LAVORO E POLITICA/ L’assegno per i disoccupati “ereditato” da Lega e M5s

Finalmente è entrato a regime l’assegno di ricollocazione nazionale: una misura importante che resterà in eredità al nuovo Governo. GIANCAMILLO PALMERINI

16.05.2018 - Giancamillo Palmerini
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L’assegno di ricollocazione, la più significativa innovazione in materia di politiche attive del lavoro prevista dal Jobs Act, consiste in un servizio personalizzato, erogato da un Centro per l’impiego o da un soggetto accreditato pubblico o privato scelto dal disoccupato, per la ricerca di nuova occupazione volto al reinserimento nel mondo del lavoro in tempi brevi delle persone senza lavoro e beneficiarie della Naspi (la nuova disoccupazione) da almeno 4 mesi.

L’importo erogato varia da un minimo di 250 a un massimo di 5.000 euro, a seconda del tipo di contratto alla base del rapporto di lavoro e del grado di difficoltà per ricollocare il disoccupato (profilo di occupabilità). L’importo viene, quindi, riconosciuto non alla persona disoccupata, ma al soggetto erogatore che ha fornito il servizio. Solo (o per meglio dire prevalentemente), però, a risultato occupazionale acquisito. L’assegno di ricollocazione, come già detto, può essere “speso” sia presso un Centro per l’impiego, sia presso un soggetto presente nell’Albo nazionale dei soggetti accreditati a livello nazionale o regionale.

Una prima sperimentazione partita a marzo 2017 ha, o perlomeno avrebbe dovuto farlo, coinvolto circa 30 mila persone. Accanto alla misura nazionale si sono affiancate, come sempre accade quando si parla di politiche del lavoro, quelle regionali in una competizione a mettere in campo la misura più innovativa. A titolo meramente esemplificativo si può citare l’esperienza toscana, che accanto all’assegno di ricollocazione ha previsto l’erogazione di un’indennità di partecipazione alle politiche previste dall’assegno, proporzionata alla durata delle stesse, in favore dei soggetti privi di strumenti a sostegno del reddito e un incentivo all’occupazione, che può essere richiesto dai datori di lavoro che assumono i soggetti coinvolti nel percorso di reinserimento. In pochi giorni sono state presentate quasi settemila domande tanto che è stato necessario prevedere una rimodulazione del finanziamento.

In questo quadro è entrato, finalmente, a regime due giorni fa, dopo una serie di rinvii, l’assegno di ricollocazione nazionale. Nei prossimi mesi vedremo quale sarà l’efficacia dello strumento e se questo riuscirà a dare le risposte che il legislatore, quando lo ha previsto con il Jobs Act, si aspettava. È da auspicarsi che anche il nuovo governo giallo-verde (o quale sarà la sua colorazione finale) guardi con attenzione a quando si realizzerà implementando i punti di forza della misura e, altresì, ne evidenzi le criticità.

La grande riforma dei Centri per l’impiego prospettata e il reddito di cittadinanza, infatti, presuppongono la capacità del sistema di mettere in campo politiche di ricollocazione efficaci in grado di aiutare soprattutto chi è stato più duramente colpito dalla crisi ed è ai margini del nostro, peraltro difficile, mercato del lavoro.  

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