ILVA/ La tregua necessaria per Taranto e l’industria italiana

- Giuseppe Sabella

Potrebbe aprirsi una battaglia legale a Taranto sull’Ilva che potrebbe portare fino alla Consulta. Sarebbe però necessaria una tregua nell’interesse di tutto il Paese. GIUSEPPE SABELLA

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Impianti Ilva di Taranto (LaPresse)

Che il caso Ilva possa avere una lunga coda, è molto probabile. Che l’investimento sia fermato è quasi impossibile, stante anche il momentaneo esito della trattativa e dell’assegnazione, che è passata non solo attraverso Anac e Avvocatura dello Stato, ma anche dall’Antitrust Ue. Che però la nuova Ilva possa avere qualche serio contrattempo non lo possiamo escludere, viste le ferite ancora aperte e ciò che va agitandosi in particolare nella città dei due Mari. Succede, infatti, che l’ex procuratore di Taranto Franco Sebastio – l’uomo che per primo ha dichiarato e vinto la guerra contro Ilva, accertando la correlazione tra inquinamento e siderurgico e poi sequestrando l’impianto – accusa il governo di garantire al gruppo ArcelorMittal impunità per i reati contro il territorio.

Sebastio si riferisce a un comma previsto all’articolo 2 della legge del gennaio 2015, voluta quindi dal governo Renzi, che ha portato, al termine della gara, l’Ilva nelle mani di Arcerlor Mittal. Secondo Sebastio, ma anche secondo Angelo Bonelli, segretario dei Verdi, e Alessandro Marescotti, rappresentante di Peacelink, tale comma (“ai fini della valutazione delle condotte connesse all’attuazione dell’Aia e delle altre norme a tutela dell’ambiente, della salute e dell’incolumità pubblica le condotte poste in essere non possono dar luogo a responsabilità penale o amministrativa del commissario straordinario”) non è altro che un salvacondotto: ovvero, se nell’applicazione dell’Aia, e cioè l’autorizzazione ambientale, saranno commessi dei reati, questi saranno abbonati (va considerato il ruolo che l’amministrazione controllata continuerà ad avere nell’operazione di bonifica e di recupero ambientale).

Secondo Bonelli, oltretutto, Di Maio aveva posto come conditio sine qua non per chiudere la gara, l’abrogazione di questo articolo, ma ciò non è avvenuto. Quindi, sempre secondo il segretario dei Verdi, “esiste un’attività industriale che opera con la garanzia dell’immunità penale: ciò viola la Costituzione”. Ecco perché le associazioni ambientaliste hanno chiesto al giudice che dovrà decidere dell’archiviazione di invocare l’incostituzionalità.

Come la cosa possa evolvere non è di facile previsione; anche perché, al di là di leggi e accordi, la magistratura non resta indifferente allorquando si verificano agitazioni sociali pesanti. La sensazione è che il caso non sia ancora chiuso. È fondamentale, tuttavia, che si possa giungere a una tregua, questo nell’interesse della comunità tutta, per il Paese ma anche per Taranto, per cui la restart di Ilva non è una sconfitta ma una grande occasione. Quasi metà dell’investimento di Mittal infatti – in tutto sono 5 miliardi di euro – sosterrà l’intervento di recupero ambientale che, come dice lo stesso primo cittadino di Taranto Rinaldo Melucci, “non ha precedenti nella storia”.

Alle porte del Terzo Millennio, ci siamo accorti che l’industria è responsabile del dissesto ambientale; resta però l’unica soluzione che oggi abbiamo per porvi rimedio. E non vi sono dubbi, almeno sulla carta, che la nuova Ilva possa non solo essere più sostenibile, ma risolvere anche i danni fatti dalla precedente. Non si può ignorare il dramma che Taranto vive, le Istituzioni e gli attori sul territorio devono lavorare per calmierare questa situazione. La nuova Ilva è una sfida per il Paese intero, è una sfida che possiamo vincere e che ci può rendere migliori, non soltanto sul piano industriale.

Twitter: @sabella_thinkin

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