I NUMERI/ Its, le scuole da “espandere” per creare lavoro

I dati contenuti nel Monitoraggio nazionale Indire 2018 sugli Istituti tecnici superiori contengono delle indicazioni davvero interessanti. Ce ne parla GIORGIO SPANEVELLO

20.04.2018 - Giorgio Spanevello
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(LaPresse)

Gli Its (Istituti tecnici superiori), scuole post-diploma professionalizzanti, istituiti con il Dpcm 25-01-2008 e operanti dal 2010, sono annualmente valutati dal Miur, con uno studio effettuato dall’Indire, che raccoglie i dati forniti dalle varie fondazioni relativamente a cinque indicatori principali: attrattività, occupabilità, partecipazione attiva, professionalizzazione, reti interregionali. I dati contenuti nelle 216 pagine del “Monitoraggio nazionale Indire 2018” sul sistema Its, presentato nei giorni scorsi al Miur, indicano che il sistema di istruzione terziaria professionalizzante sta crescendo e si sta consolidando a livello nazionale, pur evidenziando alcune criticità sulle quali dovranno essere posti in atto interventi correttivi.

Il rapporto risulta particolarmente importante perché sulla base della graduatoria finale, i corsi che raggiungono il livello di 70 punti su 100 ottengono un finanziamento premiale il cui ammontare corrisponde al 30% dello stanziamento nazionale ordinario. In poche parole, le fondazioni che ottengono i migliori risultati vengono premiate con maggiori finanziamenti, seguendo una logica di valorizzazione delle eccellenze che raramente si riscontra nel sistema formativo nazionale.

Il rapporto presentato riguarda i corsi terminati nel 2016 e viene stilato con più di un anno di ritardo rispetto al termine dei corsi, dovendo tenendo conto del dato fondamentale: la occupabilità dei diplomati a 12 mesi dal diploma. Il dato principale è quello del numero di percorsi monitorati che sono passati dai 63 del 2015 ai 113 del 2018 con un numero di diplomati che dai 1098 del 2015 è arrivato ai 2193 del 2018. Siamo quindi di fronte a un sistema che nel corso di 4 anni è riuscito a raddoppiare il numero dei percorsi e dei diplomati, risultato particolarmente importante in vista di un ulteriore incremento spinto dalla necessità di preparare tecnici specializzati soprattutto nel campo delle nuove tecnologie 4.0. 

Se poi si vanno a vedere i dati di occupazione a 12 mesi, si passa dagli 860 occupati del 2015 (78,3%) ai 1810 del 2018 (82,5%), con una distribuzione tra contratti a tempo determinato e indeterminato che si è mantenuta costantemente attorno al 50% per ognuna delle categorie. La distribuzione degli occupati su base regionale vede, senza grande sorpresa, nella Lombardia (412), nel Veneto (328) e nell’Emilia Romagna (224), le regioni con più diplomati Its occupati a 12 mesi, mentre se si vanno a confrontare i dati degli ultimi quattro anni si nota un trend crescente in quasi tutte le regioni.

Altro dato interessante è la provenienza dei docenti, che per normativa Its deve essere superiore al 50% per quanto riguarda i docenti provenienti dal mondo del lavoro e delle professioni, percentuale che però le fondazioni hanno costantemente incrementato a partire dal 65,3% del 2015 fino al 68,9% del 2018. Se poi si prende in considerazione la graduatoria dei corsi realizzata computando per ogni corso i risultati relativi ai cinque indicatori citati, si riscontra che sui 113 percorsi ce ne sono 64 (56,6%) in area verde (70-100 punti), dei quali 55 accedono alla premialità avendo anche soddisfatto i valori soglia di 17 diplomati e 15 occupati a 12 mesi, 23 (20,3%) in area grigia (60-70 punti), 13 in area gialla (50-60 punti) e 13 in area rossa (sotto i 50 punti). Da notare che la normativa statale prevede la chiusura del percorso dopo tre annualità in fascia rossa. 

I dati citati testimoniano della buona qualità generale dell’offerta Its in quanto la somma delle due prime fasce raggiunge quasi l’80% dei percorsi, mentre il numero relativamente basso dei percorsi in zona rossa è pur sempre un indicatore di attenzione che suggerisce immediati interventi correttivi o in alternativa la chiusura del percorso. A una prima lettura della graduatoria generale si nota poi che nelle prime 10 posizioni ci sono ben 8 corsi (10 nei primi 20 posti) che afferiscono all’area tecnologica del Sistema Meccanica. La motivazione è legata al fatto che i tecnici formati sono particolarmente richiesti dalle aziende di un settore in grande ripresa e che quindi il dato sull’occupabilità dei diplomati, che conta con un peso del 40% sulla valutazione globale, diventa determinante.

I corsi che accedono alla premialità sono 55, pari al 48,6% del totale, e sono distribuiti geograficamente 41 nelle regioni del Nord (spicca il Veneto con 13 percorsi premiati su 18 portati a termine), 11 in quelle del Centro e 3 in quelle del Sud. Paradossalmente, ma il dato non appare nel rapporto Indire, sono proprio i percorsi del Veneto che ricevono come finanziamento pubblico “pro corso” (Miur+Regione) la quota più bassa in assoluto (152.000 euro) contro finanziamenti che in tutte le altre regioni si attestano attorno ai 250.000-300.000 euro. 

Quest’ultima indicazione porterebbe a pensare che non sempre la qualità del servizio è strettamente legata ai finanziamenti disponibili e che l’efficienza e la bontà di un modello a volte possono portare risparmi senza intaccare la qualità del servizio. D’altra parte, una disparità di finanziamento di simili proporzioni, indicativa anche di un non sempre facile rapporto tra Miur e Regioni sulla gestione degli Its, non ha ragione di esistere (soprattutto alla luce dei risultati) e dovrà essere riequilibrata.

La fotografia degli Its che appare delineata dai dati del rapporto è quella di un sistema, che pur tra le fragilità dovute alla relativa gioventù, si sta strutturando con azioni di qualità. Nondimeno si dovranno porre in atto azioni importanti a livello di sistema (Miur-Regioni) per consentire alle fondazioni di moltiplicare i percorsi e di giungere in tempi rapidi ai numeri che il sistema produttivo nazionale sta chiedendo a gran voce. 

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