile dell’Inps, visto che i bilanci dell’Istituto nazionale di previdenza sociale continuano a far registrare pesanti passivi che vanno a erodere il patrimonio, richiedendo altresì l’impiego di risorse pubbliche per evitare il peggio. “Considerato che il sistema previdenziale registra un sostanziale equilibrio tra entrate ed uscite (e il saldo sarà ancora più positivo se si interviene sul terreno occupazionale), mentre la spesa per le prestazioni assistenziali e praticamente fuori controllo, serve una scelta seria e coraggiosa: separare l’assistenza dalla previdenza”, richiesta quest’ultima, avanzata anche dai tre principali sindacati confederali, ovvero la Cgil, la Cisl e la Uil, e che quindi meriterebbe di trovare accoglimento.

I CONTI CHE BLOCCANO M5S E LEGA

Secondo Paolo Pillitteri, “fare i conti di ciò che si è speso e di ciò che si spenderà, di ciò che si può fare e di ciò che è stato sbagliato o improvvido fare”, sarebbe compito di tutte le forze politiche, specie di quelle che hanno presto più voti alle elezioni. Dunque, “al di là della flat tax, qualsiasi governo che ci attende dovrà inevitabilmente smentire non pochi di quei giuramenti compiuti coram populo nelle piazze del 4 marzo”, comprese quelli sulle pensioni. Questo perché, spiega l’ex Sindaco di Milano in un articolo su L’Opinione delle Libertà, il sistema pensionistico è in “fortissimo squilibrio”. “Lo scorso anno i lavoratori hanno versato 220 miliardi di contributi previdenziali, ma l’Inps ha pagato 411 miliardi tra pensioni e politiche assistenziali. E i miliardi che mancano? Semplice: sono stati immessi nel sistema previdenziale prelevandoli dalle imposte pagate dagli italiani”. Dunque, “altro che pensioni minime a mille euro. Per non parlare del reddito di cittadinanza. E fermiamoci qui coi conti della serva. E il Paese di balocchi promesso il 4 marzo? Non c’è”.

I commenti dei lettori