RIFORMA PENSIONI E QUOTA 100/ La sfida in piazza tra Forza Italia e Lega (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Nella giornata di oggi, Forza Italia scende in piazza contro il Governo e la riforma delle pensioni. La Lega, invece, spiega Quota 100 ai cittadini

Sito Inps in tilt 1 aprile
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LA SFIDA IN PIAZZA SULLA RIFORMA

Nella giornata di oggi, Forza Italia scende in piazza, contraddistinguendosi con dei gilet azzurri, per protestare contro la manovra del Governo Conte, anche per quel che riguarda la riforma delle pensioni, che finisce per togliere delle risorse a chi è già in quiescenza tramite l’indicizzazione parziale degli assegni sopra i 1.500 euro al mese e il contributo di solidarietà per quelli di importo elevato. “Giù le mani dalle pensioni, giù le mani dal no profit. Sì – invece – ad un autonomia che sia di tutti e non soltanto di alcuni. Il nostro è un modo per dire a tutti gli italiani no a questa manovra. Si tratta di un qualcosa che non aiuta certo le imprese, pensionati, anziani, va ad aumentare le tasse e crea molto assistenzialismo. Da qui a qualche anno vedremo quanto sarà aumentato il debito pubblico”, sono le parole della senatrice forzista Sandra Lonardo riportate da ilquaderno.it per promuovere la protesta a Benevento. Altrove, invece, per esempio a Viareggio, come spiega Il Tirreno, la Lega sarà presente con dei gazebo per ascoltare i cittadini e parlare loro della Quota 100.

GLI IMPORTI PREVISTI PER GLI ASSEGNI

Nel decreto relativo alla riforma delle pensioni è stato stabilito che chi maturerà i requisiti relativi a Quota 100 entro il 2021 potrà anche esercitare il diritto di andare in quiescenza nel periodo successivo al triennio di sperimentazione della misura. Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, però, sarebbe anche stato stabilito di limitare Quota 100 solamente a chi può vantare l’anzianità contributiva di 38 anni presso le gestioni dell’Inps. Dunque i professionisti sono esclusi dalla misura. Secondo quanto previsto dai tecnici del ministero del Lavoro, l’importo medio annuale che verrà incassato da chi utilizzerà Quota 100 sarà, per il 2019, pari a 28.300 euro per i lavoratori privati, 18.400 euro per quelli autonomi e 30.200 euro per i dipendenti pubblici. È stato anche previsto che i dipendenti pubblici che desiderino l’anticipo della loro liquidazione fino a 30.000 euro debbano farne esplicita richiesta. È stato inoltre calcolato che fino al 2021 saranno circa 3.500 persone all’anno a utilizzare il riscatto di periodi contributivi scoperti o relativi alla laurea.

QUOTA 41 E I SINDACATI

La notizia dell’elezione di Maurizio Landini a Segretario generale della Cgil fa ritornare in mente ad alcuni lavoratori precoci gli incontri con l’ex leader della Fiom in cui diceva di condividere la battaglia per una riforma delle pensioni che portasse a Quota 41. C’è quindi chi spera che il sindacalista ritenga importante arrivare a questo cambiamento del sistema pensionistico. Del resto anche le tre confederazioni che saranno in piazza il 9 febbraio per manifestare contro la manovra del Governo ritengono che la possibilità di andare in pensione dopo 41 anni di lavoro debba diventare realtà. Tuttavia tra i lavoratori precoci c’è poca fiducia nei sindacati, anche per via di come si sono comportati al momento del varo della Legge Fornero, che per loro ha cominciato a rappresentare l’allontanamento del traguardo pensionistico. Vedremo in ogni caso se la Cgil di Landini, la Cisl e la Uil porteranno avanti questa battaglia, che tra l’altro il Governo dice di condividere, anche se vuole introdurre la Quota 41 solo dal 2022.

LA BRUTTA SORPRESA PER LAVORI GRAVOSI

La riforma delle pensioni con Quota 100 rischia di portare una brutta sorpresa per chi svolge mansioni gravose o usuranti. Costoro, infatti, risultano esentati dall’aumento dei requisiti pensionistici previsto a partire dallo scorso gennaio. Tuttavia, come segnala pensionioggi.it, il decreto che a breve sarà pubblicato in Gazzetta ufficiale, introdurrà le finestre mobili trimestrali nel sistema pensionistico, “senza alcuna dispensa per gli addetti alle mansioni gravose od usuranti. Di conseguenza il combinato disposto delle due normative rischia di peggiorare leggermente il quadro previdenziale per questi soggetti che lo scorso anno avevano a fatica ottenuto la dispensa. Un esempio basta a chiarire la questione. Senza il decreto un addetto a mansioni gravose con 42 anni e 10 mesi di contributi maturati il 15 gennaio 2019 avrebbe conseguito il primo rateo pensionistico il 1° febbraio 2019. In quanto la normativa vigente non prevedeva l’applicazione di finestre mobili. Con il decretone il medesimo lavoratore continuerebbe a maturare il diritto a pensione il 15 gennaio 2019 (viene congelata la speranza di vita) ma il primo rateo pensionistico maturerebbe dal 1° aprile 2019, atteso lo scatto delle finestre mobili”.

NIENTE QUOTA 100 PER LE CASSE PROFESSIONALI

Ignazio Ganga ha preso parte al Consiglio generale della Cisl AbruzzoMolise che si è riunito a Francavilla al Mare e ha parlato anche della riforma delle pensioni con Quota 100. Secondo quanto riporta ekuonews.it, il Segretario confederale della Cisl ha spiegato che “Quota 100 rappresenta una modalità di accesso flessibile alla pensione per tutti i lavoratori privati e pubblici, ma non è una risposta al lavoro delle donne e dei lavoratori discontinui, infatti non è utilizzabile dalle Casse professionali”. Inoltre, ha fatto sapere che “il Governo ha ignorato la nostra proposta di accreditare un anno di contribuzione in più alle donna per ogni figlio”. Per l’esecutivo resta la richiesta di un nuovo incontro specifico sulla previdenza, nel frattempo Ganga ha ribadito che la Cisl sarà in piazza il 9 febbraio, insieme a Cgil e Uil, per manifestare contro la manovra, perché è “assolutamente ingiusto che di nuovo ad essere penalizzati siano i pensionati e, inoltre, la Finanziaria non sostiene quello di cui ha concretamente bisogno il Paese: investimenti in formazione, ricerca e innovazione, sblocco della infrastrutture materiali e sociali, in particolare la sanità e l’istruzione”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI DEL CARLO

Ad Alessandro Del Carlo non sfugge un dettaglio della riforma delle pensioni varata dal Governo con la manovra, che comprende anche il blocco parziale della rivalutazione per gli assegni sopra i 1.500 euro. “Con un’interpretazione un po’ maliziosa si potrebbe dire che con le risorse risparmiate si va a finanziare la cosiddetta quota 100. In sostanza ancora una volta si attinge alla spesa pensionistica per fare altre cose”, spiega il Presidente nazionale dell’Associazione nazionale pensionati della Cia in un’intervista a Dimensione Agricoltura. Dal suo punto di vista poi desta qualche timore l’aumento delle pensioni minime a 780 euro, che pure potrebbe andare a favore degli ex lavoratori dell’agricoltura, che hanno assegni pensionistici piuttosto bassi.

Il perché è presto detto: “Si parla con insistenza di requisiti di reddito a cui dovrebbe fare riferimento anche la proprietà della casa di abitazione. Vorrebbe dire che chi ha lavorato e con sacrificio, risparmiando, si è comprato la casa, sarebbe escluso dall’aumento. In quella condizione si trovano i pensionati agricoltori, mezzadri, persone che hanno speso la vita lavorando per costruirsi la più elementare forma di sicurezza sociale; verrebbero sostanzialmente puniti”. Del Carlo esprime anche una certa perplessità sulla scelta di “intervenire sulle prestazioni pensionistiche in maniera confusa, mettendo assieme pensioni sociali, previdenziali o d’invalidità, senza tenere conto dei diversi percorsi lavorativi e contributivi”, perché tutto ciò “potrebbe dare luogo a risultati non proprio tendenti verso una reale giustizia sociale”.

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