Quota 100 e Riforma pensioni/ Pace contributiva massimo per 5 anni (ultime notizie)

Emergono nuovi dettagli su quella che dovrebbe essere la riforma delle pensioni con Quota 100, in attesa del varo definitivo del decreto sulla materia

06.01.2019, agg. il 07.01.2019 alle 08:42 - Lorenzo Torrisi
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PACE CONTRIBUTIVA MASSIMO PER 5 ANNI

Emergono nuovi dettagli su quella che dovrebbe essere la riforma delle pensioni con Quota 100, in attesa del varo definitivo del decreto sulla materia. Stando a quanto riporta Adnkronos, infatti, il requisito anagrafico, quello minimo di 62 anni, sarà collegato all’aspettativa di vita e dunque potrà aumentare tra due anni. Sempre a proposito di aspettativa di vita, è confermata la volontà di procedere al blocco del requisito per la pensione di anzianità, con 42 anni e 10 mesi (41 anni e 10 mesi per le donne) di contributi versati. Tuttavia bisognerà attendere tre mesi, una volta maturati i requisiti, per la decorrenza della pensione. Secondo quanto riporta Il Messaggero, sarà varata anche la pace contributiva. Dunque si potranno riscattare periodi non coperti da contribuzione (con un limite massimo di cinque anni). Tuttavia sembra che potranno utilizzare questo riscatto solo quanti non hanno anzianità contributiva precedente il 31 dicembre 1995 e che quindi sono interamente nel sistema contributivo.

UIL, “PENALIZZATO SETTORE PUBBLICO”

Secondo le prime reazioni al decreto sulle pensioni in arrivo in Parlamento, è il sindacato Uil a muovere le accuse più dure al Governo in merito al settore degli statali per quanto concerne i contenuti di Quota 100: «Quota 100 è un’utile soluzione per i lavoratori del nord e del settore pubblico, ma è meno efficace per quelli del centro-sud dove difficilmente si raggiungono i 38 anni di contribuzione ed è del tutto insufficiente per le donne», fa sapere in una nota ufficiale il segretario confederale Domenico Proietti, il quale fa anche notare come la Quota 100 non sia ormai più neanche da nominarla con quel termine «il sistema delle finestre mobili è un artificio appositamente istituito per non dover cambiare il titolo alla manovra che, di fatto, diventa quota 100 e 6 mesi per i privati e 101 per il pubblico» spiega l’esponente della Uil all’Ansa. Da ultimo, ancora Proietti rilancia sulle penalizzazioni del settore pubblico, avanzando «pesantemente penalizzato anche dal pagamento differito del tfs, una nuova gravissima e insopportabile ingiustizia per i dipendenti del settore i quali percepiranno la liquidazione anche dopo 7 anni dal pensionamento».

LE NORME PER GLI STATALI

Sul fronte dei lavoratori statali, le novità in merito alla riforma delle pensioni contenute nel decreto sulla Quota 100 non tardano ad arrivare: potranno infatti andare in pensione tutti coloro che matureranno la “quota 100” entro il 31 marzo, di fatto dal 1 luglio e non più dal 1 aprile come invece immesso nella bozza iniziale. Se invece la Quota 100 verrà maturata dai lavoratori statali dopo il 1 aprile, allora la pensione potrà arrivare solo dopo 6 mesi. Viene però confermata dal Governo la tempistica, sempre per i dipendenti statali, per l’accesso al Tfr come già contenuta nella riforma Fornero: «ne avranno così diritto in un arco di tempo al massimo di 5 anni. In altri termini, il dipendente pubblico riceverà la liquidazione nel momento in cui avrebbe maturato il diritto al pensionamento secondo le norme esistenti ossia 67 anni di età, o 42 anni e 10 mesi di anzianità contributiva», riportano le anticipazioni dell’Agi. (agg. di Niccolò Magnani)

SALE ANZIANITÀ CONTRIBUTIVA

Pubblicate le bozze del Decreto su Quota 100, pare che all’approdo in Parlamento sarà non più tardi dell’8 gennaio 2019, dunque davvero imminente: stando a nuove anticipazioni, ci vorranno più mesi di contributi versati per poter avere accesso alle pensioni anticipate. Infatti, come riporta l’Ansa, i requisiti salgono a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne: ricordiamo che in precedenza, l’anzianità contributiva richiesta era sostanzialmente di 42 anni e 1 mese per gli uomini e 41 anni e 1 mese per le donne. Secondo Repubblica, slitta anche qui al rialzo la “finestra” per poter accedere alle pensioni di anzianità: «chi matura i nuovi requisiti contributivi (42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne) consegue il diritto trascorsi tre mesi dalla data di maturazione. Chi ha maturato tali requisiti dal 1 gennaio scorso, conseguiranno tale diritto a partire dal 1 aprile». (agg. di Niccolò Magnani)

QUOTA 100 SCATTA IL 1 APRILE

Secondo le anticipazioni del Decreto Attuativo che dovrà di fatto istituire la nuova riforma delle pensioni, la cosiddetta “Quota 100” dovrà scattare dal 1 aprile 2019 (ricordiamo, ancora una volta, per tutti i pensionati con 62 anni di età e almeno 38 di contributi): la misura sperimentale messa a punto dal Governo gialloverde varrà per il triennio 2019-2021 e poi sarà successivamente adeguata alla speranza di vita (in aumento, secondo le statistiche, proprio dal 2021). Sempre secondo quanto anticipato dal Decreto, sono confermati Opzione Donna – per tutte le lavoratrici nate entro il 31 dicembre 1959 e per le autonome nate entro il 31 dicembre 1958 – e l’Ape Sociale: dopo invece le varie polemiche in merito ad un presunto commissariamento di Inps e Inail per poter avere “mano libera” nella organizzazione della Quota 100 e del Reddito di Cittadinanza (più volte il Presidente Tito Boeri si è dimostrato alquanto critico nei confronti di questo Governo), è giunta ieri una nota ufficiale del Ministero del Lavoro che smentisce tale ipotesi. «La norma che prevede il ritorno a un consiglio d’amministrazione non prevederà alcuna decadenza degli attuali vertici, le cui funzioni saranno riviste seguendo una logica di una gestione collegiale degli enti. Dal ministero non sarà presentata alcuna norma che ponga alcun commissario a capo dei due enti»: pare però che ritorni un Cda che “affianchi” il Presidente di Inps con almeno altri 5 componenti. (agg. di Niccolò Magnani)

RIFORMA PENSIONI, APPELLO PER GLI ESODATI

Il Comitato esodati licenziati e cessati sta condividendo sulla propria pagina Facebook una lettera aperta che uno dei loro iscritti, Giuseppe Moia, ha indirizzato al mondo politico, rivolgendosi a un generico parlamentare italiano. “Spero che hai trascorso un sereno Natale, festeggiato il nuovo anno con i tuoi famigliari.., Noi esodati è dal Natale 2011 che non abbiamo motivo di festeggiare, anzi quasi il Natale lo odiamo, perché proprio in quel periodo è cambiata in maniera tragica la nostra vita”. Il riferimento nel testo della lettera è alla Legge Fornero, che ha portato per molte persone, rimaste senza lavoro, a spostare in avanti il traguardo pensionistico. “Nessuno vuole spiegare perché si decide di non fare nulla, eppure le risorse finanziare per risolvere il problema c’erano, nessuno vuole che te ne fai una ragione, magari spiegando che ci sono persone più bisognose e meritevoli di te, che sei sfortunato, ma ti verrà fatto un monumento, perché col tuo sacrificio hai salvato l’Italia, hai salvato il futuro dei tuoi figli”.

Effettivamente per varare la nona salvaguardia per i circa 6.000 esodati ancora esclusi le risorse ci sono (i risparmi delle precedenti salvaguardie). È la conclusione di Moia è amara: “Certo, hai ragione parlamentare, perché devi ascoltare un esodato, quando ormai nessuno lo vuole ascoltare”. C’è da dire che non è mancato l’impegno di alcuni parlamentari per arrivare al varo della nona salvaguardia e che spetterebbe al Governo, che aveva promesso di aiutare gli esodati, trovare una soluzione al più presto.

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