Riforma pensioni/ Chi guadagna e chi perde con Quota 100 (ultime notizie)

Settimana prossima arriverà il decreto con la riforma delle pensioni all’insegna di Quota 100, che non aiuta le donne, se non impiegate nel settore pubblico

12.01.2019, agg. alle 17:16 - Lorenzo Torrisi
Damiano_Cesare_Lapresse
Cesare Damiano (Lapresse)

CHI GUADAGNA E CHI PERDE CON QUOTA 100

Intervenendo alla trasmissione L’aria che tira in onda su La7, Dario Galli ha voluto ricordare come la riforma delle pensioni con Quota 100 consentirà di lasciare il lavoro con 5 anni di anticipo rispetto alle regole attuali, senza tra l’altro che ci siano penalizzazioni sull’assegno che si andrà a incassare. Il viceministro dello Sviluppo economico ha infatti ricordato che è ovvio che restando di più al lavoro si incasserà una pensione maggiore, ma ciò indipendentemente da Quota 100. Un articolo di Repubblica ricorda comunque che con la riforma delle pensioni a rimetterci saranno le donne, perché mediamente durante la vita lavorativa versano 25,5 anni di contributi. Di fatto quindi per loro è impossibile utilizzare Quota 100, salvo per quante lavorano nel pubblico. E anche Opzione donna, pur consentendo l’accesso alle pensione a 59 o a 60 anni richiede di averne 35 di contributi, senza dimenticare che comporta il ricalcolo contributivo dell’assegno. A essere più favoriti da Quota 100 sono invece gli uomini, specie se lavoratori nella grande industria al nord.

DI MAIO: NEL DECRETO INTERVENTO SU SINDACALISTI

Luigi Di Maio, intervenendo  agli Stati generali di consulenti del lavoro, ha spiegato che nel decreto relativo alla riforma delle pensioni con Quota 100 e al reddito di cittadinanza ci sarà spazio anche per una misura sulle pensioni dei sindacalisti. “Noi abbiamo dato un buon taglio alle pensioni d’oro, ma con il decreto del reddito avremo la norma che riporta alla normalità le pensioni dei sindacalisti, abbiamo avuto delle ingiustizie da rimettere a posto”, ha detto il vicepremier secondo quanto riporta il sito di Repubblica. Il leader del Movimento 5 Stelle ha anche detto che per quanto riguarda l’Inps “dobbiamo farla finita con l’uomo solo al comando”. “Se nell’Inps non entreranno coloro che i problemi reali li conoscono, anche nel consiglio di amministrazione, l’Inps resterà sempre sordo ai problemi reali. Serve più pluralità nell’Inps anche coinvolgendo le categorie professionali e questo consentirà di rilanciare l’istituto, superando il concetto di un uomo solo al comando”, ha aggiunto Di Maio.

LA SOLUZIONE PER GLI ESODATI

Mentre si parla di trappola nascosta nelle Quota 100, per via del fatto che la riforma delle pensioni non facilita l’uscita dal mondo del lavoro delle donne, c’è chi è certo che Quota 100 non potrà aiutarlo: gli esodati esclusi dalle otto salvaguardie finora approvate. Giovedì c’è stato un presidio davanti al ministero dello Sviluppo economico, che ha portato alla fine a un incontro di una delegazione dei manifestanti con Raffaele Fontana, Capo Segreteria del Sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon. Secondo il resoconto, pubblicato dal Comitato esodati licenziati e cessati e condiviso con il ministero, “non si è entrati nel merito delle soluzioni possibili” per risolvere il problema di circa 6.000 persone prive di stipendio e pensione, “ma è stato chiarito fin d’ora che, a prescindere dalle molteplici formule che potrebbero essere al fine adottate, la sostanza alla quale si tende non muta: traghettare 6000 persone fuori dalla palude nella quale sono impantanate con misure previdenziali e non assistenziali”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI DAMIANO

Il Governo ha rimandato l’approvazione del decreto relativo alla riforma delle pensioni con Quota 100 e al reddito di cittadinanza e secondo Cesare Damiano il Governo dovrebbe inserire nel testo anche “la nona e ultima salvaguardia degli esodati, che riguarda al massimo 6.000 lavoratori da anni disoccupati e senza pensione”. Secondo l’ex ministro del Lavoro, infatti, “se non si risolve questo problema mentre si propaganda il Reddito di cittadinanza, si creano nuovi poveri. Sarebbe contraddittorio. Anche per quanto riguarda l’Ape sociale, non è sufficiente il suo prolungamento: bisogna anche migliorare la normativa rimuovendo l’ostacolo che impedisce la sua fruizione ai disoccupati che, avendo i requisiti di 63 anni e 30 di contributi, non hanno utilizzato gli ammortizzatori sociali”. “Questa modifica, in parte, aiuterebbe a risolvere il problema della nona salvaguardia”, ha aggiunto.

Le parole di Damiano non sono però completamente piaciute al Comitato esodati licenziati e cessati, la cui coordinatrice Elide Alboni, in un post sulla pagina Facebook del Comitato stesso, ha evidenziato come gli esodati esclusi rivendichino, con la richiesta della nona salvaguardia, un diritto previdenziale, mentre l’Ape social rappresenta uno strumento di tipo assistenziale. Alboni ha fatto tra l’altro presente che solo una minima parte degli esodati esclusi potrebbe avere un beneficio dall’Ape sociale. Ma resta il fatto che non si può confondere una soluzione assistenziale con una di tipo previdenziale. Il Comitato resta comunque in attesa di precisazione o rettifica da parte dell’ex deputato dem.

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