SPILLO/ Il regalo di Pasqua sulla disoccupazione per il nuovo Governo

- Giancamillo Palmerini

A ridosso della Pasqua sono state pubblicate le linee di indirizzo relative alla politiche attive. Saranno utili nel contrasto alla disoccupazione. GIANCAMILLO PALMERINI

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Lapresse

Il Jobs Act, come noto, opera, nel disegno del legislatore, in tre diverse direzioni: nuove regole contrattuali (e di licenziamento), più corposi ammortizzatori sociali per chi esce dal tessuto produttivo e, se non soprattutto, efficaci politiche attive per il lavoro per essere vicino a chi deve entrare/rientrare nel mercato del lavoro. Con riferimento in particolare a questo ultimo, ma cruciale, elemento nella legge delega, il Governo era stato chiamato ad attenersi ad alcuni principi e criteri direttivi per la definizione della disciplina di dettaglio.

Nello specifico era prevista, come elemento cardine della riforma renziana, l’istituzione di un’Agenzia nazionale per l’occupazione, l’Anpal, con competenze gestionali in materia di servizi per l’impiego, politiche attive e Aspi e il rafforzamento delle funzioni di monitoraggio e valutazione delle politiche e dei servizi pubblici e privati, in una prospettiva di maggiore sinergia anche con gli operatori del terzo settore e dell’istruzione, al fine di rendere più efficace le capacità d’incontro tra domanda e offerta di lavoro del sistema.

Alla luce di questo nuovo assetto si prevede, infatti, la (ri)definizione dei criteri per l’accreditamento e l’autorizzazione dei soggetti che operano sul mercato del lavoro e la definizione, potremmo dire finalmente, dei livelli essenziali delle prestazioni nei servizi pubblici (anche se erogati da soggetti privati) per l’impiego.

In questo quadro di riferimento il decreto attuativo della delega (il 150 del 2015) ha previsto, previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni, l’elaborazione di linee di indirizzo triennali, ma con obiettivi annuali, in materia di politiche attive con particolare riguardo alla riduzione della durata media della disoccupazione, ai tempi di servizio e alla quota di intermediazione tra domanda e offerta di lavoro nonché alla specificazione dei livelli essenziali delle prestazioni che dovranno (finalmente) essere erogate su tutto il territorio nazionale. Queste sono state, quindi, pubblicate a ridosso della Pasqua per il triennio 2018-2020.

Il passaggio era certamente molto atteso dagli operatori del settore e dai cittadini potenziali beneficiari. Negli ultimi mesi, infatti, molto spesso, e da più parti, si è detto che, probabilmente, la grande mancanza del Jobs Act era stata l’incapacità di mettere in campo politiche attive all’altezza della sfida che con la riforma ci si poneva. Un altro passo verso la giusta direzione sembra così essere stato fatto. Da quanto realizzato dovrà, inoltre, su un tema, peraltro molto sensibile a livello elettorale, ripartire anche l’esecutivo che (forse) verrà e che, probabilmente, proprio sul tema del lavoro misurerà la propria capacità di governo.

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