RIFORMA PENSIONI 2018/ I costi per la Quota 100 a 62 anni (ultime notizie)

Riforma pensioni 2018, ultime notizie. I costi per la Quota 100 a 62 anni. Tutte le novità e le news sui principali temi previdenziali di oggi, 18 settembre

17.09.2018 - Lorenzo Torrisi
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L'Aula di Montecitorio (LaPresse)

I COSTI DI QUOTA 100 A 62 ANNI

La scorsa settimana Matteo Salvini ha lanciato l’ipotesi di una riforma delle pensioni che preveda Quota 100 a partire dai 62 anni. Secondo le stime di Tabula, la società di consulenza di Stefano Patriarca, tale misura costerebbe 13 miliardi di euro, ma Claudio Durigon, sottosegretario al ministero del Lavoro, secondo quanto riporta Lapresse la pensa in modo diverso. “Leggo 13 miliardi, ma non è sicuramente questo il costo effettivo di quota 100-62. Considerate che da uno studio fatto dall’Inps quota 100 libera veniva 14 miliardi, quindi 62 (con il limite minimo di 62 anni ndr) certo non può essere questa la cifra. Siamo intorno ai 6/8 miliardi per il primo anno. Questo è il costo effettivo di quota 100”, una cifra che sarebbe vicina a quella che si potrebbe stanziare, stante i vincoli di bilancio, nella prossima manovra per il capitolo pensioni.

DI MAIO: NON CI SARANNO PENSIONI SOTTO I 780 EURO

Luigi Di Maio torna a ribadire l’importanza delle pensioni di cittadinanza. “D’ora in poi non ci deve essere più nessun pensionato che prende meno di 780 euro al mese”, ha detto, secondo quanto riportato da Mf-Dow Jones, il ministro del Lavoro parlando a margine di un incontro in Assolombarda. Il leader del Movimento 5 Stelle fa quindi capire che nella riforma delle pensioni che si sta mettendo a punto per la Legge di bilancio ci dovrà essere un aumento delle minime. “Ci sono dei pensionati minimi che in questo momento prendono 400 euro di pensione. A loro stiamo dicendo: tutti coloro che vivono sotto la soglia di povertà, 780 euro al mese, e prendono la pensione, devono avere almeno 780 euro al mese”, “questo è il nostro obiettivo e sta nella legge sul reddito di cittadinanza che istituisce la pensione di cittadinanza”, chiarisce Di Maio.

LE PAROLE DI COTTARELLI SU QUOTA 100

Carlo Cottarelli, intervistato da Massimo Giannini nella trasmissione Circo Massimo in onda su Radio Capital, ha commentato l’ipotesi di una riforma delle pensioni all’insegna di Quota 100. “Sarebbe bello andare in pensione prima, il problema rimane quello del finanziamento. Perché se tassi di più tassi i giovani. Esiste un vincolo di bilancio che va al di là delle regole europee”, ha detto l’ex commissario alla spending review, aggiungendo che dal suo punto di vista degli aggiustamenti alla Legge Fornero andrebbe fatti, “ma non la cambierei totalmente. Purtroppo è stata necessaria”. Cottarelli, a proposito dell’intera Legge di bilancio cui sta lavorando il Governo, ha detto che è difficile tenere il deficit all’1,6% del Pil se si vogliono approvare misure di riforma delle pensioni, introduzione della flat tax e del reddito di cittadinanza.

TRIA: NON SI PUÒ LUCRARE SULLE BADANTI

Oggi è in programma un vertice di Governo per fare il punto sulla Legge di bilancio. Sicuramente vi prenderà parte Giovanni Tria, che oggi ha parlato anche di pensioni, senza però fare riferimento alla riforma (anche se nei giorni scorsi aveva spiegato che era necessario portare dei correttivi alla Legge Fornero). Il ministro dell’Economia ha detto di aver sentito dire in alcuni ambienti che i contributi previdenziali versati dalle badanti “ci fanno comodo, ma non è questo l’approccio”. Secondo quanto riporta RaiNews, Tria ha sottolineato che “pensare di regolare i conti delle future pensioni lucrando sulle badanti non mi pare un approccio volto a risolvere i veri problemi”. Dal suo punto di vista, “il lavoro transnazionale richiede molti nuovi istituti, come la possibilità di avere un trasferimento continuo e regolato di tutti quei diritti previdenziali”.

DI MAIO SMENTISCE BRAMBILLA

Luigi Di Maio ha parlato oggi di riforma delle pensioni a margine del Micam, il salone internazionale della calzatura. Il ministro del Lavoro ha in particolare evidenziato che le pensioni di cittadinanza (che porteranno le minime a 780 euro) si faranno e che quanto ha detto Alberto Brambilla su di esse (“spaccano il sistema”) non rappresenta la posizione della Lega, dato che il provvedimento fa parte del contratto di Governo. Dunque l’ex sottosegretario avrebbe parlato a titolo personale, secondo Di Maio. Il quale ha anche ribadito che le promesse in tema di pensioni saranno mantenute, anche perché il superamento della Legge Fornero può portare a uno svecchiamento e quindi a un miglioramento della Pubblica amministrazione, in grado quindi di fornire dei servizi migliori ai cittadini. Nel tardo pomeriggio è previsto un vertice di Governo sulla Legge di bilancio dove probabilmente si discuterà anche di pensioni.

L’INGANNO DI QUOTA 100

Analizzando i dati Ocse su pensioni e istruzione, Francesco Bruno su Econopoly, il blog del Sole 24 Ore, segnala che nel nostro Paese “sarebbe auspicabile vedere l’istruzione e l’attenzione verso le future generazioni in cima alle priorità di qualsiasi Governo”. Invece, “ancora una volta, potrebbe essere privilegiato il sistema previdenziale”. L’avvocato evidenzia che così “si continua a perpetrare un inganno. In un sistema a ripartizione le pensioni erogate ogni mese vengono finanziate dai contributi versati dai lavoratori attuali (e dal supporto integrativo della fiscalità generale). Se i pensionati aumentano  e i lavoratori diminuiscono, la sostenibilità del sistema è a rischio”. “Tutto questo è abbastanza intuitivo, semplice da capire come la ‘Quota 100’, senza alcun paper, ma elettoralmente non paga. E questo fa tutta la differenza del mondo”, è la conclusione di Bruno.

RIFORMA PENSIONI, LA SOLUZIONE MONTECITORIO

La riforma delle pensioni in Italia per superare la Legge Fornero potrebbe essere all’insegna della “soluzione Montecitorio”. Ne parla dazebaonews.it, spiegando che alla Camera “il diritto a pensione anticipata è soppresso, al momento per un triennio. Al suo posto potranno accedere a pensione un numero prefissato di unità, per la precisione otto, per ciascuna delle quattro finestre pensionistiche previste. Accederanno quindi a pensione anticipata solo 32 dipendenti annui, precisamente i 32 con la maggiore anzianità contributiva”. Una misura che avrà i suoi primi effetti consistenti dal 2019. Adottare a livello nazionale la “soluzione Montecitorio” vorrebbe dire istituire “un automatismo correlato al numero di decessi di titolari di pensione nell’anno precedente”.

Il funzionamento viene spiegato con un esempio: “Ipotizziamo che quest’anno, nel 2018, vengano a mancare 500mila persone titolari di assegno pensionistico e che l’anno prossimo, nel 2019, 400mila persone non ancora pensionate compiano 67 anni e quindi possano accedere a pensione di vecchiaia. Sarebbero disponibili per il pensionamento anticipato 100mila posti, le 100mila persone con anzianità contributiva maggiore potrebbero quindi accedere a pensione”. Tuttavia questo numero potrebbe essere “modificato sulla base di alcuni parametri”. Per esempio, un importo medio delle nuove pensioni più basso di quello dei pensionati deceduti o un aumento del Pil che renderebbe possibile aumentare la quota di spesa pubblica destinata alle pensioni. Secondo l’autore dell’articolo, Amerigo Rivieccio, che lavora proprio alla Camera dei deputati, una riforma pensionistica del genere renderebbe superfluo il dibattito politico sul sistema pensionistico.

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